L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 17 - 5 settembre 2004

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Consuetudo bonarum rerum est pessuma

Allarme sulla tattica del piagnisteo

Ho rivissuto gli anni del liceo nei giorni scorsi, leggendo sulla stampa regionale il ripetitivo ritornello di vari maggiorenti eugubini dei diversi schieramenti su presunte discriminazioni subite dalla "città dei ceri" nelle recenti vicende elettorali e postelettorali.

Quel giorno c’era una interrogazione di latino, materia nella quale me la cavavo abbastanza bene, ed il professor Ciuffolotti, giovane insegnante jesino presso il liceo di Fabriano, mi tese l’agguato - non per cattiveria, ma per saggiare forse il grado della valutazione positiva con cui voleva ammettermi agli esami - e buttò là questa massima di latino arcaico guardandomi con tono interrogativo. E non nego che fui subito in difficoltà, infatti la traduzione letteraria appariva improponibile "la consuetudine delle cose buone è pessima". Guardai interdetto l’insegnante e mi trincerai nel silenzio, sperando che egli depurasse la domanda da qualche possibile errore; ma no, il testo era giusto, c’era solo da capirne il significato e tradurlo in italiano. Così l’interrogazione si trasformò in una sorta di dialogo in cui, andando alla ricerca dei significati reconditi delle parole, venne fuori la traduzione: l’abitudine alle comodità è la cosa peggiore; e a questo punto la massima aveva un significato (anche se piuttosto spartano).

Questa vicenda mi è tornata in mente leggendo titoli come "La sinistra si disinteressa di Gubbio", "discriminati dalla Regione", "Gubbio non rappresentata in Consiglio Regionale" od altro, perché la città non avrebbe più nella Giunta provinciale il peso di prima delle elezioni. Ma non si vota per cambiare e rinnovare?

Certo, dopo l’abbuffata di potere che Gubbio ebbe nelle elezioni regionali del 1970 (con ricadute benefiche che non stiamo in questa sede a contestare) e nelle provinciali del 1995 (di cui abbiamo subìto le conseguenze) è venuto il tempo delle vacche magre e la logica dei numeri usciti dalle elezioni ha disegnato scenari diversi: questo tuttavia non autorizza a gratuiti piagnistei, anche perché abbiamo purtroppo constatato nella recente vicenda del Liceo che nelle stanze dei bottoni per il blasone eugubino non mancano mai "ausiliari di complemento"; e, visto il vento che soffia oltre il Chiascio, non è fuori luogo un richiamo alle varie forze politiche locali per una maggiore oculatezza in tutte le sedi verso una politica territoriale che da anni condanna Gualdo Tadino a strategie di difesa su tutto, non essendoci con Gubbio possibilità di alcun punto di intesa che non sia quello della logica del pesce grosso che mangia quello piccolo.

E come è vero che l’abitudine alle comodità è la cosa peggiore (per gli altri), è altrettanto vero che abituarsi a subire effetti e conseguenze dei piagnistei altrui (per noi) non è la cosa migliore.

(v.a.)

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