L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 2 - 30 gennaio 2005 | |||||
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Torna in libreria Gianni Pasquarelli Il 2005 si apre con larrivo in libreria dellultima fatica letteraria di Gianni Pasquarelli: "I Naturali Sentieri alla Tranquillità", un tascabile edito per i tipi della editrice Rubettino di pag. 142 per la modica cifra di 6 euro.
Eccone una presentazione dello stesso autore.
"I lettori de L'ECO si chiederanno come mai abbia affrontato, reduce da esperienze manageriali e giornalistiche in cui economia e finanza tiravano i fili del ragionare o del raccontare, temi psicologici distanti le mille miglia da quelle esperienze. Potrei rispondere che con il passare degli anni argomenti come le ansie e le angosce, il significato dell'esistere e del vivere, gl'interrogativi esistenziali ultimi, anche se non si è psicologi o psicoanalisti, comincino a bussare nel pensare e nel riflettere, sollevando interrogativi vogliosi di risposta. Direi una bugia se affermassi che ciò non mi abbia un po' coinvolto. Ma soltanto un po'.
II pungolo che mi ha spinto a tentar di esplorare un campo non mio è stato anche altro: il desiderio di divulgare, da giornalista che deve farsi capire da chi lo legga, e che quindi deve anzitutto cercar lui di capire, una materia opinabile qual è quella psicologica. Nella quale nuotano come trote nel torrente gli "addetti ai lavori" e invece s'irretiscono i tantissimi che addetti ai lavori non sono, e che assai più di quelli avrebbero bisogno d'una qualche lanterna per tirarsi fuori dagli affanni di un'esistenza (in Occidente) materialmente ricca ma spiritualmente povera.
Sento che la società italiana è divisa, spaccata, rissosa nel modo di giudicare, argomentare e, soprattutto, sentenziare: di qua o di là. Tutti possiedono granitiche certezze, pochi si nutrono del dubbio costruttivo e della convinzione sofferta, non regalata; pochi propongono la mediazione sopra le parti di fronte a problemi terribilmente complicati per risolvere i quali nessuno mi pare possieda \a sfera di cristallo.
Questa convinzione mi ha aiutato a sciogliere un dubbio nel quale sono incappato quando mi sono chiesto a quale platea di lettori avrei indirizzato le mie considerazioni o riflessioni o conclusioni. So bene che si sostiene che l'essere credenti o miscredenti non è differenza da poco in un discorso che affronti i temi del vivere in quest'epoca nostra frastornante e disturbata. Ma so pure che ciò non ha impedito al pensiero religioso e a quello laico di aver prodotto una morale personale e un'etica collettiva fatte di valori non caduchi, di regole in sintonia con la natura dell'uomo, di comportamenti maturati nella saggezza umana d'ogni tempo. Voglio dire, in altre parole, che credo nell'esistenza di una morale naturale cui possono richiamarsi sia il credente che il non credente i quali si accostino alle regole del vivere con umiltà e intelligenza. Questa è la platea di lettori cui spero di potermi rivolgere".
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I Naturali Sentieri alla Tranquillità
L'ECO del Serrasanta ha ritenuto utile stralciare alcuni brani dai vari argomenti trattati. Il bel volumetto è pubblicato dalla Rubbettino Editore, e si può acquistare nelle librerie.
Il dna prepotente
"Vi sto conducendo verso una soluzione mediana del gran dilemma intorno a chi comanda quanto a carattere, inclinazioni, pulsioni, virtù e vizi di noi umani. Soluzione mediana che potrebbe dirsi così: quando si nasce, il marchio genetico si fa sentire, detta legge o quasi, decide che si sia come si è stati geneticamente timbrati. Ma successivamente intervengono altri fattori (dalla famiglia alla scuola, all'ambiente, alla persona stessa) che possono condizionare il marchio genetico con cui siamo venuti al mondo...Se si accetta la via di mezzo, allora si riesce a concepire l'uomo con i suoi limiti, con i suoi vizi e virtù, ma anche con le sue possibilità di condizionare in qualche misura il Dna per affrontare con successo le sfide della vita. Il tentativo di migliorare il nostro patrimonio genetico, di farcelo amico, complice e alleato, è però operazione tanto ardua quanto affascinante".
La felicità, e le felicità
"Felicità è una parola magica, sta sulla bocca di tutti, le sono stati dedicati libri, aforismi e massime; tantissime le discussioni, altrettante le definizioni che spesso confondono le idee e sballottano i sentimenti. Se si chiede a qualcuno cos'è la felicità, la risposta è per lo più balbettata, smozzicata o muta. Perché la felicità è un moto personale, uno stato d'animo prodigioso che ciascuno vive e filtra a modo suo. Quando ci si sente felici non ci si interroga sulle cause di ciò che sta miracolosamente accadendo. È dopo, quando il picco della felicità crolla sulla normalità del vivere che gl'interrogativi si affollano vogliosi d'una qualche risposta, d'una qualche messa a punto...Molti uomini vivono infelici perché ritengono che vi sia un solo modo per conquistare la felicità, quello del momento intenso ma passeggero. Sbagliano. Vi sono anche altri tipi di felicità non meno prodigiosi e magici per gli esseri umani. Giacomo Leopardi, per esempio, definisce la felicità come quello stato d'animo per il quale egli sta in compagnia dei libri, ascolta brani musicali che inebriano, ammira lungamente pitture che nutrono dentro, si isola dal rumore del mondo per gustare la pace meditativa del silenzio ... Il mistico che si distacca dal mondo per vivere appieno il suo rapporto con Dio non è un pazzoide squinternato, è un essere che il legame con il prossimo lo vive per mezzo del divino, e ciò lo fa sentire un francescano tenero verso il creato e le creature".
La serenità è un'altra cosa
"La serenità è un'altra cosa rispetto alla felicità. Questa è l'estasi prodigiosa di un picco, quella è una regola di vita, un vivere tranquillo...Può essere utile riflettere su quella rivoluzione dell'amore per la quale gli uomini del pianeta dovrebbero sentirsi fratelli perché figli dello stesso Padre; e riflettere anche su quella religiosità sanamente laica, kantiana, crociana per la quale esiste un'etica in cui può riconoscersi sia il credente che l'ateo...Ciò significa dare una direzione di marcia alla propria esistenza, scegliere e decidere noi. Per toccare questo traguardo non bisogna illudersi che esso sia a portata di mano o dietro l'angolo, che sia una strada tutta in discesa, che ai momenti di gioia seguano altri momenti di gioia anziché di tristezza. No, la ruota della vita non gira così. Gioia e tristezza, speranza e disperazione, serenità e inquietudine convivono nella realtà terrena, e prenderne atto con realismo consente di affrontare una disavventura in modo da riacciuffare presto l'armonia, così come una circostanza gioiosa e gratificante va vissuta con misura e moderazione, senza abbandonarsi a un godimento tracimante e imprudente...Dobbiamo distinguere ciò che ci fa sentire sereni e realizzati da ciò che ci intristisce e ci opprime".
La calma e l'ira
"Per dire qualcosa sulla calma, della quale c'è tanto bisogno in questi nostri tempi
La giovanile vecchiaia
"In un'epoca segnata da una diffusa ansia di restare giovani, una parola come vecchiaia sembra che stoni, e allora la si ignora, si rimuove. Oggi non si è più vecchi ma anziani, cioè 'nati prima' come insegna l'etimologia...L'anzianità non è una resa alla vita, non è un arrendersi; a condizione però che lo spirito e l'intelletto non siano essi a capitolare per primi. I quali capitolano quando si temono le novità, si demonizza il mutamento, ci si rifugia nel ripetitivo quotidiano, si fa pratica pantofolaia, ci si fossilizza sopra le opinioni che diventano dogmi. Perché la vitalità dello spirito non si spegno con l'età: infatti l'anzianità propone sfide, insinua nuovi interrogativi, porge altre curiosità da esplorare. Come la giovinezza, sia pure su un territorio diverso e, soprattutto, distante".
Verso la saggezza
"Vivendo noi tempi stressanti, si può rischiare di definire saggio colui che sia riuscito a sconfiggere le cause stressanti dei tempi nostri. Disturbi della di gestione, pressione alta, coliti croniche e aritmie cardiache possono mandarci a dire che la nostra saggezza non eccelle, che spendiamo il nostro tempo a roderci dentro, a invidiare, rivaleggiare, litigare. Così non viviamo bene, non siamo sereni, siamo scostanti, occupati in tutto e in niente. Questa non è saggezza ma il suo contrario, saggezza è vivere in armonia con ciò che ci circonda: umanità, collettività, natura, ambiente. Come si diventa saggi? Menandro, commediografo ateniese, diceva che il nostro corpo è un gran medico perché nessuno più di esso è esperto sul che fare. Ragionava giusto Menandro. Infatti il nostro corpo vanta l'esperienza di milioni di anni, sa quando deve lavorare o riposare, quando mangiare o digiunare, quando dormire o stare sveglio. Esso invia segnali recependo i quali si può ricreare l'equilibrio provvisoriamente perduto, purché non ci metta lo zampino la mente che spesso non da retta al corpo, spesso gli è addirittura ostile, nemica". | ||||||
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