L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 12 - 20 giugno 2004 | |||||
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Il capitano di ventura Bartolomeo da Gualdo
Figlio di Lorenzo di Sante, nacque intorno ai primi anni del 400 e fu educato fin da ragazzo alluso delle armi. Apprezzato per il suo coraggio e la sua forza fisica, fu notato da Nicolò Fortebracci (SantAngelo in Vado 1405 - Colfiorito, Foligno, 1435), suo coetaneo, che nel 1425 gli affidò il comando di una compagnia di lancieri. Dopo aver fatto le prime esperienze militari in Umbria, sempre al soldo dei Fiorentini, nel 1426 passò al servizio di Niccolò III dEste (1383-1441), figlio di Alberto e Isotta Alberesani, capitano generale della lega tra Firenze e Venezia contro il duca di Milano. La lega contro i Visconti era stata promossa dal marchese di Mantova Gian Francesco Gonzaga ed aveva visto allearsi Firenze, Venezia, il duca di Savoia, il marchese di Monferrato, gli Estensi e papa Martino V (Oddone Colonna, 1417-1431). Nella Cronaca Eugubina sono elencati i condottieri umbri che militavano sotto i vessilli della Lega: Ludovico Michelotti con 70 lancieri; Lionello Michelotti e Raniero Vibi del Frogia da Perugia con 60 lancieri; Jacopo da Città di Castello con 26 lancieri; Nicolò Fortebracci con 75 lancieri; Bartolomeo da Gualdo con 25 lancieri; Guerriero da Marsciano.
Nella primavera del 1426 combatté in Emilia nei pressi di Vignola (Modena), lungo il Panaro, contro le milizie viscontee capitanate da Angelo della Pergola e Guido Torelli. Nel 1427 partecipò, al comando di 150 cavalli, alla battaglia di Maclodio (12 ottobre) nei pressi di Brescia dove i Veneziani, guidati dal conte di Carmagnola, sconfissero le truppe viscontee capitanate da Francesco Sforza e Nicolò Piccinino. Tra lestate e lautunno del 1429, Bartolomeo passò al servizio del duca di Urbino Guidantonio da Montefeltro (1404-1443) insieme a Nicolò Fortebracci, Bernardino Ubaldini, Neri Capponi e Lorenzo da Pisa che lo inviò a presidiare la Val di Strove.
Combatté contro i Lucchesi e partecipò allassedio di Villa Basilica e Tereglio, tentando invano di conquistare Collodi (dicembre 1429).
La mancata conquista del castello incrinò i rapporti con il Fortebracci che lo accusò di non avergli fornito le necessarie indicazioni sulla reale portata delle difese militari della località. Assalì Gallicano, sempre nel Lucchese, per scacciarne gli Estensi che se ne erano impadroniti, anche se questi erano suoi alleati. Questa vicenda provocò lintervento di Rinaldo degli Albizzi (1370-1442), comandante generale dellesercito fiorentino nellimpresa contro Lucca, per scongiurare lapertura di un nuovo fronte di guerra.
Nel gennaio 1430, lasciata Pontremoli, passò in Garfagnana dove si unì allesercito di Taddeo dellAntella insieme al quale, al comando di 50 lance e 100 fanti, riprese lassedio a Collodi. Nel febbraio fu richiamato da Nicolò Fortebracci e combatté a Capannori fino ad arrivare, senza incontrare valida resistenza, alle porte di Lucca. Aspettando da tempo di ricevere il pagamento del suo appannaggio, Bartolomeo ebbe una violenta reazione contro il Fortebracci per cui fu allontanato dallUbaldini e inviato nellaccampamento di Pontetetto. Il mese dopo era alla difesa di Pontremoli dove respinse un violento attacco di Niccolò Piccinino. Dopo la sconfitta subita da Guidantonio da Montefeltro in Val di Serchio, fu trasferito a presiedere tutta la vallata del fiume Nievole nel Pistoiese. Nel 1431, con i suoi 100 lancieri, fu inviato in soccorso del conte di Pitigliano Gentile Orsini, figlio di Bertoldo, entrato nelle grazie di papa Eugenio IV (1431-1447), che aveva subito linvasione dei suoi possedimenti da parte di Niccolò Piccinino. Partecipò alla difesa di Sorano saccheggiando anche i territori confinanti; attaccò nottetempo i Senesi che erano accampati nella valle dellInferno e con lOrsini li mise in fuga.
Distintosi più volte per coraggio e sagacia militare, ebbe la nomina a comandante del presidio di Montepulciano dove restò soltanto pochi mesi in quanto i Fiorentini gli imposero di trasferirsi a Pisa. Ciò provocò le ire della popolazione che aveva apprezzato il suo impegno nellorganizzazione dellapparato difensivo della città. Si diresse verso Torrita di Siena con tutto il suo contingente armato, formato ora da 150 cavalli e 200 fanti, scontrandosi con gli avversari proprio in vicinanza delle mura cittadine.Non essendo stato ancora pagato per i suoi servizi e sensibile al malumore che regnava tra i suoi soldati che da tempo reclamavano la giusta paga, decise di "Cambiare casacca" nel dicembre 1431 passando al soldo del duca di Milano, Filippo Maria Visconti (1392-1447), e quindi, con i Senesi. Combatté agli ordini di Ludovico Colonna ( 1436) contro Firenze, alleata con Venezia, fino al maggio del 1433, comandando un contingente di 50 lancieri. Richiesto da Niccolò Fortebracci, che sembrava aver dimenticato i dissapori che cerano stati tra i due, Bartolomeo fu convinto a militare sotto il suo comando, sempre a favore di Filippo Maria Visconti alleato con Francesco Sforza. Combatté a Tivoli, spingendo i suoi armati fino alle porte di Roma; partecipò alla battaglia sul ponte Milvio (25 agosto 1433).
Intanto il papa, preoccupato per la presenza dellesercito fuori le mura di Roma, tentò di arginare loffensiva ricorrendo alla corruzione, nominando lo Sforza vicario della Marca di Ancona e gonfaloniere della Chiesa. Laccettazione della carica fece cambiare bandiera allo Sforza che inviò i suoi fratelli Leone e Micheletto contro il Fortebracci che stava razziando la zona tra Mentana e Tivoli insieme a Bartolomeo da Gualdo. A rendere la situazione ancora più complessa per la politica papale, ci fu nel giugno 1434 lintervento di Nicolò Piccinino, che costrinse il papa a lasciare definitivamente Roma in mano ai Colonna e ad una fantomatica repubblica, chiedendo rifugio a Cosimo de Medici. A Vetralla, ai primi di agosto, arrivò lennesimo sgarbo verso Eugenio IV in quanto tutti i capitani di ventura che si erano fino ad allora fronteggiati, tra cui spiccavano il Fortebracci e il Piccinino, da una parte, e Francesco Sforza e Micheletto Attendolo (1390 ca - 1448 ca), dallaltra, arrivarono ad un accordo concludendo un vero e proprio armistizio.
Arrivò un breve periodo di riposo in quanto il 31 ottobre 1434 il Fortebracci sposò Ludovica, figlia di Francesco Guidi da Battifolle signore di Poppi, per cui passò quasi un mese in luna di miele allinterno di Assisi protetto dalla sua guarnigione militare. Finiti gli ozi, Niccolò Fortebracci riprese le quotidiane scorrerie tra Assisi e i castelli umbertidesi, insieme al fido Bartolomeo, suscitando però le ire di Eugenio IV che, per vendetta, nominò Francesco Sforza marchese di Fermo e gonfaloniere della Chiesa, chiedendogli pertanto di avviarsi alla guerra contro il venturiero dissidente. Proprio in questo frangente arrivarono allorecchio del Fortebracci accuse sibilline di intesa con lo Sforza rivolte al suo fido Bartolomeo e lui, senza nemmeno procedere alla verifica - tanto era diventato lodio verso lo Sforza - fece decapitare il valoroso capitano il 19 dicembre 1434 a Castelnuovo di Assisi. Finì così miseramente la vicenda di questo illustre gualdese, morto senza potersi difendere da così infamanti accuse, mai provate.
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