L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 24 - 19 dicembre 2004

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L'artista Giovanni Marini, "il francese"


Nei numeri scorsi, il nostro quindicinale ha pubblicato due articoli nei quali sono stati ricordati due nostri artigiani che operarono nel settore ceramico in terra monegasca. Si è parlato di Ivaldo Tordi, si è detto della maestria di Nello Perucchini, ma è stato appena accennata la figura di un altro insigne artigiano. Del "Francese", come era conosciuto in città, Giovanni Marini, non sono state spese molte parole: è stato, infatti, scritto, a proposito della fabbrica di ceramica di Monaco: "... nella quale operava anche il gualdese Giovanni Marini".

 

Ad onor del vero, le cose non sono andate come sono state riferite. Giovanni Marini non solo era il capo dei decoratori, ma era anche uno dei proprietari della stessa società. Orfano di entrambi i genitori, giovanissimo cominciò il lavoro di decoratore presso Santarelli, Luca della Robbia e ICAP. Da poco eravamo scampati dai danni della Seconda Guerra Mondiale. Stavamo venendo fuori da una situazione a dir poco critica. Erano tempi grami anche per il "coccio", tanto che una canzone di quegli anni diceva: "facciamo la ceramica a riflessi, un giorno si lavora e dieci a spasso ...". Nino aveva la famiglia da sfamare e pensò che non ci fosse altro da fare se non espatriare. Con la sua valigia di cartone, legata con lo spago, partì alla volta di Monaco assieme all'amico Nello con il quale condivideva la necessità di tentare la via dell'emigrazione per guadagnare più di quanto era possibile avere stando a Gualdo Tadino.

 

Nel Principato avrebbero realizzato di più ma, essendo italiani, non potevano esercitare alcuna attività imprenditoriale la quale poteva essere iniziata e registrata solo a nome di un monegasco o di qualcuno che avesse acquisito quella cittadinanza. Giovanni Marini trovò un prestanome, Domenico Marchette, piemontese di origine e sarto di professione, che esercitava nel suo atelier sito al n. 27 di rue Grimaldi. I locali erano belli e pronti come pure la disponibilità di monsieur Marchette a far nascere l'iniziativa proposta da Marini.

 

Il 18 novembre del 1949 i due ceramisti proprio a Montecarlo iniziano, così, la produzione con il marchio della ceramica "Cerdazur" la quale, successivamente, il 20 ottobre 1950 riceve il placet da parte di Sua Eccellenza il Ministro di Stato del Principato di Monaco, la licenza che autorizzava la fabbricazione di ceramiche d'arte, con vendite all'ingrosso e al dettaglio nei suoi locali sotto l'insegna "Cerdazur".

 

Così, come annotato nel libro "Cent ans de ceramique à Monaco", la bottega del sarto Marchette si trasforma "donc en atelier CERDAZUR". Il sarto piemontese era il titolare della licenza. Con atto privato venne concordato che la ditta individuale doveva essere considerata, a tutti gli effetti, una società irregolare che indicava fondatori e proprietari di quella fabbrica di ceramica monsieur Marchette, monsieur Viora e il signor Marini.

 

Inizialmente la produzione della "CERDAZUR" era assicurata dalla valentia di Nello Perucchini, torniante e formatore, e da Giovanni Marini, decoratore i quali avevano esportato l'antica arte della ceramica di Gualdo Tadino in quel fortunato lembo di terra chiamato Principato di Monaco. I due gualdesi, grazie alle richieste dei prodotti, formarono in fabbrica il personale dipendente riuscendo a dare la giusta professionalità al decoratore Manzone, che fu l'ideatore della lampada "aquarium", a Ruggero Salesi e a Pierrot Gollino, che ritroviamo citati come valenti artisti nella storia della ceramica di Monaco.

 

Le ceramiche "Cerdazur" si affermarono nel contesto monegasco e assunsero persone della valenza di monsieur Fiammetti che proveniva dalla ceramica "Cerart" di monsieur Durante. Il 16 marzo 1953 Marchette chiese la trasformazione della licenza personale in Sociètè Anonyme Monégasque con l'intento di regolarizzare il rapporto societario che inizialmente non fu possibile dichiarare. Nel principato di Monaco la tipologia delle ceramiche della fabbrica "Cerdazur" si distaccava notevolmente dalla produzione locale e da quella di altri centri vicini come Vallouris. Un pezzo deIla nostra Gualdo era presente in quella fabbrica attraverso le forme e i decori dei fìttili riprodotti negli stilemi e con i segreti della nostra atavica pratica.

 

In occasione delle nozze del principe Ranieri III con Grace Kelly (19 aprile 1956) la ceramica "Cerdazur" donò alla coppia reale un vaso policromo, istoriato con la scena "La caccia di Diana". Perucchini creò il vaso applicando anche i mascheroni e altre parti ad alto rilievo sulla bocca e sul piede del manufatto, Marini lo decorò con la sapienza che quel dono consigliava. Furono anni particolarmente importanti per la ceramica "Cerdazur" e l'impegno dei soci fu premiato con utili importanti. Il "Francese" investì parte dei suoi guadagni nella ricostruzione della casa che possedeva nella "porta di sotto", dove veniva a passare le ferie per immergersi nella "gualdesità" che in parte trovava anche a Monaco per la presenza di molti concittadini. Gualdo, però era la Gualdo "vertiera" che Nino aveva lasciato e con la quale ebbe un continuo e diretto contatto.

 

Il 18 gennaio 1967 monsieur Marchette cedette ai suoi associati sei parti delle azioni e si ritirò definitivamente dalla S.A.M. CERDAZUR: Giovanni Marini e monsieur Viora continuano l'attività che assunse sempre maggiore importanza. Successivamente Giovanni Marini, giunto all'età del pensionamento, volle ritornare nella sua città natale. I due soci furono d'accordo che era giunta l'ora di farsi da parte. Decisero di vendere l'attività che venne rilevata da un'altra ditta monegasca che dopo tre anni, però, chiuse i battenti del prestigioso marchio.

 

Vero amatore della bella ceramica Marini assicurò la sua alta professionalità lavorando presso la Ceramica B.A.U. di Remigi e la ditta Rubboli siglando i suoi "pezzi" con le sue iniziali: M.G. che tuttora troviamo in molte bancarelle che vendono pezzi d'arte.

 

Giancarlo Franchi

CERAMICA

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