L'ECO del Serrasanta

 

N. 24 - 19 dicembre 2004

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Ambiente

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CON LA TESTA FRA LE NUVOLE (91)

Rubrica amatoriale di meteorologia e climatologia a cura di MeteoAppennino

Un brivido ... di vento!


Con l’ultimo numero del 2004, e con l’approssimarsi dell’inverno astronomico - quello meteorologico è già entrato il 1° dicembre scorso - riteniamo interessante occuparci di un argomento, di cui molto si parla (anche a sproposito) nei telegiornali e nei mezzi di informazione: il cosiddetto "wind chill" o "brivido di vento", che spesso anche le moderne ed economiche stazioni meteorologiche domestiche calcolano in pochi istanti. Ma che cos’è?

Quando tira il vento ...

Tutti abbiamo notato che, quando tira il vento, il caldo afoso diventa più sopportabile e il freddo diventa ancora più pungente. E' una cosa evidente di per sé. Non è però così intuitivo anche il motivo per cui questo avviene. La nostra pelle, che ci protegge dagli agenti atmosferici, è particolarmente sensibile non solo alla temperatura, ma anche all’umidità e all’aria in movimento. quando, infatti, l’aria si muove e nuova aria affluisce in continuazione sulla pelle, il nostro corpo perde calore più velocemente: succede esattamente la stessa cosa quando soffiamo su una cucchiaiata di minestra che scotta. Per questo motivo, quanto più il vento è veloce, tanto più questa perdita di calore è rapida ed intensa. Non solo: se l’umidità atmosferica è piuttosto bassa, anche quando fa molto freddo, la nostra pelle tende a disperdere acqua più velocemente nell’atmosfera e questo, oltre ad aumentare la sensazione di freddo, è in grado di produrre rischiose disidratazione del nostro corpo.

Un esempio gualdese

Facciamo un esempio: in una tipica giornata gualdese di tramontana, se la temperatura esterna è 0°C e tira un vento di 40 km/h (in grado di sollevare polvere, foglie ed agitare i rami), le parti scoperte del nostro corpo percepiranno una temperatura di -15°C. Il che non significa che un termometro segnerà questa temperatura: significa che il nostro corpo subirà gli stessi effetti di una temperatura di – 15°C. Attenzione, quindi, al collo, alle orecchie, alla testa, alle mani e - vista la moda - anche alle gambe e alla pancia: con il vento, il nostro corpo disperde da queste parti una gran quantità di calore. Ma non solo: oltre al gran freddo e, con l’umidità attorno al 20-30% delle giornate di tramontana, perdiamo acqua molto velocemente, fino a disidratarci. Quindi - pare assurdo ma è vero - bere molto è necessario non solo d’estate, con il caldo, ma anche d’inverno, specie con il freddo secco. Guardate, infatti, quello che succede alle vostre mani quando nevica o fa molto freddo ...

Una formula chilometrica

Il calcolo della temperatura effettiva percepita dal corpo si esegue con una complicata formula parametrizzata, ideata alla fine degli anni ’40 da alcuni scienziati americani e recentemente "riaggiustata", da cui si possono ricavare i dati forniti nella tabella, che ben si adattano ad una città come Gualdo Tadino, piuttosto ventosa (vedi tabella).

Oltre a questo, esiste anche l’indice di wind chill che esprime con un numero, compreso fra 10 e -50, il grado di disagio del nostro corpo in presenza di vento e gli eventuali effetti (quali il congelamento) cui andrebbe incontro in presenza di un indice fortemente negativo. La formula è la seguente: wind chill = [33 + (Ta – 33) x (0,928 + vv – (0.0454 x v)], dove Ta indica la temperatura dell’aria espressa in gradi centigradi (°C) e v la velocità del vento in metri al secondo (m/s). Buon lavoro, dunque, e buoni calcoli! Ma non dimenticatevi, quando tirerà il vento, di coprirvi bene: nessuno è mai morto per aver indossato cappello, guanti e sciarpa!

E buon Natale a tutti ...

Pierluigi Gioia

 

 

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