L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 11 - 6 giugno 2004

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IL DOTTOR SEPIONI A BAGDAD

"Vado perché lì c'è bisogno di me"

Rimarrà in Iraq un mese come volontario della CRI all’interno del Medical City Center

 

di Riccardo Serroni

04sepioni.jpg (11565 byte)Da martedì 1 giugno il Dr Sergio Sepioni, chirurgo che ha operato per circa 25 anni all’ospedale di Gualdo Tadino, è a Bagdad come volontario della Croce Rossa Italiana. Lavorerà per un mese nel Medical City Center, il più grande complesso ospedaliero di Bagdad, già noto come ospedale di Saddam. Nel cuore del rischio più grande, quindi, in una situazione difficile. Una scelta coraggiosa anche se egli non vuole ritagliarsi addosso un’immagine eroica. Non ha maturato questa scelta per provare le sensazioni forti di vivere pericolosamente per un periodo in un paese dove si respira aria di guerra: "Non sono stato io a scegliere l’Iraq - spiega - Fosse dipeso da me avrei scelto una situazione più tranquilla, meno violenta. Ma non posso scegliermi i malati. Al momento c’è bisogno a Bagdad, le uniche richieste sono venute da lì e lì vado".

Sepioni è andato in pensione il 31 dicembre a 58 anni. Ma invece di godersi il classico sospirato riposo si è rimesso in campo nella sfida forse più difficile della sua vita. Perché?

"Dopo essere andato in pensione mi sono guardato allo specchio e mi sono detto: Non sei vecchissimo, qualcosa puoi ancora dare. Ho quindi scritto ad Emergency ed alla C.R.I.; la prima che mi ha risposto è stata la C.R.I. in aprile. Allora non sono partito perché non ero pronto. Pochi giorni fa è arrivata la seconda richiesta ed ho pensato che non era il caso di dire ancora no. Quindi ci ho pensato seriamente. Ho telefonato a due amici che lavorano con "Medici senza Frontiere", uno dei quali è Grifoni di Ancona, per avere qualche consiglio ed ambedue mi hanno consigliato di andare. Quindi ho accettato".

E’ prevalente l’aspetto umanitario o quello professionale nella scelta?

"E’ presente anche l’aspetto etico. Mi sono formato alla scuola salesiana che ho frequentato con tanti gualdesi, uno dei quali il sindaco Pinacoli. E l’esperienza salesiana ha inciso nella mia formazione etica. In questa decisione prevale, però, l’aspetto professionale. Sono cresciuto come chirurgo alla scuola dei vari Mercati, Braccini, Pavanello, Gullà per i quali il rispetto del malato era prioritario su qualsiasi altra cosa, e in qualsiasi ora del giorno e della notte c’era la massima disponibilità per salvare vite umane. Quindi vado perché c’è bisogno di me per salvare vite umane".

Con la vasta casistica al suo attivo(4000 interventi diretti, 12.000 in équipe) non avrà problemi nell’affrontare le tipologie di chirurgia generale che le si presenteranno. Dal punto di vista logistico avrà tutto ciò che le occorre?

"Dovrò riadattarmi ad una medicina primordiale, che si praticava fino a 30 anni fa anche a Gualdo Tadino, senza TAC o ecografia. Gli esami da utilizzare sono semplici, ma non avrò difficoltà perché sono cresciuto con questa medicina".

In Iraq c’è la guerriglia, se non vogliamo chiamarla guerra vera e propria. Non le fa paura?

"No, non ho paura. Se ne avessi avuta non sarei andato. Ho già operato in condizioni di emergenza con il terremoto del ’97 e non ho avuto paura. Ma non sono un incosciente. Sono consapevole che vado come volontario con una associazione importante come la CRI che dà la massima protezione".

Si fermerà un solo mese o proseguirà l’esperienza?

"Come prima esperienza è sufficiente un mese. Se mi adatterò bene e la CRI avrà ancora bisogno di me posso anche pensare di andare oltre".

E’ sposato con due figli ormai grandi. Ha deciso da solo di partire o si è consultato con i familiari?

"L'ho detto a tutti. Le reazioni sono state diverse, ma è stato determinante il consiglio di Grifoni".

Cosa si aspetta di ricevere da questa esperienza?

"Soprattutto un arricchimento umano, che poi è ciò che il chirurgo riceve dopo ogni intervento in cui riesce a salvare una vita umana".

Avrà compensi?

"No. Nella mia qualifica di volontario di soccorso non prenderò soldi".

Lei è un medico che parla molto con i suoi pazienti. Come farà a parlare con gli irakeni?

"Ho acquistato un vocabolario Italiano-Arabo per imparare qualche parola. Poi avrò a disposizione un interprete".

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