L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 22 - 21 novembre 2004 | |||||
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Relazione sugli scavi di Colle Mori
di Andrea Bonomi Ponzi
Andrea, responsabile degli scavi
Dalla cima si ha il controllo visivo, ad ovest, del sistema collinare percorso dalle vie di comunicazione con lUmbria occidentale e la valle del Tevere, e ad est di unampia porzione della catena montuosa, da Monte Cucco al Pennino, con i numerosi valichi che la attraversano. Queste caratteristiche geografiche ed orografiche hanno condizionato le vicende storiche di Colle Mori. Le indagini archeologiche hanno dimostrato, infatti, che la facilità di difesa e, soprattutto, il controllo delle vie di comunicazione hanno portato gruppi umani ad occupare stabilmente laltura in età protostorica e storica. I segni delloccupazione sono visibili sul terreno; sia la sommità del colle che i versanti meno ripidi appaiono sistemati artificialmente con sbancamenti e terrazzamenti atti a spianare i declivi e permettere perciò costruzione di abitazioni e apprestamento delle opere di difesa.
Coperchio di dolio
Gli scavi sono stati condotti, partire dal 1998, dalla Società Archeostudio per conto della Soprintendenza, ad hanno interessato i versanti occidentale e sud occidentale del colle. I dati ricavati dallindagine permettono di definire le varie fasi di vita dellinsediamento e di delinearne con una certa sicurezza lasseto topografico. Le prime attestazioni di una frequentazione dellarea risalgono alletà del bronzo, recente e finale, e riguardano un insediamento stabile localizzato sulla parte più alta del colle. Le tracce più consistenti sono state portate in luce al limite occidentale del primo terrazzamento, che circonda la sommità. Si tratta di un taglio nel banco di roccia naturale di forma ellittica, circondato da altri tagli circolari più piccoli. E', chiaramente, un fondo di capanna di circa 6 metri di diametro, con buche da palo a circoscriverne il perimetro. Subito ad ovest, un lungo e stretto taglio si può interpretare come uno scasso fatto per alloggiare una palizzata, probabilmente costruita a delimitazione del nucleo abitato, del quale altri segni sono visibili nei resti di muretti in pietrame e focolare nella zona a sud della capanna. La frequentazione protostorica ha interessato anche la lunga spianata che interessa gran parte del fianco occidentale della collina, alcune decine di metri più a valle della vetta.
Sono stati portati alla luce una serie di tagli artificiali nella roccia per la cui interpretazione sarebbero necessarie ulteriori indagini, ma che presentano comunque strati antropici che hanno restituito materiali ceramici delletà del bronzo, recente e finale; potrebbe trattarsi di un altro nucleo di capanne facente parte dello stesso insediamento. Lestensione totale dellarea abitata non è ancora stata individuata, ma si può presumere che occupasse la parte sommitale del colle e parte della zona del terrazzamento sottostante. Gli strati archeologici pertinenti a questa frequentazione dell'età del bronzo hanno restituito materiali ceramici, bronzei inquadrabili tra il XIII ed il X secolo avanti Cristo: sono olle, scodelloni, e tazze carenate di ceramica dimpasto; fuseruole e pesi da telaio, spilloni di bronzo, corna di cervo che presentano tracce di lavorazione e forse usate non solo per fabbricare oggetti ma anche per scopi rituali. Tutti elementi che permettono di cogliere aspetti importanti della comunità tadinate del tempo, unitamente alle caratteristiche dellabitato.
Come altre comunità dellItalia centrale, gli uomini che tra il XIII ed il X secolo a. C. occuparono il colle erano un gruppo tribale ben radicato nel territorio, dato il modello insediativo daltura, prescelto a scopi difensivi e di controllo delle vie di comunicazione; questo controllo permetteva daltra parte contatti commerciali anche ad ampio raggio. A questo riguardo è importante notare come il noto ripostiglio di Santo Marzio, sempre in territorio gualdese, anche se presumibilmente non facente capo allabitato di Colle Mori, è databile alla stessa epoca. Gli oggetti che ne fanno parte attestano i commerci (per esempio lambra ed i dischi aurei), come pure la sua stessa natura, anche se di carattere votivo, potrebbe denotare allo stesso tempo volontà di accumulo della ricchezza e perciò accentuate differenziazioni sociali.
Come già detto linsediamento protostorico perdurò per tutta letà del bronzo recente e finale. Le ricerche indicano chiaramente che Colle Mori fu abbandonato come sito abitativo nei secoli successivi, fino alla seconda metà del VI secolo a.C. Da questo periodo fino ad almeno la metà del III secolo a.C. unampia superficie dellaltura divenne sede della tota Tarinates, la collettività appartenente allethnos umbro ricordata dalle Tabulae Iguvinae e da Plinio. I versanti occidentale e sud occidentale furono sistemati con i terrazzamenti su menzionati allo scopo di regolarizzare il terreno, aree diverse adibite a differenti funzioni duso della vita religiosa e socio-politica della comunità, le strutture abitative e sacre costruite secondo un modello tipico dei centri urbani dellItalia arcaica, cioè pianta rettangolare, copertura in tegole e coppi, partizione funzionale degli ambienti interni. La cima del colle, lacropoli, fu isolata dal resto dellinsediamento con il primo terrazzamento, che circonda la vetta, anche se probabilmente questo, o almeno parte di questo, doveva esistere dalletà del bronzo. La piccola spianata della sommità non è stata indagata archeologicamente, ma sarebbe suggestivo immaginarvi lauguraculum dellabitato. Immediatamente al di sotto, il luogo dellantico insediamento protostorico fu parzialmente obliterato da un edificio di culto portato in luce già dallo scavo dello Stefani nel 1935. Per accogliere la struttura il fianco del monte fu tagliato in modo da creare una terrazza e i muri, a secco, in blocchi di pietra calcarea cavati in loco, si addossano a tale taglio.
Larea del tempio indagata dalle precedenti campagne di scavo ha messo in evidenza un sacello di pianta rettangolare orientato nord-sud, preceduto da un pronao, e solo con gli ultimi recenti scavi si evidenzia una nuova perimetrazione dellarea sacra, costituita da un lungo ambiente tripartito, pavimentato in coccio pesto rappresentante lultima fase tardo-repubblicana della struttura. La copertura era in tegole e coppi, presenti in discreta quantità negli strati di crollo della struttura, la faccia interna dei muri era intonacata (tracce di intonaco sono presenti sul muro est); la pavimentazione in coccio pesto, ma al di sotto di questo si trovano delle lastre di pietra che probabilmente appartengono ad un piano pavimentale precedente.
Parallelo al lato ovest del tempio è stato rinvenuto un lungo e basso muro con incassi quadrangolari disposti a distanze regolari atti a ricevere pali; dovrebbe trattarsi di una sorta di porticato con elevato ligneo che, stando al disegno elaborato dallo Stefani, doveva comprendere anche la profonda fossa che si trova presso langolo sud-ovest del sacello. Questa fossa ha un paramento in tegole fratte e fondo in cocciopesto e doveva svolgere originariamente la funzione di cisterna e in seguito di deposito votivo. Bronzetti di tipo schematico databili al V secolo a.C. attestano che il luogo di culto è stato fondato contemporaneamente allabitato, ma la stragrande maggioranza dei materiali rinvenuti negli strati di crollo delle strutture sono di età ellenistica - ceramica a vernice nera e una statuetta di figura femminile quindi le strutture sopra descritte sono da assegnare a questo periodo, che è quello dellultima fase di vita dellabitato; quando questultimo era già abbandonato il luogo di culto continuò però ad essere ancora frequentato per un certo tempo, ripavimentato in cocciopesto, dato che sono stati recuperati pochi materiali di epoca successiva, come un asse romano databile alla prima metà del II secolo a.C.
Questa era lacropoli.
L'abitato sorgeva sui terrazzamenti sottostanti. Ne sono stati parzialmente indagati 5. Sono tutti costituiti da lunghi sbancamenti operati tagliando la roccia; con la pietra cavata sono stati costruiti muri a secco addossati contro la parete a monte della terrazza, conservati per un'altezza anche di 1 metro e 90. Le unità abitative si impostano sul terreno così sistemato utilizzando come muro di fondo le sostruzioni, dove sono presenti incassi quadrangolari per l'alloggiamento di pali lignei; questo fatto dimostra che al momento della costruzione del muro di terrazzamento era già prevista l'edificazione delle abitazioni, dato che i pali erano funzionali a sostenere le travature lignee del tetto, fissate con chiodi di ferro, e ricoperte con tegole e coppi. Buche per pali scavate nella roccia sono presenti anche lungo la fronte degli edifìci, che guarda a valle, ed in un caso anche lungo l'asse mediano, per i pali di sostegno del culmine di un tetto a doppio spiovente. La fronte della casa probabilmente era costruita in materiale deperibile, in legno, visto che non sono stati trovati muri a chiudere la facciata, mentre sono presenti quelli dei lati corti che completano il perimetro. L'interno è ripartito, con muretti a secco, in tré ambienti, secondo un modello tipologico ampiamente attestato nell'Italia arcaica. Il piano di roccia ricoperto da un pavimento in terra battuta e laterizi tritati, di cui sono stati trovati dei lembi; nell'ambiente centrale in genere si colloca il focolare mentre quello a nord doveva essere adibito a magazzino per la conservazione delle derrate alimentari, contenute in doli rinvenuti ancora in situ.
Per le case delle due terrazze più basse la notevole altezza dei muri può far ipotizzare l'esistenza di un piano superiore con alzato e solaio in legno; l'abitazione portata in luce sulla terrazza più alta non presenta strutture interne che suddividono l'ampio spazio rettangolare racchiuso dai muri perimetrali, ma nulla vieta di pensare che la consueta ripartizione fosse ottenuta con divisori in materiale deperibile. Almeno due degli edifìci si differenziano da quelli descritti finora; si trovano nella terza e nella quarta terrazza a monte delle prime due: il primo ha una pianta sub trapezoidale ed un muro con tre grandi incassi per pali che lo recinge alle spalle ad una certa distanza, il secondo è costituito da un muro a pianta semicircolare circoscritto da una struttura rettangolare. Data la differente tipologia edilizia di queste costruzioni rispetto a quelle di sicura destinazione abitativa, si può pensare che rivestissero una funzione pubblica.
I materiali rinvenuti permettono di datare l'insediamento tra la seconda metà del VI e la prima metà del III secolo avanti Cristo. Quelli provenienti dalle case "private" sono testimonianze delle attività domestiche: sono i doli per conservare le derrate alimentari; la ceramica da cucina e da mensa; i pesi da telaio, rocchetti e fuseruole per la filatura e tessitura, che costituivano tra le occupazioni principali della donna; le fibule in bronzo, che erano elementi dell'abbigliamento; gli oggetti di destinazione votivo - cultuale come una coppetta miniaturistica; gli aes rude, blocchetti di bronzo testimoni una economia che si avviava a diventare di tipo monetale.
Dagli edifìci pubblici sono stati recuperati materiali che ne confermano la funzione: prima di tutto alcune tegole di gronda, decorate in modo rudimentale, che abbellivano la facciata, e per oggetti importati dall'area etnisca e greca, come un frammento di skyphos in ceramica sovradipinta, coppe in bucchero, e un frammento di ceramica attica a figure nere.
Per quanto riguarda la viabilità interna dell'abitato, allo stato attuale delle indagini non si può dire molto in ogni caso i terrazzamenti stessi, livellando il ripido pendio del monte, consentivano comodi percorsi; inoltre, passaggi trasversali tra un terrazzamento e l'altro si trovano immediatamente a nord e a sud di ogni singolo gruppo di abitazioni, dove il banco di roccia appare regolarizzato con interventi artificiali. Uno degli assi principali potrebbe individuarsi in una lunga e stretta fascia di terreno pianeggiante che taglia il fianco occidentale del colle con un andamento sud ovest-nord est che è diverso da quello dei terrazzamenti, nord - sud; presumibilmente collegava la parte bassa meridionale dell'abitato con il santuario, ma saranno necessario ulteriori verifiche per poter confermare l'ipotesi. Altri assi viari antichi potrebbero essere ricalcati dai sentieri che sono ancora oggi in uso.
L'estensione totale del sito archeologico non potrà mai essere ricostruita con esattezza, dato che buona parte del fianco occidentale del colle è stato asportato dalla cava, comunque doveva occupare una superfìcie di 12 ettari. Finora non sono state trovate tracce dei suoi limiti e di eventuali fortificazioni. Il rinvenimento casuale, nei pressi del terrazzamento più basso, di un cippo con iscrizione in umbro di IV secolo avanti Cristo, che nomina i confini della tota tarinates, fa pensare, comunque, che l'abitato non dovesse estendersi molto oltre.
Questo cippo è di fondamentale importanza per la comprensione della realtà di cui ci stiamo occupando: dimostra infatti senza limiti di dubbio che labitato di Colle dei Mori apparteneva ai tadinati, ma solo, con la sua funzione di segnacolo che delimita i confini pubblici, è la prova certa che, almeno dal IV secolo avanti Cristo, i tadinati si erano costituiti in una unità politico topografica corrispondente alla città.
Per finire, solo un accenno alla necropoli scavata dallo Stefani a San Facondino, pertinente con tutta sicurezza allabitato di Colle dei Mori: i corredi conservati nelle tombe dimostrano come la comunità fosse fiorente, ed in essa il potere economico e politico era detenuto da un ceto di aristocratici che si autorappresentavano come guerrieri ed esibivano beni di lusso importati dalla Grecia e dallEtruria.
Il responsabile agli scavi Andrea Bonomi Ponzi | ARCHEOLOGIA | |||||
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