L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 13 - 4 luglio 2004

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COSTACCIARO

La Madonna di pietra del Montecucco

 

Padre Ilarione, monaco dell’eremo di Monte Cucco ai primi del XIX secolo, fu molto devoto alla Madonna, ricco di virtù soprannaturali, e grande esorcista. Lasciato l’eremo del Cucco, fu trasferito nella "Romita", sui monti di Matelica, dove, ben presto acquistò rinomanza di uomo santo, esorcizzando i demòni, e dissipando le tempeste atmosferiche col Crocifisso alla mano. Afflitto da una penosissima malattia, da lui sopportata con eroica pazienza e rassegnazione, il 19 gennaio 1849, cessò santamente di vivere presso l’abbazia di San Salvatore in Monte Corona.

 

Intorno al 1803, egli aveva scolpito "la Madonna di Monte Cucco", o "Madonna della Misericordia", utilizzando la rozza pietra di contrappeso d’un carro, che aveva trasportato all’eremo "pesce salato" da Fabriano. "La Madonna di Monte Cucco" fu poi collocata nell’edicola, appositamente costruitaLe, tuttora ubicata prima del cancello dello stesso eremo. La statua iniziò sùbito ad elargire molte grazie, e, perciò, un gran numero di persone affluiva a venerarne l’effigie, deponendovi ex-voto; cosicché i monaci, per riacquistare la lor perduta quiete, nel 1805, decisero di donarla alla chiesa di San Bernardino di Pascelupo. Così il 24 novembre del 1805, un grande stuolo di folla, orante e giubilante, convenne, con bandiere e stendardi per accompagnarLa in processione, alla chiesa di Pascelupo. Al suono spiegato delle campane sulla vela dell’eremo, fu lo stesso padre Ilarione a sobbarcarsi il faticoso trasporto di quel "carico", sospendendolo al traballante sostegno d’una tracolla di cuoio.

 

In località "Fonte di Lavandaccio" (oggi "Il Marchegiano"), dove era già convenuta un’altra processione da Perticano, però, la Madonna iniziò prodigiosamente a "spiombare", cioè a "pesare come il piombo"; cammin facendo, il peso della piccola statua si accrebbe, via via, così tanto, da diventare alla fine del tutto insostenibile. Allora, gli abitanti di Pascelupo pensarono che la Madonna volesse dirigersi nella vicina chiesa di Sant’Eurosia di San Felice ela processione iniziò, allora, a muovere i primi passi verso questo paese, ma, anche allora, la sacra effigie ricominciò a "spiombare", e non ci fu più verso di smuoverLa. A questo punto, non rimaneva che il vicino centro di Perticano, con la chiesa di San Paterniano, già precettoria dei cavalieri templari. Ebbene, incamminatasi la turba verso quest’ultimo paese, la Madonna divenne miracolosamente leggera e "mobilissima". La statua fu collocata, così, dopo una solenne cerimonia religiosa officiata dal parroco don Luca Gismondi, nell’antica parrocchiale, dove, in progresso di tempo, Le fu costruito, un nuovo altare, e qui si può ancora ammirare e venerare, dopo ben duecento anni dalla sua realizzazione.

 

La scultura della beatissima Vergine, che misura non più di sessantotto centimetri d’altezza, regge un libricino col braccio destro, e, con la mano, tiene serrato al grembo il panneggio del manto cascante manto, mentre col braccio sinistro stringe al seno, il Bambino, il quale, Le cinge il collo con la destra, distendendo l’altra mano lungo il fianco. Ad un primo, frettoloso sguardo, l’opera potrebbe apparire rozza, arcaica e primitiva. Tuttavia, come scrisse padre Placido Maria da Todi, nel XIX secolo, "basta rivolgere l’occhio a quel simulacro per sentirsi mosso a divozione e confidenza verso i divini prototipi che il pio scultore intese a rappresentare".

 

In processo di tempo, i padri camaldolesi di Monte Cucco, per calmare le pressanti, ma devote richieste dei Pascelupani, anch’essi desiderosi d’ottenere una sacra effigie, ad ornamento del proprio tempio, donarono loro un Crocifisso ligneo, dell’altezza di settanta centimetri, cesellato dal medesimo padre don Ilarione, nell’atteggiamento di esalare lo spirito.

 

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