L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 1 - 16 gennaio 2005

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Controcanto

 

Rubrica a cura di Carlo Catanossi


Me ne andavo di corsa (per il freddo) verso il laboratorio analisi dell’ospedale dopo aver lasciato l‘auto sui parcheggi regolamentari quando l’ho vista bianca sgargiante e pulita all’intorno. Con più calma, al ritorno, mi sono fermato e l’ho potuta osservare più attentamente decifrandone le scritte e sforzandomi di capirne il senso. Conoscevo l’esistenza del manufatto e sempre, al mio passaggio, mi ponevo la stessa domanda: ma perché proprio qui?

 

Perché la lapide a Giuseppe Mazzini sarà stata messa nei giardini dell’ospedale Calai?

 

La domanda si è riproposta in questa occasione nel vedere il rettangolo marmoreo, di circa un metro per ottanta centimetri, tirato finalmente a lucido, ben ripulito e nettato dalle erbe che lo contornavano anche se lasciato in una posizione che continua ad essere particolarmente infelice, in un sentiero di scarso passaggio, sotto imponenti alberi che ne offuscano qualsiasi visibilità.

 

Ma perché quella lapide sarà stata messa proprio lì?

 

Era possibile che, in un periodo in cui si intitolavano a Giordano Bruno le piazze davanti alle case conventuali dei Domenicani si volesse portare sfregio al Monsignore che aveva eretto l’ospedale? Possibile che per l’uomo che seppe dare forza all’idea di repubblica (ed a cui tutti siamo oggi debitori) insieme, è vero, a tante posizioni contrarie alla Chiesa Cattolica, si fosse voluto scegliere proprio quel luogo che se ancor oggi è da tutti apprezzato, valorizzato e strenuamente difeso, figuriamoci cosa doveva significare in tempi in cui il Servizio Sanitario Nazionale era di la da venire? E tutto ciò per fare uno sgarro al vescovo Calai che aveva messo di suo per chi non aveva nulla? E’ vero che erano tempi strani quelli passati ma fino a questo punto mi sembrava troppo.

 

La pietra era ormai scura dal tempo e quasi illeggibile ma oggi, con la pulizia, ho capito che dovevo cercare altrove. Non è interessante sapere perché è stata messa lì quella lapide è ben più interessante capire il senso di tale accostamento. Non un contrasto ma una integrazione si vede se invece di guardare correndo e da vicino si guarda con calma un po’ più da lontano.

I monumenti ai grandi uomini sono infatti due in quei giardini: uno, il più piccolo, all’uomo più noto ed importante nel mondo, l’altro,un po’ più grande (cinque piani, tanti reparti, tanta gente dentro) all’uomo che il mondo non conosce ma che i gualdesi, forse, amano ancora.

GUALDO TADINO

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