L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 24 - 19 dicembre 2004 | |||||
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L'eccezionale recupero delle mura urbiche L'operazione non sia una ulteriore occasione mancata di sviluppo per il centro storico
I lavori riguardano i luoghi del Muro Cascato, le Rughe, le Mura, larea intorno alla Chiesa di San Pietro, il Roccaccio e sono divisi in due progetti: uno per il "ripristino dei muri di sostegno e sottostanti via Le Rughe", laltro il "ripristino delle mura urbiche". Il primo è stato appaltato alle imprese Opus Costruzioni ed Edil Fab con il criterio delle A.T.I. per la somma di 348 mila Euro; il secondo alle imprese Artel Coop di Roma, F.lli Tomassoni Angelo ed Antonio di Scheggia, Artigiana Restauri di Gubbio per la somma di 326 mila Euro. Naturalmente finanziati dalla Regione dellUmbria con i fondi del terremoto destinati agli Enti Locali. Con questi lavori le antiche mura medioevali vengono rigenerate: è stata consolidata la cresta muraria, sono state stabilizzate le fondazioni, sono stati riscoperti antichi torrioni e vecchi bastioni, sono state risanate le pareti in pietra dei muraglioni attraverso la tecnica del cuci e scuci, sono state realizzate le opere infrastrutturali (fogne, acquedotti, reti tecnologiche), è stata eseguita, dove era necessaria, la pavimentazione. Pian piano sono stati rinvenuti gli aspetti caratteristici della tradizione medioevale, di cui il luogo è ricco e dai vecchi torrioni sono riapparsi come per incanto scorci paesaggistici di rara bellezza ambientale e panorami mozzafiato della vallata che si perde contro le montagne toscane appannate per la distanza e le più dolci colline del preappennino perugino ed assisate. Con un semplice colpo docchio ora si può vedere rinverdito lantico splendore della sagoma del castello medioevale fossatano. Senzaltro unopera importante per il centro storico ed un sogno per tanti motivi impossibile che si materalizza grazie ad un evento non proprio gradito: il terremoto. Ma una volta appagati da questo rapido escursus sentimentale, che ci appassiona e fa volare la fantasia, passiamo ai giorni nostri, a considerazioni più pratiche che interessano la vita quotidiana dei fossatani, ossia gli abitanti del 2000 del vetusto maniero. Si perché il vecchio castello è abitato ancor oggi, se qualcuno se ne è dimenticato e vi sono residenti, magari invecchiati, ma che pur hanno bisogni come tutti i cittadini del 2000. Ed il vecchio castello è stato costruito per i medioevali, per difendersi in unepoca dove vassalli, inquisitori e malfattori agivano nel sopruso e nel regime della legge feudale e dellimposizione religiosa con angustie e privazioni, che oggi fortunatamente non ci appartengono più. Quel regime di vita mal si concilia con le esigenze attuali e se dunque il restauro non assume anche gli aspetti della funzionalità contribuisce ancora di più alla decadenza del sito. Allora insieme allazione di conservazione è bene sviluppare anche quelli della funzionalità ed in questo pare che il comune non sia entrato nellottica giusta, perché i programmi di utilizzo economico e dunque turistico e quelli dei servizi e delle infrastrutture per i cittadini sembrano latitare sia in fase di impostazione dei progetti che di proiezione per i bilanci futuri. Allora vediamo che cosa ci sembra che non vada nellimpostazione attuale, sempre tenendo conto che i lavori non sono definitivamente terminati. Nel ripristino delle Rughe laspetto della viabilità è stato completamente ignorato. Si deve tenere presente che nel centro storico vi è soltanto una via di accesso e di uscita, un senso unico alternato, dove due automezzi contemporaneamente non passano. Nel consolidamento delle fondazioni a ridosso di San Benedetto non si è assolutamente tenuto conto del ripristino della viabilità storica che avrebbe risolto il problema viario del centro storico con un anello a senso unico in entrata ed in uscita dalle Mura. E questo è grave perché la passata amministrazione si era impegnata pubblicamente per questa opera, poi assolutamente tralasciata. Così come vi era stato un impegno per la sistemazione a giardini al di sotto delle Rughe. Sempre per il ripristino delle Rughe, lingresso dalla Porta Nova, risulta totalmente inadeguato sia dal punto di vista conservativo che dal punto di vista funzionale. Nel ripristino delle mura urbiche non è stato previsto un percorso pedonale che avrebbe permesso il godimento turistico delle mura. E sempre a questo scopo, nonostante le promesse della passata amministrazione, il Roccaccio resta irraggiungibile, circondato da proprietà private a fondo chiuso. Nella parte a valle delle mura intorno a San Pietro, la "vigna del prete" è in stato assoluto di incuria ed abbandono con la vegetazione selvaggia che si è riappropriata del luogo determinando un notevole degrado estetico ed ambientale. In questa zona, che potrebbe diventare un ingresso parallelo, non si vede la possibilità di approntare un progetto di sistemazione, ampliando larea tra il parcheggio ed il lavatoio e realizzando uno spazio a verde pubblico sulla costa per il godimento delle mura e lutilizzo a fini ricreativi per anziani e bambini, vista la sua posizione sottovento che permette un clima più favorevole da sfruttare su un arco abbastanza amplio dellanno. Cè anche da notare che sempre la passata amministrazione ha ignorato completamente la parte nord-est delle mura urbiche, in parte consolidata strutturalmente con il terremoto dell84 ed in parte interessata dai danni del terremoto del 97. In questa parte il consolidamento delle mura della Portella è stato interrotto per lesaurimento dei fondi a disposizione, lasciando incompiute pesanti strutture in cemento armato, che determinano un orribile impatto ambientale, senza la necessaria copertura in pietra ed il tratto dalla Portella alla Porta Nova, che insiste sulla pubblica via, è in condizioni fatiscenti e di pericolo per la pubblica incolumità. Con il risarcimento dei danni del terremoto la passata amministrazione aveva la possibilità di spostare i progetti non finanziati dell84 su quelli del 97 e di inserire la parte mancante nel 94. Così non è stato, questarea è stata dimenticata ed è irrealistico pensare ad una sistemazione nel breve periodo. Alla luce di queste considerazioni speriamo che per il Centro storico quella del terremoto non sia unulteriore occasione mancata per ridare un nuovo impulso alla vita sonnolenta ed inadeguata di un gioiellino medioevale che in altri luoghi sarebbe stato oggetto maniacale di cura e di orgoglio civico.
Ottavio Giombetti | FOSSATO DI VICO
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