L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 20 - 17 ottobre 2004 | |||||
| Pro Tadino | Prima pagina | Edizioni | Sommario | Cerca nel sito | ||
In merito alla crisi della ceramica
Salari e contributi sono voci pesanti nel costo delle nostre produzioni se raffrontati coi salari dei paesi nostri concorrenti. Si sente spesso dire che il "made in Italy" tira, ma certamente non riguarda le nostre ceramiche che, tutto sommato, hanno mantenuto le quote di mercato italiano, ma la quota di vendita nel mercato interno non supera il 35-40% della produzione, per cui gli operatori si vedono costretti ad operare scelte il più delle volte drammatiche. Gli addetti ai lavori non sanno più che pesce pigliare: hanno fatto quanto c'era da fare, hanno investito in pubblicità, hanno partecipato a tutte le fiere del settore, ma il risultato non è cambiato. Cosa si potrebbe, allora, tentare per rimettere in carreggiata lattività trainante del nostro territorio che sta segnando il passo e che oltretutto dà segnali non confortanti in quanto la pluralità delle aziende si sta rifugiando nella cassa integrazione? Occorre capire qual è il vero male della ceramica. Per la produzione commerciale non c'è via di scampo, per quella artistica qualche possibilità di ripresa si potrebbe inseguire adottando filosofie e strategie in grado di solleticare il mercato.
Si sente dire spesso che le cose che costano sono quelle che compra la gente. Ferrari, Mercedes, Macerati fabbricano prodotti cari ma unici riuscendo a mantenere i loro mercati. Sulla scorta di tale indicazione gli operatori locali debbono adottare la strategia di realizzare oggetti unici e di valore puntando esclusivamente su una produzione di "élite": si produca ceramica a riflessi secondo i vecchi dettami con la certezza di offrire oggetti d'arte attraverso la rivisitazione di manufatti pregiati sia per forma che per decoro. Si curi l'oggetto dall'iniziale formazione: il supporto ceramico deve essere costruito perfetto sia nella linea che nello spessore. Non si può produrre un fittile tanto pesante e tale da non sembrare fatto di ceramica. Si usino i ferri del mestiere per produrre un supporto elegante, leggero, condizione questa che limiterà anche i costi di cottura oltre a quelli insiti del costo della materia prima.
Il decoratore, prendendo tra le mani un pregevole manufatto, sarà meglio ispirato; metterà più cura e più amore nel suo lavoro perché capirà che non potrà mai campire quel capolavoro, uscito dalle sapienti mani del figulinaio, con disegni banali che offenderebbero l'opera del Mastro di bottega. La bottega: proprio quella dei nostri avi, con pochi addetti ma qualificati e laboriosi. Il progetto dovrà riguardare anche le dimensioni d'ogni azienda una volta individuata la strategia sul mercato. Bisognerà ritornare a produrre con amore e con la consapevolezza di offrire qualcosa di veramente pregiato e di unico. Fino ad oggi è stato sempre ricorrente tra gli operatori del settore il vezzo di guardare cosa facevano gli altri e di copiare quelle produzioni per poi offrire i loro prodotti a prezzi più bassi. Ha sempre primeggiato il principio della concorrenza spietata che, in qualche caso, li ha portati a vendere i loro prodotti a prezzi inferiori rispetto ai costi. La concorrenza va ricercata nella qualità e nell'unicità del prodotto.
Soltanto così si potrà sperare nella ripresa della ceramica per la quale sarebbe doveroso stilare un progetto globale che parte dalla riconversione aziendale. Ceramica non è solo fittili, stoviglie o piastrelle. Con essa si fabbricano pezzi di motori di autoveicoli compresi i sistemi di frenatura; parti delle navicelle spaziali; attrezzi di lavoro quali bisturi, forbici e tante altre cose destinate alle produzioni industriali di alto livello per cui non ci è dato di vedere quelle produzioni nei negozi o nei supermercati.
La bella ceramica non ha prezzo. E' vero ha un mercato ridotto rispetto a quella commerciale, ma ti permette di vivere. Ogni bottega, se si sceglie di produrre fittili altamente artistici, non potrà fare a meno del "tornitore" in quanto è impensabile rifornirsi da ditte che fabbricano biscotto per tutti. Ci vuole un'alta professionalità e per conseguirla occorrerà studiare, ricercare dopo aver saggiato le istanze dei mercati mondiali. Plagiare ciò che fanno gli altri non darà mai un carattere speciale all'azienda che subirà ogni crisi di mercato.
Il discorso è ancora più difficile di quanto potrebbe pensare. E, per tale ragione, si dovrà perseguire un progetto di unione tra le aziende: più teste potrebbero trovare la via giusta mentre l'artigiano, da solo, non può far altro che peggiorare le cose. Un comitato, formato da persone serie e capaci le quali non debbono dare la loro opera per perseguire il tornaconto, potrebbe mettere a fuoco e risolvere i problemi mediante l'istituzione di apparati consortili o similari con l'intento di meglio qualificare la produzione attraverso la continua ricerca e la sperimentazione di nuove tecniche di produzione, ricercare mercati, promuovere incontri, dare nuova verve all'antica pratica che ha assicurato pane e lavoro ai nostri predecessori.
Diciamocelo con franchezza. La grande azienda, quella che conseguiva facile guadagno, raramente reinvestito, è quella che fa maggiormente pesare questa crisi irreversibile, di cui tutti parliamo senza tentare qualcosa di doverosamente risolutivo.
Giancarlo Franchi | GUALDO TADINO
| |||||
| Pro Tadino | Prima pagina | Edizioni | Sommario | Cerca nel sito | ||