L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 3 - 13 febbraio 2005 | |||||
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Il gonfalone eugubino attribuito a Raffaello Antefatto
Ha destato enorme interesse, e non poteva essere altrimenti, la recente attribuzione al giovane Raffaello (Urbino 1493 - Roma 1520) di uno stendardo processionale conservato nella chiesa di Santa Maria al Corso di Gubbio e che da circa tre anni è si trova in fase di restauro.
Il dipinto bifacciale raffigura Gesù porta croce tra i Santi Ubaldo e Francesco. Poco si conosce su di esso anche se appaiono più che verosimili le ipotesi formulate dal prof. Enzo Storelli e Paolo Salciarini i quali, rispettivamente, interpretano la figura di Cristo come Corpus Christi e riconducono la realizzazione dello stendardo alla confraternita del Corpus Domini di Gubbio, documentata fin dal 1494. La sede e la chiesa di questa confraternita si trovavano lungo la cosiddetta "strada dei Cavalieri", oggi via XX Settembre. Nella prima metà del XVII secolo nella chiesa fu eretta la Collegiata di Santa Cristina che si trasferì, nella seconda metà del Settecento nella chiesa di Santa Maria Nuova, e nel 1825 nella chiesa di Santa Maria al Corso. Soppresse le corporazioni religiose dopo lunità dItalia, molti beni della collegiata andarono dispersi. Altri rimasero nella chiesa. Non si sa bene quando ma ad un certo punto il palio dipinto da Benedetto Nucci nel 1574 che adornava una delle nicchie in stucco del presbiterio fu sostituito dal gonfalone in discorso.
Lattribuzione
Circa tre anni fa le restauratrici Tiziana Monacelli e Roberta Tironzelli hanno iniziato a far riemergere dal lato nascosto del gonfalone le figure originali, già ridipinte, e soprattutto quella che è stata portata come prova principale dellattribuzione a Raffaello dello stendardo, vale a dire il suo presunto monogramma. Infatti sul piviale di SantUbaldo, e solo su di esso, è ripetuta una sobria decorazione dorata costituita da due uccelli che si affrontano alternati ad un monogramma. Questi elementi grafici sono ripetuti molte volte, il monogramma - intero e parziale - addirittura più di venti.
Lipotesi attributiva a Raffaello è stata avanzata dalla dottoressa Giordana Benazzi, storica dellarte presso la Soprintendenza dellUmbria, con lausilio del paleografo dott. Massimiliano Bassetti. Nellimpossibilità di dare conto di tutti gli aspetti critici legati a questa discussa attribuzione, riferirò solo sul punto più appariscente, quello del monogramma. Il prof. Bassetti ne ha fornito la restituzione grafica, lha confrontata con le sigle note usate da Raffaello e si è dichiarato certo al 98% che quella è la firma del pittore urbinate. Secondo la sua ipotesi la sigla va sciolta come RAV o RAPhV, cioè Raphael Vrbinas.
Le obiezioni degli studiosi: la firma e lo stile
Sembra però legittimo affermare che la restituzione grafica del monogramma non solo si discosti significativamente dalle sigle note di Raffaello, ma che essa sia alquanto diversa anche da quella dipinta sul gonfalone.
Tutti gli studiosi locali (ad iniziare del sottoscritto, da Francesco Mariucci e da Ettore Sannipoli), ma non solo, che si sono pronunciati fino ad ora hanno concordemente affermato che il monogramma presente sul piviale di SantUbaldo non rappresenta la firma di Raffaello, bensì la sigla del patrono eugubino. Esso, infatti, può essere letto come VBAL o VBALD, il cui significato sembra inutile sottolineare. Quindi, per ricondurre il gonfalone alle mani del "divin pittore" ci si dovrà basare su elementi diversi dalla presunta firma dellurbinate. Le strade da percorrere dovranno essere necessariamente altre: quella stilistica, quella tecnica e quella documentaria. Punti, specie i primi due, ampiamente considerati e valutati nellipotesi attributiva formulata dalla dottoressa Benazzi. E ovvio però che su di essi è qui impossibile scendere nel dettaglio.
Tom Henry, studioso da lunga data di Raffaello, e James Beck, della Columbia University, hanno già espresso il loro scetticismo su questa attribuzione, contestando sia lelemento "portante" (la firma), sia lo stile pittorico (per Henry lo stendardo è riconducibile allambiente urbinate di Giovanni Santi e databile tra il 1485 e il 1515). Si attende il pronunciamento pubblico di altri studiosi del settore.
Insomma, sia in generale, sia in dettaglio, cè ancora molto da lavorare. Quel che sembra sicuro è che lattribuzione tout court al giovane Raffaello comincia a mostrare preoccupanti segni di cedimenti.
Una nuova attribuzione
A due mesi dallattribuzione raffaellesca il sottoscritto, assieme a Mariucci e a Sannipoli, dopo alcune indagini che restano però da sviluppare fino in fondo, ha avanzato una seconda attribuzione, secondo la quale il gonfalone del Corpus Christi fu eseguito dal pittore riminese Benedetto Coda (notizie dal 1492 al 1533), forse con il concorso della bottega, attorno al 1520. Lindividuazione di numerosi e convincenti punti di contatto tra il dipinto in discorso e le opere certe o attendibili del Coda ha consentito la formulazione di questa ipotesi di lavoro.
Esclusa da subito la mano di Raffaello è stato giocoforza necessario ripartire da zero.
Abbiamo quindi proceduto alla valutazione delle influenze artistiche subite da Gubbio alla fine del XV e ai primi del XVI secolo, ricercato la presenza in loco di artisti e di loro opere, messo a confronto i materiale pittorico disponibile ecc. Ricordo, per inciso, che il Coda, documentato ad Urbino nel 1492, fu sicuramente influenzato dallo stile allora in voga nella capitale del ducato feltresco. Influenza ben rilevabile anche nelle opere prodotte nei primi due decenni del XVI secolo.
Appena completati gli studi, sarà nostra cura presentare i risultati delle indagini in un apposito contributo a carattere storico artistico.
Fabrizio Cece | CULTURA | |||||
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