L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 10 - 23 maggio 2004

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Il cantamaggio sigillano

 

10maggsigg.jpg (19586 byte)Sonnacchioso, incerto, ma trionfante, con la carezza della luna argentata in una notte fiorita di stelle, nel cielo viola e pulito di nubi Maggio entra trionfante, sembra, quasi che solo allora si fosse in primavera, tanto stormivano allegre le foglie nuove sui rami secchi ringiovaniti dalla linfa nuova. Le case dormono, ma il loro sonno è leggero leggero, dal quale traspira una placida gioia che trapela dagli spiragli di luce sulla via e dalle ultime voci che qua e là si auguravano il buon riposo, seguite dal sommesso socchiudersi delle imposte e delle porte.

 

Ad un tratto, con un suono, dapprima incerto e flebile, poi deciso e vigoroso, al quale, dopo una breve introduzione, si unisce una chiara e appassionata voce giovanile, che dalla strada di montagna all’Ara di Fabriano, dalla Rocca al Borgo, come al via dato da un maestro invisibile di un’orchestra che da punti lontani fondeva in una sola comune armonia di gioia e d’amore, si alzò il "calendimaggio campagnolo", con gli organetti e le fisarmoniche.

 

Così di casa in casa, maggio porta l’incanto della primavera e gli auspici affettuosi per mezzo dei suoi figli gagliardi, che inorgogliscono la gente dei campi, finche l’aurora, che a levante colorisce il cielo sempre più trasparente con la chiara varietà delle sue tinte richiama tutti alla festa maggiaiola.

 

"Capo de casa, ve chiedo licenza / su questi posti, se si può cantare.

Eccove maggio che ve vène a trova / chi canta per amore e chi per l’ova.

E’ sbocciata la ruta gentile; Eccoci a maggio alla fine d’aprile.

Capo de casa ve porto ‘na nova/ ve porto ‘na felice primavera."

 

All’improvvisa armonia le finestre si aprono quasi timorose e nella penombra si illuminano di giovani occhi sorridente; le massaie accendono la luce e scendono sino alla porta, con le mani piene d’uova e, ringraziando, le posano nel fondo impagliato del canestro, che la brigata dei maggiaioli porta con se, mentre i capi di casa offrono, con larghi gesti, boccali di vino, salutando rumorosamente i graditi ospiti. Gli organetti, ansimanti nei soffietti allegramente stirati, ripetono in un crescendo sempre più forte gli stornelli del maggio, i cuori esultano nel gesti semplici e gentili; di musica è gonfia l’aria: "Maggio, festa dei cuori, poesia di gioventù"!

 

Giuseppe Pellegrini

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