L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 2 - 30 gennaio 2005 | |||||
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Esperienza alla comunità longobarda di Vionica
Memoria di Peppino Lupini I longobardi per provvedere al sostentamento dei loro guerrieri congedati a 40 anni, dopo 20 di servizio militare, istituirono "le comunità agrarie", come i Romani avevano provveduto ai loro legionari espropriando vasti territori di fertile pianura, sufficiente per vivere bene coltivandoli con il loro lavoro tanto che le principali città europee sono sorte intorno alle colonie di questi legionari romani.
Poiché i longobardi non erano numericamente consistenti come i romani per espropriare e popolare fertili pianure, il primo duca di Spoleto inventò le comunità agrarie dell'Appennino umbro-marchigiano che erano regolate dalle seguenti norme: i guerrieri in congedo dovevano riunirsi almeno in 20, eleggendo un consiglio che rimaneva in carica per cinque anni, con convocazione di assemblee annuali che potevano cambiare ogni anno i propri membri. La votazione era segreta e ogni capo famiglia, compreso un eventuale guerriero non sposato, disponeva di un voto.
Una di queste realtà è quella di Vionica; qui il ducato donò un vasto territorio montano di prati, boschi e terreni coltivabili, sufficienti a mantenere le 20 famiglie che si costituirono come comunità montana. Il terreno, donato con atto notarile, doveva essere di proprietà della comunità in perpetuo, ma indivisibile ed invendibile.
L'assemblea ordinaria annuale o straordinaria veniva convocata dal presidente con un preavviso di cinque giorni ed era chiamata "parlamento". Se la comunità non disponeva di un locale idoneo, il parroco di Verchiano (distante quattro chilometri) doveva mettere a disposizione un locale o la chiesa.
Nella comunità di Vionica di Foligno, nel corso della mia carriera di insegnante, fui come maestro elementare nell'anno scolastico 1950/1951. Avendo tre bambini piccoli, rispettivamente di anni 1, 4 e 8, decisi di abitare sul posto con la famiglia. Tutta la popolazione delle 20 famiglie ne fu entusiasta, non avendo mai avuto un maestro residente, ma un insegnante che vi si recava sempre da Foligno con la moto.
Per aiutarmi sgomberarono l'unica abitazione disponibile, una povera stamberga adibita a fienile. Per renderla abitabile pagai anticipatamente due anni di affitto e, a mie spese, feci la porta d'ingresso e ingrandii l'unica finestrella della grande cucina. Vi era anche una grande camera da letto e una comoda soffitta per la legna.
Questa casa diventò il circolo ricreativo giornaliero di ragazze durante il giorno e di uomini nella sera; disponevo infatti dell'unico apparecchio radio, e dell'unico grammofono.
In verità ancora oggi, dopo 50 anni, mi ricordano e mi invitano, ed io dai loro racconti ho ricevuto tanta cultura e sapere, e soprattutto la conoscenza della comunità longobarda di Vionica.
Non ho mai conosciuto qualche professore che conoscesse la storia di questa comunità: Vionica è situata in montagna, ebbe un edificio scolastico nuovo nel 1948, con ununica aula per la pluriclasse e, cosa incredibile, senza gabinetto. Alle mie proteste, in Comune meravigliati mi dissero: "Non credevamo che un maestro vi potesse abitare e i bambini sono abituati a defecare nella stalla degli animali come tutti".
La mia famiglia vi ha abitato tanto felice e mio figlio di otto anni, dopo pranzo, mi chiamava: "Sor mae', vado con Saverio a paré". Vicino ad un muretto i due bambini, montavano a cavallo (a pelo), e questo che era digiuno, partiva al galoppo fino ai prati di montagna lontani quattro chilometri. Di giorno mia moglie era chiamata la "Sora maestra" e teneva i bambini sotto i 3 anni mentre e gli altri erano in montagna con i genitori. Dopo un mese di entusiastica convivenza, l'assemblea straordinaria della comunità decretò che la famiglia del maestro Lupini, finché abitava a Vionica vi fosse ammessa come 21mo membro.
Lo statuto stabiliva che i terreni fossero coltivati in comune e il prodotto venisse distribuito in quote per ogni componente la famiglia e, per i bambini sotto i 10 anni mezza quota. Per questo ricevetti la mia parte di lenticchie, patate e legna.
A Vionica c'è abbondanza di tartufi, e ogni sabato sera tutti i raccoglitori si riunivano nella mia grande cucina e li pulivano. Rimaneva un abbondante piatto di briciole di tartufo che venivano poi usate per una grande spaghettata ogni domenica.
Anche ora sono famose le lenticchie e le patate rosse di Vionica che sono vendute lungo la Flaminia.
Queste comunità longobarde sono ancora esistenti, sono libere e ricche, e nessun governo è riuscito ad espropriarle. | TERRITORIO | |||||
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