L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 18 - 19 settembre 2004

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La nascita dell'Università degli uomini originari

Quando dopo una scomunica ed un processo, gli Uomini di Costacciaro fecero loro il Monte


 

Correva l’anno del Signore 1289, quando molti degli "homines", cioè degli Uomini Originari di Costacciaro, si sottoposero a lunghe ed estenuanti deposizioni, in un processo, celebrato a Gubbio tra l’aprile dello stesso anno ed il 1290, che contrapponeva il monastero benedettino avellanita di "Sanctus Andreas de lnsula Filiorum Manfredi" (l’attuale "Badia"), con la sua casa madre di Fonte Avellana da una parte, e gli abitanti del castello di "Colle Stazarii" (l’odierno Costacciaro), dall’altra.

 

In diciassette pergamene, conservate presso l’archivio del Collegio Germanico in Roma (pubblicate nel volume VII delle Carte di Fonte Avellana), possiamo leggere come si svolse il dibattimento. I fatti in questione risalivano al 1265, quando il castello Costacciaro ed i suoi due sindaci, Ugolinus e Bentivolia, furono bollati di scomunica, dal papa Clemente IV, e costretti a pagare una pena pecuniaria. La causa del contendere era rappresentata dalla circostanza secondo la quale gli Uomini di Costacciaro (forse al tempo in cui podestà di Gubbio era Fuffutius, o il nobile e scelto uomo Andrea di Marano, e Priori, Paolo di Angelo da Perugia, e lo stesso Fuffutius, già, come detto, podestà di Gubbio) avrebbero impedito ai pastori del monastero avellanita di Sant’Andrea de Insula Filiorum Manfredi di pascere greggi ed armenti sul Monte Cucco, li avrebbero scacciati e, perché mai più vi facessero ritorno, avrebbero messo, in pieno accordo col capitano dello stesso castello di Costacciaro, alcuni guardiani ("custodes") a svolgere un servizio di vigilanza armata. Col transito e la sosta del bestiami, infatti, i pecorai di Sant’Andrea dell’Isola avrebbero arrecato gravi danni a quei luoghi, così tanto faticosamente lavorati, e seminati, dagli Uomini di Costacciaro. Dagli atti del processo, cui presenziarono i sindaci delle parti in causa, il podestà di Gubbio, e le autorità di Fonte Avellana e Sant’Andrea dell’Isola, si desume come questi "homines" avessero consuetudinariamente acquisito, già da almeno venti, o trenta, anni prima della costruzione del castello da parte degli Eugubini, vale a dire attorno al 1200 circa, il diritto di pasturare, lignare e rancare (cioè ricavare ranchi, "rancora", per la coltivazione di cereali) su almeno una parte del massiccio del Cucco. L’imperativo categorico degli Uomini di Costacciaro si può esemplificare con un’espressione, impiegata nel medesimo processo: "Rancare et de locis incultis facere culta" cioè dissodare e trasformare i luoghi incolti in aree coltivate.

 

il Monte Cucco, come riferisce il nobile signore di Costacciaro Pietro di Armanno de Guelfonibus, era stato compartito, con la stesura e la firma d’un apposito atto notarile intorno al 1269, tra i membri della sua nobile signoria rurale padrona di Costacciaro, ed il monastero di Sant’Andrea dell’Isola. Il Monte Cucco, verso le Marche ("Marchia"), confinava, invece, con i possessi dei conti Atti del Castello di Sassoferrato. Una linea immaginaria, che congiungeva l’imbocco della valle di Pantanella ("Bocca Pantanelle") al piano di Val Ràchena ("Planum Vallis Raycane") divideva i due possedimenti: ad oriente, s’estendeva il territorio del monastero dell’Isola, mentre, ad occidente si sviluppava quello di pertinenza dei Guelfoni.

 

Fu proprio sul territorio controllato dal monastero costacciarolo che gli Uomini di Costacciaro avanzarono giustificati diritti di uso, poiché sostenevano di avervi lavorato, per decenni ricavando, da "sodos ed loca inculta", cioè sodivi e luoghi incolti, vecchi ranchi ("rancora antiqua"). Taluni Uomini di Costacciaro sostenevano, inoltre, di aver ottenuto il possesso di quei terreni del Cucco dal "monasteriums Poli de Valle Pontis", vale a dire dall’antichissimo monastero celestino di San Paolo in Val di Ponte, che un tempo sorgeva presso Civitella Benazzone di Perugia e possedeva proprietà anche nella diocesi di Gubbio. Già da molti anni, gli uomini del castello di Costacciaro, e delle sue ville, si erano comunque insediati, per scopi lavorativi (realizzazione di "rancore" e "laboritia") in "fauce Sancti Donati" cioè nell’attuale valle del Torrente Rio dove, fra l’altro, insisteva il caprile (da cui il nome dell’attuale centro abitato) del monastero di Sant’Andrea dell’Isola, in "Purina", oggi Monte Le Gronde, e in "Plagia Frigulosa" (letteralmente "piaggia freddolosa"), oggi La Fravolosa. I bestiami di Sant’Andrea dell’Isola erano spesso mandati a pascere, specie nella brutta stagione, anche nell’attuale piana agricola di Pascolo (allora detta "Pasculum"), ed in quella di Villa Col de’ Canali ("Piano Collis Canalis"), entrambe di giurisdizione del monastero. La cacciata ("expulsio") di pastori e greggi del monastero costacciarolo sarebbe, per la prima volta, avvenuta proprio "in Piano Collis Canalis", e non già in montagna, al tempo del podestà eugubino Andrea. Non conosciamo il verdetto del processo, ma appare oltremodo chiaro come questo dovette essere favorevole agli Uomini Originari, visto che, da allora, essi non hanno mai più smesso di godere pacificamente della montagna.

 

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