L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 23 - 5 dicembre 2004

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Il parco regionale del Cucco

"Un po' paradiso terrestre, un po' laboratorio, evoca immagini diverse"

 

di Giuseppe Pellegrini


I fruitori, turisti abituali o saltuari, tendono a interpretarlo come una novella "Arcadia", che oscilla tra l’intricato bosco selvaggio e l’area curata, con zone picnic e parcheggi, tra l’angolo sperduto e selvaggio, raggiungibile da pochi, e il bell’ambiente nel verde "addomesticato". L’idea che ne hanno gli addetti ai lavori è invece quella di un laboratorio dove al di là della protezione della natura si fanno molte altre cose. La storia dei parchi italiani conta ormai quasi ottant’anni e rivela tutte le peculiarità delle vicende italiane. L’idea del parco approdò nel vecchio continente all’inizio del secolo, proveniente dai grandi spazi del Nordamerica, dove nel 1872 nacque Yellowstone, considerato il primo parco dell’era moderna.

 

Oggi il sistema delle aree protette conta oltre venti parchi nazionali e diverse centinaia di parchi regionali, riserve ed altre aree protette, variamente denominate. A questa varietà occorre aggiungere un’altro problema fondamentale: lo squilibrio tra il nord, il centro e il sud del paese per quanto riguarda l’entità del territorio protetto. Insomma, un quadro la cui diversificazione rischia di tradursi non certo in elemento di ricchezza, ma di confusione, e in cui sono presenti lacune, anche gravi. Per esempio, soltanto l’1,2% della macchia mediterranea è protetta. Un dato allarmante se si considera che l’Italia è un paese prevalentemente mediterraneo, nel quale questo tipo di ecosistema, non dovrebbe essere lasciato a così forte rischio.

 

In questo contesto, la concezione di "parco" che prende oggi corpo è quella di una struttura territoriale vasta e complessa cui sono affidati vari ruoli: "dal contenimento dell’espansione urbana al riequilibrio degli insediamenti, dalla conservazione della natura all’intervento attivo di risanamento ambientale. La stessa attività economica, in particolare quella primaria dell’agricoltura, si dovrebbe proporre, almeno nei parchi, di essere produttrice di beni e di servizi ambientali. L’obiettivo è che tutto il territorio assuma i compiti di un parco: ossia leggi, comportamenti e cultura di gestione delle risorse naturali, quelle produttive ed agricole comprese, in un mutato rapporto tra uomo e natura".

 

Un’altra questione è la presenza dell’uomo: problema rilevante in tutta l’Europa, fortemente antropizzata, e ancora più evidente nel nostro affollato paese. I parchi oggi si propongono di essere volani dello sviluppo. Un obiettivo ambizioso e complesso presente in tutta Europa. Proporsi questo obiettivo comporta una capacità di sollecitazioni delle realtà locali, di contributo a riscoprire le loro identità economiche e culturali, una capacità di promuovere il sorgere di una imprenditoria locale, che richiede professionalità e fantasia. (Si critica il Comune di Costacciaro e l’Università degli Uomini Originari, perché vogliono ripulire un passaggio in grotta esistente da secoli, e per un presunto sentiero; mentre si concede la "Bonifica Fondiaria" incontrollata nel Comune di Sigillo in zona archeologica; si spendono danari pubblici per recinzioni elettriche, le quali prima di essere attivate, sono già inservibili; si costruiscono e si allargano strade in piena zona parco nel Comune di Fossato di Vico in località "Ranchetti", ma si spendono danari pubblici per la sentieristica, che non vede nessuno).

 

L’istituzione di un’area protetta, in società democratiche e complesse, come sono quelle dell’Occidente, propone un percorso difficile, impegnativo, ma ineludibile: "trovare i modi per condurre l’uomo, come singolo e come collettività, a comportamenti più consapevoli verso il consumo del territorio e delle sue risorse. Il Parco costituisce oggi una sorta di sfida, un’ipotesi di lavoro per un rapporto con il territorio, culturale e materiale, profondamente rinnovato. Nuovo, perché nuovi sono i problemi che ci pone il rapidissimo sviluppo della tecnologia e le sfide che si presentano entrando nel terzo millennio".

 

Signori Amministratori: dell’Ente Parco, della Regione, della Provincia e dei Comuni, credete, in tutta coscienza che, dal 3 marzo 1995, giorno della istituzione del parco regionale, voi vi siete adoperati per la salvaguardia di questa area protetta? Certamente no! E’ necessario quindi che iniziate a recitare il "mea culpa" per evitare il "de profundis".

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