L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 3 - 13 febbraio 2005 | |||||
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STREGHE E DIAVOLI Quanto influivano nel fenomeno ignoranza e fantasia popolare Il discorso sulle streghe e la stregoneria, tornato dattualità in seguito alla recente conferenza organizzata dallUniGualdo, e analizzato scientificamente dal prof. Carlo Palermo nel nostro numero precedente, è stato un fenomeno alimentato spesso dalle condizioni primordiali e di scarso spessore culturale in cui vivevano, specialmente nelle campagne, le popolazioni fino allinizio del XX secolo, prima che larrivo rivoluzionario dellilluminazione elettrica trasformasse in pochi decenni le condizioni di vita.
Si provi ad immaginare quali potevano essere le lunghe serate invernali, trascorse alla luce fioca del focolare, senza altro diversivo che la recita del rosario o, in alternativa, il favoleggiare con storie che, nel cerchio ristretto delle famiglie e relative conoscenze, erano poi sempre le medesime. E questo spiega come, se a volte dalla fantasia di qualcuno dei narratori poteva scaturire una storia diversa, era comunque sempre frutto del ristretto ambito culturale che la esprimeva. Così, in questo contesto, era normale che si finisse per favoleggiare di diavoli e di streghe e la suggestione poteva a volte trasformare in eventi favolistici anche normali fatti della vita quotidiana.
Ricordo a questo riguardo, di aver sentito narrare negli anni dellinfanzia, un episodio realmente accaduto agli inizi del 900, protagonista Peppe dei Cucciolini, il referente per la zona del sindaco Cajani, e uomo di fiducia presso il mulino Ribacchi, un ometto che era considerato uno dei saggi del paese.
Per la strada fra Vaccara e Palazzo Mancinelli, che attraversava allora una zona deserta, infossata rispetto al piano di campagna per effetto delle acque dilavanti che la trasformavano in un fosso durante i periodi di pioggia, ai cui lati correvano due siepi rigogliose con rovi che ad ogni stagione si allungavano sempre più verso il cielo e che, nelle giornate ventose, la tramontana faceva ballonzolare sopra la sede stradale ed i viandanti finché qualcuno con una falce ogni tanto non le spuntava, in una serata invernale Peppe si affrettava verso casa, fendendo il buio pesto, con la berretta calata sul capo e cercando di ripararsi dal freddo, stringendosi addosso la mantellina nera cimelio del servizio militare.
Rientrava dal lavoro presso il mulino, dopo aver consumato insieme ai padroni una cena sostanziosa ed irrigata da qualche bicchiere di buon vino. Si sentiva allegro, il tragitto era per lui usuale e fra qualche minuto sarebbe stato a casa dove lattendeva la moglie Finetta, sposata in seconde nozze. Giunto al bivio fra la strada dellAja cupa e quella che prosegue verso Vaccara, allaltezza dellattuale edificio scolastico, Peppe, assorto nei suoi pensieri, improvvisamente si sentì strappare dal capo la berretta, portata verso lalto da una forza invisibile, nonostante il suo rapido tentativo di afferrarla al volo ...
"Per tutti i Santi, il diavolo ..." urlò Peppe, un suo modo personale di imprecare ed invocare aiuto; poi di corsa via verso casa, dove ansimante riferì alla moglie che al bivio, dove raccontavano che in passato si andasse ad aspettare le streghe, lui aveva avuto un incontro indesiderato tanto che qualcuno, certamente il diavolo o una strega, gli aveva portato via il berretto.
Per farla breve, lindomani mattina, dopo aver sentito il racconto, uno dei familiari si recò nel luogo del misfatto e trovò la berretta ancora penzolante da un rovo della siepe che, per una folata di vento, laveva strappata dal capo del viandante la sera precedente.
E' un esempio di come in passato la fantasia popolare potesse autoprodurre i propri fantasmi.
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