L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 12 - 20 giugno 2004

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TRADIZIONI

I cantori del maggio

 

Come ogni maggio, da tempi ormai immemorabili a ricordo d’uomo, sotto le finestre illuminate o buie di piccoli paesi di campagna, si sono sentiti anche quest’anno note e tintinnii di strumenti di uomini che hanno ripercorso a ritroso il tempo per preservare l’antica tradizione di cantare il "Maggio".

 

Sono rimasti in pochi, ma a Nocera abbiamo ancora una "squadra" (come si è soliti dire in gergo popolare) di questi cantori, che non sono ovviamente cantanti o musicisti di professione, ma per passione, avendo magari imparato gli stornelli da bambini, sulle ginocchia dei propri nonni. E di quest’ultimi seguono le usanze: si comincia a cantare il 30 Aprile e si continua nelle domeniche successive, andando di casa in casa a "portare i propri servigi", ovvero le strofe in musica che raccontano del ritorno del mese di Maggio, momento in cui la primavera è al suo apice e la campagna al massimo del rigoglio (Si rallegra la cavalla/ che non mangia più la paglia,/ mangia l’erba tenerella/ ecco Maggio figlia bella,/ mangia l’erba fresca al prato/ ecco Maggio ch’è tornato). Ma questo è anche il mese che la tradizione popolare e letteraria (per fare alcuni esempi, basti pensare alle poesie del dolcestilnovo, o al noto componimento di Poliziano "Ben venga Maggio ben venga la rosa ..."), di radici anche assai lontane nel tempo, assegnano all’amore; tant’è vero che numerose strofe, che vengono cantate secondo un ordine sparso dai cantori posti in cerchio, riguardano questo tema; per citare alcuni esempi: Oh rosetta del giardino/ tu del Cielo sei la Dama/ tu del cielo sei la colonna,/ tu rispondi a chi ti chiama,/ oh madonna ti chiamo io,/ su rispondi al canto mio. E anche: Vi stan bene i riccetti,/ i pendenti (orecchini) con le calate (boccoli),/ se mi date quattro "sguardetti"/ posso dire che ancor mi amate,/ consumate voi la mia vita/ posso dire che è finita.

 

Ma questi canti racchiudono anche un’antica saggezza popolare, fatta di pensieri pratici e semplici, che,in fondo, possono adattarsi anche ai nostri giorni: "Il mio nonno cuor contento/ era un uomo di talento,/ disse a me prima di morire/ "Se vuoi vivere e star bene,/ se vuoi vivere e star bene/ prendi il mondo come viene".

 

A ricompensa dei canti e dei saluti alle famiglie visitate (che avvenivano soprattutto durante il "saltarello"), si offriva da bere a tutti e si regalavano ai "maggiaioli" i prodotti che una famiglia contadina poteva avere a propria disposizione, soprattutto uova, che venivano poi riposte in un cesto tenuto a spalla. Ma certo gli stornelli dimostrano che non si disdegnava nulla ... Se ci date pure un prosciutto/ pure quello ce lo pigliamo/ c’è un compagno tanto ghiotto,/ che lo mangerebbe tutto;/ e se vuoi saper chi è quello,/ è quel che porta il canestrello.

 

Forse, oggi come oggi, una ricompensa quantificabile in uova non basterebbe più a ringraziare gli odierni cantori, tanto è il debito che la comunità contemporanea deve a loro che fanno sì che le tradizioni non vadano perdute e possano perdurare.

 

Eirene Mirti

NOCERA UMBRA

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