L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 17 - 5 settembre 2004

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Riecco la voce del vecchio "Morettini"

Inaugurato con un concerto, dopo due anni di pazienti restauri, l'organo del 1861 della basilica.

Un autentico pezzo di storia, ma anche un'autentica sorpresa per i numerosi presenti.

 

07sbenedetto.jpg (18248 byte)Basilica di San Benedetto quasi del tutto gremita, lo scorso 21 agosto, per il concerto - organizzato dalla Corale CAI "Casimiri" di Gualdo Tadino - per l’inaugurazione dei restauri dell’antico organo della basilica concattedrale di San Benedetto, il meraviglioso "Angelo Morettini" del 1861. Ci sono voluti ben due anni di paziente lavoro da parte delle mani esperte del folignate Angelo Carbonetti per rimettere in funzione uno degli organi più completi mai costruiti nelle nostre zone e proprio per questo indicativo del grado di maestria e delle sofisticate tecniche raggiunte nel nostro Paese in fatto di realizzazione di tali strumenti musicali. Una spesa consistente, un terzo della quale è stata offerta dalla Regione dell’Umbria tramite i fondi europei per lo sviluppo, ma il risultato è stato davvero eccellente.

 

Una famiglia di organari

 

L’organo fu realizzato a Perugia, fra l’inverno del 1860 e la primavera del 1861 dalla famiglia di organari perugini Morettini che, nell’arco di circa un secolo costruì circa 350 di questi strumenti per molte delle principali chiese dell’Italia centromeridionale. A costruirlo, con un paziente lavoro, furono Angelo, il capostipite (vissuto fra il 1799 e il 1877) e suo figlio Nicola, operante fino al secondo decennio del Novecento.

 

Breve storia del "Morettini" gualdese

 

La storia di quest’organo inizia il 23 giugno del 1860, giorno nel quale viene redatta una scrittura privata, una sorta di contratto, fra l’allora parroco di San Benedetto, don Giovanni Battista Sergiacomi e due esponenti della famiglia Morettini, Angelo e suo figlio Nicola. Il documento, oggi conservato nella biblioteca capitolare della basilica concattedrale di San Benedetto, ci informa che il committente dell’opera fu l’assemblea del capitolo cattedrale del 17 maggio 1860, la quale deliberò di dotare di un organo nuovo la Collegiata di Gualdo. Dell’organo vecchio, si dice che - recita testualmente il contratto ... "allorquando il sig. Morettini si sarà condotto qui in Gualdo per mettere in attività il nuovo organo dovrà apprezzare" cioè stimare "il vecchio attualmente esistente e quindi sia in libertà del Capitolo di ritenerlo per suo ovvero di cederlo al sig. Morettini per lo stesso prezzo da esso giudicato a conto di pagamento del nuovo da sé fatto". In pratica, l’organo vecchio viene, per così dire, "rottamato", ceduto come usato a Morettini per ottenere uno sconto sul nuovo, a patto che il prezzo sia congruo.

 

Piccolo ma favoloso

 

Il documento ci informa, poi, che il nuovo strumento "avrà i principali di 8 piedi e sarà composto di 23 registri". Si tratta, quindi, di un organo non colossale, che non giunge ai registri di principale di "trigésima terza" e "trigésima sesta" come gli strumenti più grandi costruiti dai Morettini, ma che contempla una notevole varietà nei registri e nei timbri. Interessante anche notare la presenza del cosiddetto "gariglione" - nient’altro che una storpiatura del francese carillon - che indica la presenza di campanelle e suoni metallici che non si ritrovano molto spesso negli organi di quest’epoca, ma che accomunano gran parte di quelli costruiti dai Morettini e ne costituiscono, per così dire, una firma.

 

Caro, ma fatto per durare ...

 

Il prezzo stabilito è piuttosto salato: 500 scudi romani di argento. Fatti i dovuti calcoli e al netto dell’inflazione, tale cifra equivale a circa 20.000 degli attuali euro, vale a dire 40 milioni delle vecchie e tanto rimpiante lire. "La quale somma verrà amessa in rate: cioè 200 nell’epoca della collocazione, i residuali 300 in 3 rate annue eguali successive." Fu una grande spesa, anche perché a carico dei committenti furono poi tutte le spese di trasporto, alloggio dei lavoranti, di falegnameria e via dicendo. Il risultato però fu eccellente e, a distanza di 140, il "Morettini", tornato come nuovo e con solo un motore elettrico al posto degli scomodi mantici, ha fatto di nuovo sentire la sua voce: squillante, variegata, penetrante, multiforme. Tagliata su misura per gli ambienti della basilica di san Benedetto.

 

Un concerto memorabile

 

Merito di questo trionfale ritorno è stato sia del maestro Claudio Felice Pericoli, che è riuscito - pur esperto di organi di ben altra mole, di cui resta uno dei più grandi esecutori italiani - ad eseguire un repertorio tagliato su misura per il "Morettini" ; sia del maestro Learco spigarelli, che ha saputo fondere perfettamente il timbro della sua tromba a quello delle canne da 8 piedi del vecchio organo.

 

Eseguiti, per la gioia del folto pubblico, brani sei-settecenteschi, per organo e per organo e tromba. Ricordiamo Trumpet Tune dell’inglese Henry Purcell; il corale Valet will ich dir geben di Johann Sebastian Bach; la Marcia in Fa maggiore per tromba ed organo di Giovan Battista Lully; i Tre versi e il Postcommunio tratti dalle Sonate d’intavolatura per organo e cembalo op. 1di Domenico Zipoli; e poi la sonata in si bemolle maggiore, per tromba ed organo di Jean Baptiste Loillet; una poco conosciuta, ma stupenda, Fantasia e fuga in la minore di Johann Sebastian Bach; la Sonata in re maggiore per organo e tromba di Giuseppe Torelli. Particolarmente gradita al pubblico - e congeniale alle caratteristiche tecniche dell’organo - l’esecuzione di alcuni brani tratti dalla Messa per organo in sol maggiore di Giovanni Quirici, singolare musicista lombardo, contemporaneo di Giuseppe Verdi, di cui trascrisse molte arie operistiche per un uso ecclesaistico. E conclusione, quindi, con Trumpet Voluntary dell’inglese Jeremia Clarke.

 

Una bella serata davvero. Un’altra conquista per questa nostra città.

 

Pierluigi Gioia

CATTEDRALE

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