L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 9 - 9 maggio 2004 | |||||
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Pagine di storia ancora da scrivere I campi di concentramento nazisti
Le sofferenze dellinternamento nei lager nazisti sono finite da qualche tempo e potrebbe sembrare logico seppellire nella polvere del passato il ricordo di tale tragedia. Che cosa avvenne nei campi di prigionia nazisti, in cui giorno dopo giorno era sistematicamente annullata la dignità umana dei prigionieri, con il lavoro forzato, se non addirittura con la stessa eliminazione materiale?
Siamo andati a chiederlo a Luigi Mariani, nato a Gubbio il 30 gennaio 1923, residente in Sigillo, Croce al merito di guerra per internamento in Germania. Soldato di fanteria del Regio esercito Italiano Luigi dopo aver combattuto in Jugoslavia nel 1942, l8 settembre 1943, quando fu firmato larmistizio, si trovava a Merkulovici (Bielorussia). Racconta:
"Il generale comandante, rivolto ai soldati, disse: "La guerra è finita, ma, non sappiamo nulla di sicuro". Poi, lesercito tedesco ci prese prigionieri e ci portò in un campo di concentramento nella Germania nazista. Dormivamo dentro baracche di legno, stesi sulla nuda terra e ognuno si arrangiava come meglio poteva. Un giorno arrivò al comando tedesco un "proprietario terriero" e chiese 15 operai, io ed altri amici ci siamo andati e a bordo di un autoblindo ci hanno portato ad Ildesan, una sperduta borgata allinterno della Germania, dove si lavorava con "pala e piccone". Il rancio consisteva in acqua, pezzetti di rape e carote e circa 200 grammi di pane il giorno. In quel luogo ci trovavamo bene, ma, è durato un anno, poiché ci trasferirono a Turkeli, sempre in Germania, a costruire e riparare le ferrovie, tunnel e rifugi antiaerei. Vestivamo come i civili ed il vitto era sempre lo stesso. Raccoglievamo bucce di patate dentro secchi di rifiuti, e se ci trovavano erano bastonate e pedate.
Ormai a piedi nudi ci costruimmo degli zoccoli del tipo olandese, mentre per ripararci dal freddo prelevavamo pezzi di stoffa alle persone morte. La notte si passava nelle baracche in sei persone e per andare al bagno ci si arrangiava alla meglio. Sono tornato a Sigillo il 15 agosto 1945".
In occasione del 60 anniversario dellinizio del calvario degli Internati Italiani nei Lager nazisti e per promuovere una maggiore divulgazione e conoscenza voglio riferire questa pagina di testimonianza nella speranza che serva da esempio alle generazioni future.
Giuseppe Pellegrini | SIGILLO
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