L'ECO del Serrasanta

 

N. 19 - 3 ottobre 2004

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Ambiente

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CON LA TESTA FRA LE NUVOLE (86)

Rubrica amatoriale di meteorologia e climatologia a cura di MeteoAppennino

Gli uragani

Che cosa sono, come si formano e perché sono devastanti i terribili compagni di Ivan


10meteo0419.jpg (19369 byte)Chi di noi non ha mai pensato: "Avessi una bella casetta ai Caraibi!". Eppure, proprio in questi paradisi tropicali - come i mass media hanno più volte sottolineato in questi giorni a proposito di Ivan - per alcuni mesi all’anno si vive l’incubo dei cicloni e delle tempeste tropicali, quelle che comunemente si definiscono "uragani". Quando, nel XVI secolo, gli spagnoli raccolsero dagli indigeni delle Antille la leggenda di Huracàn, dio dei fulmini e delle tempeste, non immaginavano certo di trovarsi di fronte a fenomeni naturali di tale violenza. Oggi noi conosciamo questi fenomeni nella loro reale portata anche grazie ai mezzi di comunicazione di massa, abbiamo imparato a prevedere il loro arrivo con una certa precisione. Ma l’unica cosa che l’uomo può fare oggi di fronte ad un uragano è ancora una sola: fuggire.

Che cos’è un "uragano"

In diverse zone del pianeta, tutte comprese nella zona tropicale, per alcuni mesi l’anno si formano cicloni particolarmente violenti che, a seconda delle diverse zone, assumono varie denominazioni. Colpiscono come "uragani" in primo luogo le Antille, le coste sud-orientali degli Stati Uniti, le coste atlantiche e pacifiche del Messico; come "tifoni" le coste meridionali dell’Asia, dall’Arabia fino al Giappone, sfiorando le coste orientali africane dell’emisfero australe; come "willye willye" le coste nord orientali dell’Australia. Ma si tratta sempre della stessa cosa: immani tempeste che si sviluppano unicamente dove la temperatura dell’acqua del mare, per uno spessore consistente, supera i 27-28°C. Questo fatto esclude automaticamente le zone temperate - che possono essere interessate solo nella fase di esaurimento del ciclone, come gli USA e il Giappone - e soprattutto il Mediterraneo, il cui spessore di acqua calda non supera un paio di metri e in cui si formano solo "piccoli" uragani, che non risultano devastanti, l’ultimo dei quali nel 1995.

Quando si incontra ...

Limitandoci a quelli dell’Atlantico, gli uragani si formano solitamente da luglio a novembre, nel periodo, cioè, di massima temperatura delle acque. Nascono come semplici tempeste al largo delle coste occidentali africane e, spinti dagli alisei - che in quota hanno una direzione est-ovest - si spostano verso il Golfo del Messico, acquistando sempre più energia proprio dal calore e dall’umidità forniti dalle acque oceaniche.

Come è formato

Un uragano, come tutte le tempeste tropicali, si riconosce benissimo dalle immagini da satellite (vedi foto), poiché ha un caratteristico "foro" al centro, detto "occhio", che ha un diametro che varia dai 10 ai 200 km, in cui il cielo diviene improvvisamente chiaro, a volte sereno, e dove cessano - momentaneamente - tutti i fenomeni. Tutt’intorno si addensano nubi imponenti, che possono raggiungere i 16-18 km di altitudine, il cosiddetto "muro dell’uragano", sotto cui si verificano i fenomeni più devastanti. Più esternamente, l’uragano si avvolge a spire in senso antiorario nel nostro emisfero - orario in quello australe - per una larghezza complessiva che può raggiungere e superare i 1.000 km.

I suoi effetti

L’uragano è una perfetta macchina distruttrice che, utilizzando il calore e l’umidità dell’aria a contatto con i mari tropicali, genera fenomeni immani. È stato calcolato che l’energia prodotta da un uragano violento in un giorno equivale a quella liberata dall’esplosione di 1.500 bombe nucleari di potenza pari a quelle di Hiroshima. La sua potenza devastante è però dovuta a tre fatti.

Primo: i venti

Al centro dell’uragano, nella zona del cosiddetto "occhio", la pressione atmosferica raggiunge valori bassissimi, scendendo a volte sotto i 900 hPa. Questo genera un "risucchio" fortissimo di aria dalle zone circostanti che, unitamente ad altri fatti concomitanti, genera venti che possono superare i 200 km/h e sfiorare i 300. Nessun edificio può restare indenne a venti di tale violenza.

Secondo: l’onda di marea

A causa dei venti fortissimi, che "ammucchiano" l’acqua del mare verso l’occhio del ciclone e a causa dell’abbassamento di pressione atmosferica, che fa alzare la superficie delle acque, l’uragano provoca un’onda di marea ("storm surge") che può raggiungere anche gli 8-10 m. Questo significa che il mare avanza verso la terraferma, sommergendo e devastando tutte le terre che si trovano fino a 8-10 m sul livello del mare. Per assurdo: se un uragano investisse l’alto Adriatico, l’onda di marea sommergerebbe città della pianura Padana a decine di km dalla costa. Per fortuna qui non potrà mai succedere.

Terzo: le piogge

Se non bastasse, tutti i territori che sfuggono all’onda di marea, vengono poi devastati dalle alluvioni conseguenza delle piogge torrenziali che si riversano nelle zone investite dall’uragano. Possono cade anche 1500 mm in un solo giorno, con conseguenze facilmente prevedibili: frane, smottamenti, colate di fango. Il tutto in zone spesso poverissime, prive di una razionale organizzazione del territorio. L’uragano Mitch, ad esempio, nell’ottobre del 1998, causò oltre 10.000 vittime nelle zone più povere del centro America.

Se lo conosci lo eviti

E' dai primi anni del ‘900 che è invalso l’uso di attribuire ad ogni uragano un nome, in base all’ordine alfabetico. Ad esempio, il primo uragano della stagione si chiamerà Albert, il secondo Bill e via dicendo. Fino agli anni ’50, era consuetudine usare solo nomi di donna. Oggi, per par condicio, si usano entrambi.

Pierluigi Gioia

 

 

Pierluigi Gioia può essere contattato qui.

Massimiliano Squadroni può essere contattato qui.

 

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