L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 3 - 13 febbraio 2005

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I due sindaci sigillani

di Gualdo Tadino

 

di Giuseppe Pellegrini e Valerio Anderlini


Nel lungo elenco delle magistrature di Gualdo Tadino figurano due sigillani, entrambi eletti in situazioni di emergenza per la città; il primo, Bartolo da Sigillo, eletto il 29 gennaio 1241, dopo la fondazione della "terza Gualdo", in seguito alla distruzione del castello di Valdigoro per l’incendio della Bastola; eletto un mese dopo la morte dell’imperatore Federico II, Bartolo ebbe l’ingrato compito di rinnovare la sottomissione dei gualdesi a Perugia. Lo storico narra che il popolo si radunò in pubblico "arengo", chiamato dal suono della campana e dalla voce del banditore, nella piazza e nel palazzo del Comune, sotto la direzione del giudice Benvenuto da San Sepolcro. Nessuno dei presenti fu contrario a Bartolo: tutto il popolo acclamò "fiat, fiat!" e lo elesse sindaco. Fu steso l’istromento di nomina dal notaio imperiale Francone, presenti i testi di rito. Il nuovo sindaco giurò di eseguire i comandi di Perugia (per correttezza, R. Guerrieri nella sua "Storia di Gualdo Tadino" la chiama "prepotente Perugia"), giurò inoltre di consegnare le chiavi delle quattro porte gualdesi, di sottomettere il castello e il popolo e di osservare i patti che si riferissero all’onore e rispetto di Perugia e di Gualdo.

 

Due giorni dopo, il primo febbraio 1251, il nuovo sindaco accompagnato da 23 notabili del castello gualdese e del territorio circostante, si recarono a Perugia per la sottomissione; facevano parte della delegazione Tommaso ed Uguccioncello di Compresseto, Bartolo da Foresta (castello che sorgeva sul versante occidentale del Monte Camera, Raniero di Ruggero dei Cavalca, signore della Rocca di Ville Santa Lucia, e Leonardo di Stefano di Giuggiano.

 

Ricevuti nella sala del Consiglio Generale, toccando i santi Vangeli, giurarono obbedienza a Perugia, consegnando le chiavi delle porte e della Rocca. Le chiavi furono restituite al sindaco, dopo che il notaio imperiale Francone rogò pubblico istrumento; il 14 febbraio dello stesso anno, Raniero di Bulgarello, podestà di Perugia, si recò a Gualdo per prenderne possesso ufficiale. Bartolo amministrò fedelmente il Comune di Gualdo, secondo i patti, "ad honorem et reverentiam Civitatis Perusii".

 

Qualcuno può chiedersi il perché di un sindaco sigillano a Gualdo; la storia ne spiega il perché: nel 1251, e per vari anni ancora, Gualdo estendeva la sua giurisdizione sulle varie ville circonvicine, tra le quali Purello, Colbassano Sigillo, ecc., quindi la carica a sindaco era comprensibilissima.

 

03pineta.jpg (17880 byte)Dopo un salto di oltre sei secoli, ecco l’altro sindaco originario di Sigillo: il dottor Celestino Colini, di nobile famiglia.

 

Suggestiva immagine della pineta (fatta piantare dal sindaco Colini nel 1918) prima che fosse stata distrutta

 

Era figlio, infatti, di Clemente Colini, che vi fondò la cartiera di Scirca, ed era fratello di quell’Ubaldo che spese la vita per la stessa cartiera, amato talmente dai cartai, che quando egli morì nel 1910, la sua salma fu trasportata a spalla dalla stazione di Fossato di Vico a Sigillo, dagli stessi operai della Cartiera. Il dottor Celestino, sulla fine del XIX secolo, divenne proprietario del castello di Crocicchio, ne restaurò la casa e la torre, vi dimorò e divenne così anche cittadino gualdese. Fu eletto sindaco di Gualdo Tadino due volte: la prima dal 28 ottobre 1915 al 20 agosto 1919, all’indomani dello scoppio della prima guerra mondiale e la nomina, resa necessaria per l’incompatibilità delle funzioni con la professione di ispettore scolastico del suo predecessore Francesco Maurizi, avvenne in un momento in cui gran parte dei consiglieri comunali erano impegnati al fronte; la seconda volta nell’immediato dopoguerra, dal 30 ottobre 1919 al 31 dicembre 1919.

 

Così Sigillo è entrata nella storia di Gualdo Tadino, dandole due non piccoli contributi, e lasciandole anche un segno ancora visibile di grande ricchezza: la sterminata distesa di pini, il polmone verde più grande e ornamento della montagna più cara ai gualdesi, il Serrasanta, fu fatta piantare dal sindaco Celestino Colini nel 1918, utilizzando i prigionieri di guerra che erano internati a Gualdo Tadino, a carico del comune stesso, e molti dei quali furono vittime dell’epidemia della "spagnola", come si ricava dai libri anagrafici del Comune.

 

Anche questa seconda elezione a sindaco del Dr Colini si inquadra nell’emergenza del periodo bellico; quantunque l’euforia della vittoria del 4 novembre 1918 abbia di fatto oscurato le difficoltà attraversate dal paese negli anni immediatamente successivi, lo stato di emergenza si protrasse infatti per l’epidemia della spagnola, per il rientro a rilento dei prigionieri di guerra, per i ritardi nella definizione dei confini orientali e la stipula dei trattati del 1921; dell’attività del sindaco Colini in questo periodo, nei giorni scorsi, è emersa dalle carte di famiglia di un casato gualdese una lettera che costituisce un documento singolare della situazione politica del momento: una severa lettera di richiamo indirizzata dal sindaco ad una insegnante, rea di intrattenere rapporti e frequentazioni con il nemico, uno dei prigionieri austriaci internati di nazionalità croata che, era considerato un "nemico", anche se la guerra fosse terminata ufficialmente il 4 novembre 1918.

 

Alla sua morte il Dr Colini lasciò la casa di Sigillo perché fosse sede della Banca Popolare, che fu poi assorbita dalla Banca Popolare di Gualdo Tadino.

STORIA

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