L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 18 - 19 settembre 2004

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommario

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  RIEMERGE LA TADINUM ROMANA 

Il prof. Braconi:

"Ora cerchiamo il forum"

Il sito ricoperto con teloni e ghiaia per proteggerlo. Il prossimo anno continueranno gli scavi per riscoprire tutta la città

 

di Riccardo Serroni


tadroman1.jpg (10479 byte)Due certezze: la prima è che ciò che è emerso dagli scavi dei circa 350 mq di terreno nella zona di Taino, che nasconde i segreti della Tadinum Romana, è già sufficiente per decidere di realizzarvi un sito archeologico molto interessante; la seconda è che, nel prossimo anno, gli scavi continueranno perché il sottosuolo custodisce gelosamente ancora molte sorprese.

 

C’era tantissima gente ad assistere alla cerimonia di chiusura della prima campagna di esplorazione realizzata dall’Università di Perugia su incarico del comune di Gualdo Tadino. La relazione sul campo dei prof. Simone Sisani, direttore degli scavi, è stata seguita con straordinaria attenzione e religioso silenzio. Il rinvenimento di una piccola lastra di bronzo incisa con lettere alfabetiche romane e lingua umbra ha uno straordinario valore come documentazione storica. Risale al 3° secolo a.C. e di simili ne esistono soltanto una trentina: "Speriamo che sia solo un primo frammento delle tavole gualdesi che ci auguriamo di ritrovare" ha commentato il prof. Sisani. Ma per tracciare un quadro abbastanza esauriente di ciò che rappresentano le nuove scoperte archeologiche sul nostro territorio, ascoltiamo il prof. Paolo Braconi, responsabile del progetto.

 

Quale scala di valori darebbe a ciò che è emerso: interessante, molto interessante o straordinariamente interessante?

 

Per noi è molto interessante. Sapevamo che qui c’era l’abitato dell’antica Tadinum. Quello che ci mancava di sapere era lo stato di conservazione delle strutture sepolte ed abbiamo cominciato qui perché eravamo sicuri, dai ritrovamenti di superficie, che qui c'era un edificio termale. Quello che vedete parla chiaro. Almeno in questo punto, ma abbiamo ragione di supporre che sia così anche altrove, la Tadinum romana è discretamente conservata. C'è lo stimolo per estendere le ricerche per la riscoperta dell'area urbana che sappiamo già grosso modo dove si trova e fatti ulteriori scavi nel futuro c'è la possibilità concreta di creare un'area archeologica visibile, perché l'impatto visivo monumentale di quello che esiste lo meriterà.

 

Quindi l’area archeologica si farà.

 

tadroman2.jpg (9001 byte)Diciamo che c’è la possibilità di farla. Il farla non dipende da noi dell’Università. Certo, non si può fare nessun tipo di progettazione in questo campo se non preceduta da una ricerca seria ed è ciò che abbiamo appena iniziato. Mi pare di capire, comunque, che sia la Soprintendenza che l’Amministrazione Comunale sono decisi ad andare avanti. Ci sono, diciamo, le premesse per ampliare la conoscenza sulla Tadinum romana che sono le premesse indispensabili per qualsiasi idea di valorizzazione.

 

Il prossimo anno gli scavi continueranno.

 

Il prossimo anno continueremo. Estenderemo lo scavo qui, nella zona delle terme, ed allargheremo il campo dell’indagine sull’area dell’antico abitato per capirne l’urbanistica, per capire dove si trovava il forum dell’antica Tadinum e con questi ulteriori dati in mano potremo programmare altre campagne di scavo.

 

Gli scavi, naturalmente, si fanno soltanto nel periodo estivo.

 

Visto che lavoriamo all’aperto ordinariamente si fanno nella bella stagione, almeno quelli che si possono programmare. Al contrario dei colleghi della Soprintendenza che a volte, per l’apertura dei cantieri o altre emergenze, sono costretti ad intervenire anche nella cattiva stagione.

 

Al di là di ciò che si vede, come i muri ed i mosaici, che cosa è stato ritrovato di particolarmente interessante?

 

tadroman3.jpg (9838 byte)Il nostro mestiere è quello di frugare negli immondezzai e quello che noi troviamo sono cose che sono state scartate, gettate via o perdute. Quindi per noi anche un miserevole pezzo di ceramica trovato al posto giusto è una cosa importante. Nei saggi che abbiamo fatto in profondità e che avevano lo scopo di verificare l'eventuale presenza di Tadinum nel III° secolo a.C. ci siamo accontentati di miseri frammenti di ceramica. Ma 3-4 frammenti di ceramica con impasto databile all'età del ferro ci aiutano a capire che qui prima dei Romani c'era un insediamento. Non siamo sicuri che si trovasse proprio dove abbiamo ritrovato i frammenti, perché possono essere stati rotolati, trasportati dai Romani quando hanno fatto le massicciate prima di costruire gli edifici, ma è chiaro che erano nella zona. Poi abbiamo ritrovato più di 400 monete che testimoniano le ultime fasi di vita di Tadinum. Abbiamo trovato delle terrecotte architettoniche che sembrano appartenere all’ultima metà del primo secolo a.C. e che sembra dovessero far parte di un edificio di culto che poteva essere stato qui prima che costruissero le terme.

 

E’ stata ritrovata anche un’iscrizione su bronzo.

 

Si, è un’iscrizione su bronzo importantissima perché è in alfabeto latino ma in lingua umbra databile intorno al III° sec. a.C. Per cui dal punto di vista epigrafico è una scoperta molto notevole. Si tratta di un frammnento di tre righe, sicuramente appartenente ad una tavola più vasta. Speriamo che in qualche modo escano fuori anche gli altri pezzi.

 

Accanto ad una vasca c’erano sepolti due scheletri. Com’è possibile questa vicinanza?

 

Purtroppo la tomba non aveva corredo e neanche una moneta associabile alla sepoltura che è stata tagliata a metà dalla ripulitura del fosso della strada, non sappiamo quando. Abbiamo soltanto degli elementi di antropologia che dovremo valutare. Per cui datare la tomba non è facile. Probabilmente qui la battaglia di Tadinum ha trovato una città forse già ridotta al lumicino, almeno a giudicare dagli strati finali e da quello che troviamo e non troviamo nelle ultime fasi. Quindi non è detto che quella tomba possa essere già del VI°-VII° secolo d.C., quando la città era già abbandonata. Sapete che nell’antichità in una città non si seppelliva. Se c’era una tomba voleva dire che non era più sentita come comunità.

 

Nella zona sembra che ci sia anche una necropoli

 

La necropoli andrebbe studiata meglio. Siamo sicuri che ci sono tombe. E’ evidente che se fossero soltanto tombe del IV° e V° secolo potremmo anche dire che una volta abbandonata la città, già lungo le vie hanno cominciato a seppellire. Ma così non sembra perché ci sono reperti anche del I° secolo che fanno pensare ad un’area di necropoli già antica. Quindi ciò ci induce a pensare che la necropoli fosse fuori della città e che la città si estendesse a sud degli scavi che abbiamo effettuato, cioè da qui alla ferrovia, con qualche appendice forse nelle colline.

 

Adesso verrà tutto ricoperto. Qual è la tecnica che viene utilizzata?

 

Il nostro lavoro per ora è finito. Quindi potremmo ricoprire il tutto e l’anno prossimo proseguire gli scavi altrove. Quando avremo chiara la situazione di un lotto consistente della città, solo allora si può progettare dove appoggiare dei pilastri delle coperture ecc. Non faremo così perché comunque ci interessa tenere a disposizione questa parte scoperta. Metteremo un telo su tutto lo scavo e della ghiaia lavata di fiume in modo da proteggere ciò che è emerso.

 

Perché non prevedere una copertura con una struttura leggera e lasciare tutto lo scavo a vista? Perché non facciamo vedere quanto è emerso?

 

Anche una struttura leggera, per quanto leggera, va progettata. Per progettarla bisogna sapere dove appoggiare i sostegni. Poi per fare una cosa del genere bisogna aver previsto degli investimenti. Inoltre io oggi non saprei dire se vale la pena spendere i soldi qui piuttosto che altrove, dove faremo gli scavi l’anno prossimo. Tenere a vista e fare la manutenzione di un’area archeologica costa molto. Ritengo più sensato proteggere quest’area e spendere di più quando sapremo con esattezza ciò che abbiamo. Perché per assurdo, rispetto a ciò che potremmo trovare in futuro, ciò che abbiamo scoperto potrebbe essere la cosa meno interessante che vale la pena tenere in vista. Quindi bisognerà misurare gli investimenti in base a quello che ci sarà. Solo già il restauro, il consolidamento, la pulizia, la manutenzione, l’evacuazione delle acque, la recinzione, la messa in sicurezza di un pezzetto di terra così verrebbe a costare quanto servirebbe a noi per scoprire nei prossimi tre anni com’era tutta Tadinum.

 

E' fondamentale l’apporto dei volontari in questi vostri scavi.

 

Noi scaviamo con i nostri ragazzi ai quali il comune dà da dormire e da mangiare. Noi costiamo 50 volte di meno di quanto uno scavo del genere verrebbe a costare allo Stato. L’Università di Perugia ha bisogno di stage di scavo perché con i corsi ha bisogno di cantieri scuola. Con questa sinergia tra Comune-Sovrintendenza ed Università abbiamo manodopera motivata, qualificata ed in grado di lavorare e tutto ciò è congruente con le risorse che non sono tantissime.

 

Una volta ricoperto il terreno potrà essere arato oppure no?

 

All’inizio credevo di sì, ma non sapevo che avremmo trovato addirittura un mosaico appena 30 cm sotto il piano di campagna. Quindi vi siete un po' risposti da soli. E' chiaro che ora va fatto un ragionamento con il proprietario del terreno che non deve essere penalizzato. Tadinum c’è anche perché qui c’è stata campagna e non vorrei che i contadini che fino ad ora l’hanno salvata fossero coloro che ora debbono pagare un tributo.

 

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ARCHEOLOGIA

 

Scassellati: "Impegno totale su questo progetto"

 

Laura Ponzi Bonomi: "Alla luce 1000 anni di storia gualdese"

Scassellati: "Impegno totale su questo progetto"

 

"Quello che abbiamo trovato conferma in pieno tutto ciò che speravamo di poter raggiungere con la campagna di scavo - commenta il sindaco Angelo Scassellati  - E' una scommessa vinta ed è esaltante il risultato raggiunto. Quindi ci impegneremo ancora di più su questo progetto non soltanto con risorse finanziarie ma cercando di elevare al massimo il livello culturale intorno a questi ritrovamenti. Siamo convinti di poter dare alla città quel valore aggiunto che la città si aspetta."

 

C'è da risolvere un problema immediato. Per ciò che è stato ritrovato questo terreno non potrà essere di nuovo arato. "Sicuramente no, quindi elaboreremo rapidamente un progetto perché possa essere acquisito al patrimonio pubblico per essere destinato ad area archeologica, naturalmente seguendo i canali delle procedure stabilite dalle leggi in accordo con il proprietario. Penso che tutti possono essere convinti che ciò che stiamo realizzando risponde agli interessi di tutta la comunità gualdese e non solo".

 

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Laura Ponzi Bonomi: "Alla luce 1000 anni di storia gualdese"


"Sul Colle di Mori abbiamo trovato la Tadino umbra, qui c’è la Tadinum romana. Stiamo ritrovando tutta la continuità storica di Gualdo Tadino, dal VI° sec. a.C. fino alla distruzione della città romana da parte dei Goti nel V° sec. d.C. Quindi abbiamo più di mille anni di storia. Da ciò si capisce l’importanza di queste due aree".

 

Si continuerà?

 

"Penso di si. Per Tadinum c’è un accordo tra comune, sovrintendenza ed università per cui gli scavi li porterà avanti l’università con la nostra collaborazione ed i finanziamenti del comune. La sovrintendenza, invece, continuerà a scavare a Colle Mori. La prossima campagna di scavi riprenderà al più tardi dopo il 20 settembre ed andrà avanti per un mese".

 

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