L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 22 - 21 novembre 2004 | |||||
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Comunicare ... con l'aldilà
di Carlo Catanossi Da piccoli scrivevamo a Gesù Bambino perché ci portasse dei regali la notte di Natale. E già cera un grosso problema: come recapitare la letterina a quel Bambino così gentile (perché ci portava regali) ma così distante da raggiungere (perché abitava in cielo).
Il problema trovava soluzioni in due modi: o si bruciava la lettera nel camino (e in quel caso raggiungeva sicuramente il destinatario visto la direzione del fumo) oppure si lasciava sopra lo stesso camino nellattesa che il destinatario la venisse direttamente a prendere (ciò era più fonte di sospetti ma era anche più comodo in unera in cui negli appartamenti i camini iniziavano ad essere sostituiti dai termosifoni e le mensole di questi erano valide alternative agli architravi dei fumosi strumenti da riscaldamento a legna quali depositi postali).
Molto più tardi arrivò la cartoleria che mise a disposizione la sua cassetta postale forse consapevole della triste fine fatta dai camini negli appartamenti e riscuotendo la gratitudine dei genitori che non erano più in grado di sviare i sospetti dei figli.
Oggi il problema sembra sostanzialmente risolto: i piccoli scrivono preferibilmente a Babbo Natale, quel signore grassoccio inventato dalla Coca Cola, che, come tutti sanno, vive ed opera in un paese del nord Europa con tanto di indirizzo ed ufficio postale. Fine delle comunicazioni.
E invece neanche per sogno! Non si è più bambini, non si deve chiedere giocattoli, sono cambiati gli strumenti ma lesigenza di parlare con laldilà continua. E lo facciamo a mezzo stampa.
E il caso delle lettere che giovani o meno giovani scrivono ad amici o conoscenti scomparsi per pubblicarle sui giornali. Il sentimento è profondo: lamicizia, laffetto, la stima, il ricordo.
Il metodo è quello classico: la scrittura. Lo strumento è la novità: il giornale.
Siamo nel mondo della comunicazione ed abbiamo la necessità di far sapere a tutti quello che pensiamo dei nostri rapporti più intimi con qualcuno che, in questo caso, non cè più.
Seppure con qualche rischio però (ad esempio quello di voler sanare carenze di affetto o mancato dialogo precedente) questo fenomeno non può che essere anche un pò il tentativo di voler parlare con qualcosa di immateriale elevando la nostra quotidianità oltre il contingente. In certi casi tuttavia lo strumento ci inganna: pensiamo che da lì (dal giornale ad esempio ma potremmo tranquillamente ragionare di televisione) possa veicolarsi tutto il nostro riflettere ed il nostro agire.
Nei giorni scorsi un gruppo di persone (circa quaranta a legger le cronache ma rigorosamente anonime e quindi non definite) ha scelto la via mediatica per dichiarare la necessità di avere un crocefisso in una determinata posizione in una chiesa piuttosto che in un altro luogo. La vicenda esprime un desiderio profondo di avere dei punti di riferimento ma anche una profonda incapacità di comunicare. Senza entrare nel merito della questione alcune domande sembrano lecite rispetto a ciò che può essere successo e si possono immaginare solo due possibili percorsi di comunicazione.
Nel primo caso il gruppo di persone si sarà rivolto ai responsabili della chiesa per chiedere spiegazioni e proporre soluzioni alternative e, forse, avrà ottenuto motivazioni e tempi per idonee soluzioni.
Nel secondo dei percorsi che può essere stato intrapreso il gruppo di persone ha scelto subito la via della comunicazione esterna tagliando così la strada a qualsiasi confronto personale.
Se queste fossero le strade realmente intraprese mi sembra di vedere un uso non corretto del mezzo di comunicazione che, nel primo caso, sarebbe stato usato come mezzo di pressione sicuramente indebita, nel secondo come scorciatoia ad una difficile interlocuzione tra persone.
Resta infine una constatazione: non ci sono più argomenti che debbono trovare vie alternative alla messa in piazza (sarebbe facile dire alla messa in onda dopo aver visto i piccoli e grandi fratelli di ogni sorta).
Considerando la professionalità di chi informa che non crea notizie (anche se qualche volta ha la necessità di riempire le pagine quotidiane) ma le rende disponibili al pubblico resta da capire quando scatta oggi in ciascuno di noi lesigenza di comunicare con mezzi nuovi cose vecchie ovvero la profondità del nostro cuore.
A quando, dunque, il fax al Padreterno per chiedergli di esserci vicino? | COSTUME & SOCIETA' | |||||
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