L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 13 - 4 luglio 2004

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Un gualdese nel Texas

Alla scoperta di un mondo diverso da quello TV

 

Chi ha sparato a J.R.? Ricordate il tormentone? I più grandi sicuramente si ricorderanno del telefilm Dallas. Eravamo nei primi anni ottanta e le vicende della famiglia Ewing appassionarono l’Italia intera. J.R. e Sue Ellen, Bobby e Pamela erano come vicini di casa, di loro si conosceva vita, morte e miracoli. Per me Dallas, ma in particolar modo il Texas, era la sigla di apertura: tutti quei cowboys a cavallo, il ranch con la mandria, le immagini del rodeo, lo stadio di football dei Dallas Cowboys, i pozzi di petrolio. Ma forse, ancora prima, il Texas nella mia mente era la terra ed il regno di John Wayne, delle diligenze che venivano assaltate dai banditi, della battaglia di Fort Alamo, dei saloon di El Paso, delle mandrie di Amarillo. Una terra fatta di catcus e deserto, di canyons e coyotes, di serpenti a sonagli e avvoltoi.

 

Certo della consapevolezza che le diligenze non vengono più assaltate - non tanto per l’assenza dei banditi, quanto per la scomparsa delle diligenze - e che da tempo John Wayne (pace all’anima sua) ha smesso di uccidere gli indiani, ho deciso di venire personalmente a vedere cosa in realtà è il Texas di questi giorni. Spenderò i fine settimana lontano dal lavoro - che è la ragione principale per cui sono qui - alla scoperta di città e villaggi, a scoprire tradizioni e folklore locale. Passerò un anno cercando di descrivervi fedelmente cosa succede da queste parti, di raccontarvi come è il Texas ai miei occhi e magari ci scapperà anche di farci qualche risata.

 

Austin è la città in cui vivo e la sua scelta è stata del tutto casuale. Più precisamente è lei e la sua università (University of Texas) che hanno scelto me. Geograficamente al centro di questo enorme Stato che ha una superficie maggiore di quella della Francia, Austin, pur essendo la capitale del Texas, è più famosa per essere la capitale mondiale della musica dal vivo. Antone’s e Stubbs sono tra i più antichi locali d’America dove si fa musica dal vivo da molto più di un secolo. Ogni sera, decine e decine di cantanti e gruppi musicali, famosi e non, si esibiscono nei locali tra il Warehouse District e 6th Street.

 

Siamo a downtown, il cuore commerciale e dell’economia di Austin, dove tra grattacieli e banche, tra uffici governativi e sedi delle più famose multinazionali petrolifere, sorge il vecchio Texas. Il Texas dei cowboys, delle prime Missioni, il Texas che conosciamo da tanti films western. È la vecchia Austin, quella dove si può ancora visitare la prigione dello sceriffo, il saloon dove sono esposte fotografie di altri tempi. La Austin dove, ad angolo tra 6th Street e San Jacinto, si può ancora ammirare quello che rimane dell’antica Missione.

 

Non appena l’ultima luce del sole scompare dietro le colline della Hill Country, questa zona si riempie di gente, le vetrine iniziano a vibrare e si inizia a vivere al ritmo della musica che esce ovattata dai locali affollati. C’è sempre un’aria di festa, di rilassatezza tipica degli stati del sud. Un prendere la vita così come viene e di voglia di divertirsi; di lasciarsi alle spalle i problemi. C’è una dimensione della vita che in Europa sembra ormai perduta. Ma non è solo nei bar e pub, ma è anche alla fermata dell’autobus, al supermercato, nelle decine di negozi e nei cafè che circondano il campus universitario. Ovunque i texani sono sempre pronti a scambiare due parole, a socializzare, a farti sentire uno di loro anche se sei nato dall’altra parte del mondo - tante sono le persone che mi hanno dato il benvenuto in Texas. Si avverte un senso di fiducia e di rispetto per il prossimo. Anche per questo, Austin, è considerata differente dalle altre città di questo Stato. Una roccaforte del liberismo e del progressismo in contrapposizione all’ultra conservativo Texas, dove le manifestazioni pacifiste e contro Bush (che qui ha abitato quando era governatore) ogni giorno colorano e riempiono Congress Avenue fino allo State Capital Building (il palazzo del governo locale).

 

Keep Austin weird, support local business, recita la frase simbolo di questa città. Un invito a mantenere Austin diversa dalle altre città del Texas e degli States, un invito a supportare le piccole attività locali. Dall’artigianato all’abbigliamento, dalla bottega degli alimentari al negozietto di musica, migliaia sono le piccole attività che hanno dichiarato guerra - e l’hanno vinta - ai mega centri commerciali infarciti di negozi in franchising. Si sono specializzati, si rinnovano continuamente, ed offrono un’enormità di alternative (a prezzi accessibili e contenuti) alla grande distribuzione che ci ha reso un po’ tutti uguali.

 

Entrando nei negozi vintage tra la 21esima e la 38esima strada sembra come essere catapultati indietro di 30 anni; come se quelle porte siano dei varchi temporali per rivivere gli anni 70, dove si trovano magliette, e non solo, che sembrano uscite direttamente dal telefilm Stursky & Hutch o dall’armadio di Poncharello. Ogni pezzo è unico. Anche nei numerosi e sempre affollati cafe’ della zona, gli anni 70 rivivono nello stile e nell’arredamento "esotico" di quel periodo ed il tutto si pone in netto contrasto con il fatto che questi locali sono dotati di accesso wireless (senza fili) ad internet, e che microfoni, casse ed altoparlanti sono collegati tramite la tecnologia blue tooth. Sono posti molto giovani, dove la stravaganza e l’informalità regnano sovrane.

 

L’abbigliamento standard è una T-shirt ed un paio di pantaloncini, abbinati ad un paio di ciabatte infradito. Questo è l’abbigliamento della gente del posto, è l’abbigliamento degli studenti universitari ed anche quello di molti professori. Tutti con quell’aria da vacanza addosso, come se la spiaggia fosse di là dalla strada. Computer portatile (qui costano veramente poco) e occhiali da sole, insieme alle creme protettive, sono gli oggetti che con piu’ probabilità riempiono gli zaini e le borse di chi frequenta l’università. Fa caldo, molto caldo. La tempertura media in aprile si aggira sui 27 gradi, sale sopra i 32 in maggio ed in piena estate arriva senza problemi a toccare i 45 gradi. Ricordo che non appena uscito dall’aeroporto, con ancora addosso l’abbigliamento invernale di cui c’era bisogno a Gualdo Tadino, chiesi se fossimo già in estate. Ovviamente la risposta fu "No", seguita successivamente da: "in estate fa mooooolto più caldo". Per rinfrescarsi il posto migliore è Barton Creek a Zilker Park; una piscina ricavata da una sorgente di acqua naturale che ha una temperatura costante di 25 gradi. Ma c’è anche chi sceglie il fresco del Colorado River, stesso nome ma fiume differente dal mitico Colorado River del Gran Canyon. Oppure, poche decine di miglia verso ovest, c’è Lake Travis. Una serie di dighe artificiali costruite nel fiume Colorado formano una succesione di laghi dove a farla da padroni sono i praticanti di sci nautico ed i nudisti che cercano riparo nelle assolate baie naturali.

 

Le cose da fare ad Austin sono tante, c’è l’imbarazzo della scelta. Soprattutto, ognuno qui trova il proprio stile, la propria dimensione dove immergersi. Direi che nessuno qui si sente straniero, ed in un modo o nell’altro ci sentiamo tutti Austinians, ma anche un po’ texani senza pero’ indossare stivali e speroni.

 

Leonardo Apostolico

CULTURE A CONFRONTO

 

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