L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 19 - 3 ottobre 2004 | |||||
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ROCCHETTA Così stanno le cose Quel mitico Angelo Pascucci, valente ceramista ed amante della natura, collocando la lapide '"ad perpetuam rei rnemoriam" non avrebbe mai immaginato che i suoi concittadini l'avrebbero nascosta sotto le acque della vasca costruita proprio a ridosso dell'antica scaturigine dell'acqua "Rocchetta".
L'aveva murata sulla parete destra della roccia (per chi guarda la cascata) per sottolineare l'importanza del suo ritrovamento. Era l'anno 1873. Ne sono passati di lustri da quella data e molti anni ne trascorsero ancora prima che un imprenditore lungimirante, Belisario Righi, decidesse di sfruttare industrialmente quel prezioso liquido. Erano già trascorsi più di ottantanni se non si vuole ricordare che Corrado Guerrieri, trent'anni prima di lui, la usò per la produzione della famosa gazzosa con la pallina.
In quei tempi, alcuni nostri concittadini ne vantavano ai quattro venti le virtù terapeutiche, mentre la maggior parte della popolazione si accorgeva della fonte solo in occasione di feste che venivano organizzate in quell'amena località. Ogni gualdese comunque aveva a cuore l'acqua "Rocchetta".
Ricordo che quando la famiglia Righi iniziò le pratiche per il suo sfruttamento industriate, l'allora Amministrazione dell'Appennino Gualdese difese "unguibus et rostro" la sorgente, opponendosi in primo luogo all'esproprio dei terreni di sua proprietà, che delimitavano la concessione mineraria e intervenendo con argomentazioni presso l'allora Distretto Minerario. Anche l'Amministrazione comunale fece la sua santa guerra contro la famiglia Righi. Quelle prese di posizione che animarono anche una gran parte della popolazione consigliarono i Righi a concedere un'altra bocca d'acqua per la popolazione, in aggiunta a quella adiacente al "Grottino" al quale erano particolarmente affezionati i gualdesi e che attualmente è inspiegabilmente in disuso. Non si trattò di un diritto dei cittadini di Gualdo Tadino, ma di un mero atto di ... generosità. L'intera vicenda è storicizzata nei documenti redatti nel tempo dagli amministratori dell'Appennino Gualdese (oggi disciolto) e nella puntuale memoria di Sergio Confidati, scrupoloso segretario dell'Ente.
Oggi la storia si ripete. I protagonisti cambiano e la popolazione si divide: c'è chi si dichiara d'accordo per concedere il permesso di ricerca, ma c'è anche chi protesta energicamente organizzandosi in comitati. Varie associazioni cittadine, organizzate dalla Pro Tadino, sono scese in campo per dire la loro e cercare di mediare la querelle nel corso di uninfuocata riunione in quel di Corcia. Ci sono stati addirittura interventi che chiamerei esterni; i sindaci delle città umbre hanno voluto mettere il becco sulla questione che non li dovrebbe interessare assolutamente. I comitati vorrebbero far valere le loro ragioni, legittime e meritevoli di rispetto, se non altro per l'attaccamento che dimostrano, gli amministratori comunali locali, invece, qualora la sorgente di Monte Castiglione non alimentasse (come non dovrebbe alimentare) la scaturigine che
La confusione la fa da padrona in questa vicenda che è regolata da una legislazione che pone paletti e condizioni al di là delle paure e delle argomentazioni. L'acqua minerale rientra nella disciplina delle miniere che, come tale, appartiene al patrimonio indisponibile dello Stato, che può consentire ai privati di svolgere l'attività di sfruttamento a seguito dì rilascio di una concessione.
Attualmente lo Stato ha trasferito tale delega alla Regione, la quale autorizza l'attività
II richiedente deve dimostrare di possedere requisiti tecnici ed organizzativi e viene valutata la validità del progetto di ricerca. Nel caso di più istanze concorrenti, la Regione deve effettuare una valutazione comparativa e motivare la scelta. Il titolare del permesso ha l'obbligo di risarcire i danni arrecati alle proprietà private durante l'attività: a garanzia di tale obbligo può essere richiesta una cauzione. II richiedente deve anche corrispondere alla Regione un canone commisurato alla superficie di ricerca autorizzata.
Quando si sente dire "l'acqua di Boschetto non si tocca" o "l'acqua Rocchetta è dei gualdesi" occorre pensare che sono frasi non attinenti alla realtà delle cose. L'acqua è dello Stato e la sfrutta chi la scopre o chi ne fa richiesta di ricerca. Organizzarsi in comitati, minacciare proteste, andare in corteo, sono manifestazioni meritevoli, ma esse non inficiano la sostanza delle cose. Se c'è volontà da parte della Regione di condividere il piano finanziario di Rocchetta, protestare non vale proprio la candela.
La storia si ripete e le decisioni che verranno prese a breve sicuramente confermeranno ciò che la legge stabilisce in materia, al dì là delle attese di quanti stanno cercando di mettere i bastoni tra le ruote ad una società che persegue il proprio scopo industriale e che meriterebbe maggiore rispetto.
Per quanto attiene alla paventata preoccupazione che l'acqua di Monte Castiglione affluisca al Rio Fergia, c'è da puntualizzare che il concessionario, cioè chi vuole sfruttare industrialmente la sorgente, fa richiesta per quel giacimento avendone individuato la scaturigine: il percorso che potrebbe seguire successivamente quell'acqua non viene valutato nel rilascio dell'autorizzazione.
Questa la realtà dei fatti, "dura lex, sed lex".
Giancarlo Franchi | GUALDESITA'
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