L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 20 - 17 ottobre 2004

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Il libretto rosso


Superato il periodo delle votazioni in cui anche questo giornale è stato coinvolto, siamo tornati ad essere futili chiacchieroni, bla bla bla perditempo e accaldati consumatori di ferie. Siamo tornati alla tolleranza francescana ed alla sonnolenza della mente grazie alla quale niente avrebbe potuto mandarci in bestia.

 

In mancanza di salotti intellettualmente raffinati in cui poter disquisire, ma anche di osterie in cui poter tranquillamente ciarlare (i primi non li abbiamo mai avuti, le seconde sono scomparse da oltre mezzo secolo ...), anche quest' anno, sulle solite panchine, all' ombra delle stesse piante, forse stimolati dalla leggera droga che i tigli lasciano cadere dall' alto, ci siamo abbandonati al piacevole e democratico uso del verbo. Nemmeno l'arrogante e maniacale xenofobia svizzera, reiterata qualche giorno fa, era riuscita ad animarci.

 

Ma, ad un certo punto, il beato disinteresse per le umane cose è stato interrotto da un giovane paesano che ha preso a sventolare un libricino dalla copertina rossa. "I pensieri di Mao!".

 

Innamorato stracotto delle Ferrari, lui, insieme ad altri due pellegrini, se ne era andato in Cina, a Shanghai, per vedere il Gran Premio. Uscito dal circuito, anziché acquistare per la fidanzata sete, profumi o incensi cinesi famosi in tutto il mondo, aveva comperato il libretto rosso di Mao posto in vendita come souvenir per 70 centesimi di euro in numerose bancarelle, accanto a montagne di sciarpe, giubbetti, ombrelli e bandiere con lo stemma del cavallino rampante. Rosso quello, rossi questi.

 

Sic transit gloria mundi ...

 

Il trofeo ce lo siamo passato di mano in mano e la delusione è stata cocente: era scritto con gli ideogrammi. Chi aveva sperato di metter su all' istante una discussione politica sulla base delle massime eterne del "Grande Timoniere", è appassito di colpo e noi con lui.

 

"Credevate che fosse scritto in gualdese?"

 

Ma, una mente perversa era in agguato.

 

"Ve li faccio 'vedere' io i pensieri di Mao scritti in italiano! ..."

 

La Mente ha cominciato, senza essere invitato da chicchessia, ad agitare in aria una specie di quaderno dalla copertina unta e bisunta di povero cartone rossiccio, attenta a non mollarlo.

 

"Patto Generale per la Conduzione a Mezzadria dei Fondi Rustici nella Provincia di Perugia. Anno 1934. Gualdo Tadino." Così era scritto sulla copertina.

 

"Eccolo il libretto rosso italiano. Alla rovescia!"

 

Il brav' uomo (un pacifista intelligente, una specie di Ghandi ...) lo ha aperto ed ha cominciato a leggere.

 

"Silenzio! Ascoltate: articolo 19: il mezzadro provvede in proprio a tutti gli attrezzi ... Se il mezzadro è impedito ai lavori per malattia o per incapacità il concedente, il 'padrone', li fa eseguire ai braccianti, addebitandogli la spesa. Art.26 ... è fatto divieto al mezzadro di coltivare terreni propri ... di diminuire la potenzialità della famiglia facendone allontanare un ramo od un solo componente atto al lavoro ..."

 

Che vuol dire?" - chiede qualcuno.

 

"Vuol dire che se un figlio si sposa deve restare nella famiglia ... nessuno se ne deve allontanare senza autorizzazione, pena la risoluzione del rapporto. Articolo 37: a carico del mezzadro sono le spese per la riparazione degli attrezzi. Art.38: per la trebbiatura, il vitto al personale dell' aia e di macchina è a carico del mezzadro ... come pure sono a suo carico la spesa per la fornitura del combustibile e della energia elettrica. Idem per la spesa dell' elevatore. Idem per gli impianti interni (elettrici e non ...) della casa colonica (art.39). Idem per il deposito del contatore ed il pagamento delle bollette. La legna (art.45) ricavata dalle piante secche, è così ripartita: tronco e ceppo al 'padrone', rami e radici al mezzadro. Se questi (art.60), previa autorizzazione, tiene un apiario per suo conto dovrà corrispondere un chilo di miele per arnia. Art.61: non potrà avere più di cinque galline per ettaro e allevare più di dodici pollastri ... e corrisponderà un cappone ogni tre ettari e cinque uova per gallina. Non potrà allevare più di un' oca per ettaro e l' allevamento non potrà avere più di due femmine ed un maschio per la riproduzione. Le anitre, tacchini e faraone sono considerati beni comuni ed i frutti vanno divisi ma potrà avere piccioni senza corresponsione, ma non più di quattro coppie. I prodotti dell'orto debbono essere consumati dalla famiglia del mezzadro. Non possono essere venduti."

 

Ad ogni piè di pagina è stampata una massima: "Il lavoro intelligente non è più tormento: è elevazione" - "Custodisci con cura i tuoi strumenti di lavoro: essi ti danno il pane" - "Prima di assentarti chiedi SEMPRE il permesso".

 

Nella sezione contabilità, in bella calligrafia, sicuramente non del contadino: "elargite dal padrone lire mille per la scomparsa della ... nonna."

 

Più avanti, a fine anno ed in debito del contadino: "restituire lire mille della ... nonna."

 

Sulla stessa colonna: "dare lire 80 per costo del presente libretto. Giriamo il libretto e leggiamo: prezzo lire 10.

 

Sotto c' è scritto: "AMA e rispetta il tuo datore di lavoro se vuoi essere da lui amato e rispettato".

 

"Ghandi" chiude il libretto. La sua voce è leggermente incrinata dall' ira.

 

Luigi Gaudenzi

COSTUME & SOCIETA'

 

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