L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 17 - 5 settembre 2004

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Riemerge la Tadinum Romana

Gli scavi hanno riportato alla luce importanti testimonianze

01taino.jpg (18360 byte)Sono iniziati nei giorni scorsi in località Taino, gli scavi archeologici alla ricerca delle vestigia dell'antica Tadinum, condotti dalla Soprintendenza in collaborazione con l'Università: è un evento auspicato da anni e il cui interesse è testimoniato dalla quotidiana presenza di un pubblico attento e numeroso che segue con interesse le meraviglie che emergono dal sottosuolo.


PRIMA PAGINA

 

ARCHEOLOGIA

 

Prima relazione sugli scavi

SCAVI A TAINO

Al via i lavori nell'area della Tadinum romana

 

05taino.jpg (18442 byte)Venerdì 6 agosto con la presentazione ufficiale avvenuta, alla presenza della dottoressa Laura Ponzi Bonomi, che ha seguito per la soprintendenza ai Beni Archeologici il progetto, Paolo Barconi, docente dell’Università di Perugia responsabile scientifico degli scavi, e da Simone Sisani, sempre dell’Università di Perugia che sarà il direttore degli scavi, del sindaco Scassellati, dell’assessore alla Cultura Diego Pascolini e del consigliere comunale Roberto Cassetta, ha preso il via l’attuazione del progetto.

 

Sono previsti scavi nelle vicinanze del pozzo romano di Taino dove si ritiene che sorgessero delle terme e alcune abitazioni, e proprio sulle terme si concentrerà la campagna di scavi che dovrebbe proseguire per un mese. Il progetto di questi scavi, che fa il paio con quelli previsti presso Colle dei Mori che interessano l’insediamento umbro è di assoluto interesse scientifico.

 

Il sito archeologico di Tadinum è importante e unico nel quadro dell’archeologia umbra e si ritiene che dal suo studio potranno emergere "elementi preziosi per chiarire l’intero quadro storico della regione", visto anche che le fonti storiche riferiscono di notevoli vestigia ancora visibili nel 1300, tanto che marmi asportati da Tadino andarono a ornare edifici e chiese di Perugia, tra cui il sepolcro di Benedetto XI realizzato dallo scultore Arnolfo di Cambio.

 

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Prima relazione sugli scavi

 

05taino2.jpg (21490 byte)Il 9 agosto ha preso avvio la prima campagna di scavi archeologici nell’area della città romana di Tadinum (loc. Taino), un’indagine con cui si inaugura il progetto di valorizzazione globale del patrimonio storico del comune di Gualdo Tadino, di intesa tra la Giunta Comunale, la Soprintendenza Archeologica dell’Umbria e l’Università degli Studi di Perugia. L’area scelta per questo primo intervento è stata individuata grazie ad una campagna di ricognizione effettuata nel settembre dello scorso anno, che ha permesso di localizzare con precisione sul terreno il sito dell’abitato, prima genericamente collocato nei dintorni del "pozzo di Taino": l’area propriamente urbana va individuata lungo il margine occidentale della via Flaminia antica, immediatamente a nord del corso del torrente Rasina, su una superficie di una decina di ettari.

 

Il saggio attualmente in corso di scavo - ampio circa 250 mq - interessa il margine settentrionale dell’abitato, dove la tradizione colloca le terme della città romana, ipotesi questa in corso di verifica ma confortata dal rinvenimento di numerosi frammenti di tubuli in terracotta di norma utilizzati negli ambienti riscaldati di questa tipologia di edifici.

 

05taino3.jpg (17206 byte)I livelli archeologici si presentano estremamente superficiali, ad appena una trentina di centimetri dal piano di campagna, fortunosamente scampati alle ripetute arature; in queste condizioni colpisce il grado di conservazione dei resti, con muri conservati in alzato per oltre mezzo metro e pavimenti integri. Lo scavo ha fino ad ora portato in luce i livelli pavimentali di una struttura piuttosto articolata, databile al IV-V secolo d.C. Si tratta dell’ultima fase edilizia dell’abitato, il cui abbandono sembra da collocare - almeno in quest’area - nel VI secolo d.C., verosimilmente in coincidenza con i fatti della guerra gotica; a quest’epoca risale un cospicuo gruppo di reperti monetali recuperati dai livelli superficiali, in connessione con fosse di spoliazione che testimoniano degli interventi di saccheggio effettuati nell’area della città romana in epoca tardo-antica e fino all’alto medioevo.

 

L’ambiente meglio conservato, aperto verso est, presenta una poderosa pavimentazione a lastroni di pietra; lungo il lato meridionale corre una canaletta in blocchi di pietra scavati, parallela ad un grosso condotto fognario con spallette in muratura e pavimentazione in cotto. E' al momento difficile fare ipotesi sicure sulla destinazione d’uso di questa struttura (impianto produttivo o latrina monumentale); si tratta certo di un ambiente facente parte di un sistema articolato, in cui si inserisce anche un’ulteriore area lastricata ad esso adiacente, il cui pavimento è contornato da una fascia decorativa a mosaico bianco e rosa su cui si apre una vasca o fontana rivestita in cocciopesto.

 

Nelle prossime settimane l’area verrà indagata in profondità, con l’obiettivo di ottenere uno spaccato delle diverse fasi di vita della città; già ora la presenza dei cavi di spoliazione dei muri dell’ultima fase ha permesso di individuare un ulteriore e più antico livello pavimentale, poco meno di un metro al di sotto delle fasi di IV-V secolo d.C. A partire da ottobre sono poi previste una serie di indagini di superficie, volte a ricostruire tramite prospezioni (magnetometria, georadar, elettroresistività) la pianta dell’intero abitato: questi dati costituiranno una base di partenza fondamentale per programmare le future campagne di scavo.

 

Dott. Simone Sisani

(Università di Perugia)

 

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