L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 2 - 30 gennaio 2005

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  COLLE 

Don Pistola, un prete in mezzo alla gente

Ad un anno dalla sua scomparsa, ne ricordiamo la figura e l'operato


Don Giovanni Pistola è stato parroco fin da giovane prete, prima a Lanciano con residenza a Colle, poi dal nella parrocchia di Cerqueto, e dal 1975 parroco di Colle, cui si aggiunse nel 1987 la parrocchia di Maccantone.

 

Durante la sua vita sono avvenute mutazioni di grande portata non solo nel mondo, ma anche nella realtà del quotidiano dei piccoli centri; la pastorale è passata dalla staticità del servizio sacramentale alla presenza del prete in mezzo alla gente, dalla centralità del pastore "tuttofare" al contatto con gli altri, alla ricerca della apertura alla collaborazione dei laici. Le diversità di posizione e di impostazione che pure in certi periodi sono state forti e determinanti hanno visto don Giovanni pronto a percepire quanto poteva essere buona la modernità; la sua pastorale era nell’affrontare i problemi e nel ricercare soluzioni qualche volta scomode, ma necessario per un ringiovanimento per la vita religiosa: nella sua funzione di parroco ha fatto propria la tattica di adoperarsi per fare crescere le persone nella loro responsabilità umana e cristiana e per raggiungere questo era interessato a contatti franchi, in cui ci si incontrava pure nella diversità di vedute.

 

In certi principi, sicuramente quelli inerenti al suo ministero, era tagliente e deciso, ma pronto a correggere quella che poteva apparire un'angolosità con la stima delle persone, come quando al di là delle battute, sapeva evidenziare i lati positivi degli individui. Nei suoi discorsi era pratico e "andava al concreto", come diceva lui. ma in qualche occasione era disarmante, lasciava l'interlocutore nello sconcerto della sua visione delle questioni, che cercava di spiegare con la logica di ragionamenti, ma era attento alle ragioni degli altri e vi meditava sopra, pure se non lo dava a vedere. La sua formazione lo portava alla critica e alla ricerca di quanto poteva mettere in difficoltà l'interlocutore, ma era per aiutare alla comprensione delle idee, per rendersi conto di quanto era verace l'affermazione altrui e alla concretezza perché la realtà non riuscisse evasa dall'astrattismo.

 

Ma la idealità che lo guidava era il creare amicizia e trovare rapporti che facessero rispetto, comprensione e fraternità. Si trovava bene con la gente e sapeva intavolare conversazioni piacevoli improntate allo stare bene insieme. Non sempre questi atteggiamenti bonari a livello di umanità erano capiti, ma era la sua interiorità che intendeva partire dalle condizioni terrene per elevare. A Colle ha trovato un circolo ACLI avviato, che ha avuto da don Giovanni un sostegno vivace e attivo: era il luogo da dove poteva fare un approccio per una formazione umana non solo degli iscritti, ma per incontrare tutti. La sua presenza era costante e non si perdeva d'animo nemmeno nei momenti di difficoltà che furono diversi e dovuti a tante questioni di vario genere.

 

Due terremoti hanno sconvolto la vita di Colle negli anni del suo ministero, il sisma del 1979 e quello ancora sulla pelle della gente del 1997; il parroco ha vissuto in mezzo al popolo e ne ha condiviso la sofferenza e i dolori: forse una causa della sua malattia sta pure nell'inconfessato disagio inferiore di chi fa l'esperienza del sentirsi in situazione di continua precarietà in conseguenza dell'essere fuori del rifugio di un'abitazione che per quanto piccola e semplice costituisce una sicurezza di fondo dell'animo umano.

 

Nella ex diocesi di Nocera Umbra e Gualdo Tadino, oltre ad essere parroco ha svolto anche altre mansioni, come l'incarico di assistente di Azione Cattolica e l'impegno di seguire per la diocesi i corsi del Mondo Migliore negli anni Sessanta per una formazione politica dei laici cristiani; particolare responsabilità ha svolto quando il vescovo Tomassini lo chiamò alla preparazione del convegno diocesano del clero "Evangelizzazione'', dopo il rinnovamento della catechesi a seguito del concilio Vaticano II, in cui si impegnò e fu un evento che aiutò il clero a mettersi al passo con la pastorale moderna; don Giovanni riuscì a comunicare a tutti la volontà di impegnarsi per una pastorale adeguata alle esigenze del rinnovamento e aperta ai laici come collaboratori necessari di ogni evangelizzazione. In seguito a questo suo impegno fu nominato direttore dell'Ufficio Catechistico Diocesano fino all'ottobre del. 1986, quando fu istituita la nuova diocesi di Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino.

 

Ma la sua spiritualità e la convinta vita di fede l'ha dimostrata nel momento della notizia della sua terribile malattia, non si è abbattuto, non si è ribellato, non ha dato in escandescenze, ha accettato serenamente il verdetto, si è abbandonato alla volontà di Dio, anche se forse dopo la felice reazione positiva del suo fisico forte della prima fase, credeva di aver superato la prova,
almeno lo dava a vedere, secondo il suo stile. Poi il tracollo, finito senza speranza, ma accettato nella fiducia dell'incontro eterno il 23 gennaio 2004.

 

Mi raccontava della sua partecipazione alla costruzione della nuova chiesa di Molinaccio, negli anni 1949-1950, voluta da don Giocondo Marchigiani e dedicata a Santa Maria delle Vittorie; si era a corto di denari e si lavorava "a nero" come si dice oggi; durante le vacanze estive il giovane seminarista Giovanni Pistola, nativo del paese, dava una mano facendo il manovale con passione; diceva di essere contento di avere "dato una mano" in quei tempi di povertà di mezzi, ma non di volonteroso zelo per adempiere un progetto.

 

Mi è venuto in mente durante quel colloquio, e mi pare opportuno ricordarlo; don Giovanni è stato un prete che "ha dato una mano" per il Regno di Dio, aiutando a innalzare il muro sempre in costruzione della Chiesa, trasportando pietre vive, i suoi parrocchiani, cui ha dato il senso di una vita cristiana coerente e generosa.

 

Angelo Menichelli

NOCERA UMBRA

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