L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 18 - 19 settembre 2004

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  RICORDANDO  

Non è una favola


Una di queste sere d’estate, seduti in piazza come ai tempi del salotto all’aperto, con un gruppo di amici si parlava di tutto ciò che non esiste più, di ciò che è stato superato dalla tecnologia.

 

Il discorso, dopo tante digressioni, si è poi fermato sul problema dei vecchi mestieri artigianali che, in un mondo che va sempre più veloce, non trovano più spazio e tutto è stato come un ripercorrere la strada della memoria.

 

Abbiamo parlato degli antichi mestieri dei nostri "nonni", quelli che erano di moda all’inizio del novecento, quelli che sembravano senza tempo, "eterni" nel loro essere al servizio della gente, i mestieri che avevano un certo "valore" nella società di allora. La figura del fabbro con la sua incudine, lo scalpellino che spianava i pavimenti sconnessi pubblici e privati, il falegname che lavorava il legno per farne i mobilia, il calzolaio e il ciabattino, l’uno che costruiva scarpe nuove e l’altro che aggiustava ciabatte e scarpe vecchie e rotte. C’era la sartina attenta ad infilare con l’ago spolette, punti e sottopunti, l’arrotino amico, l’idraulico ricercatissimo, e il vecchio barbiere, dove si parlava volentieri di tutto, ultimo a morire, che oggi è stato superato dal rasoio elettrico e dalla macchinetta per fare i capelli. Il tutto in un clima calmo e sereno, ove, oltre ai sapori si udivano i suoni e i canti della vecchia fisarmonica, legati al vecchio mondo agricolo.

 

Gli amici hanno cercato di riportare a galla ricordi anche di altri vecchi mestieri, ma ci siamo limitati a esaminare solo quelli sopraelencati, perché avremmo allargato troppo il loro ventaglio. I ricordi non erano velati di malinconia, forse c’era uno spruzzo di nostalgia per un mondo e per mestieri scomparsi e sepolti sotto la polvere del tempo.

 

La serata è stata piacevole perché tutti ci sentivamo coinvolti in questi ricordi, perché da piccoli avevamo tutti conosciuto "gli uomini" che, prima della loro scomparsa, esercitavano con maestria arti di un mondo che se n’è andato ed al quale un altro s’è sovrapposto, non certo più bello del primo.

 

Antonio Campioni

COSTUME & SOCIETA'

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