L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 9 - 9 maggio 2004 | |||||
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Il problema islamico Nel mio articolo su Tutto Flaminia, che parla di quanto lIslam stia avanzando nella nostra millenaria cultura, sono state volontariamente tagliate parti che per me risultano importanti e che servono a spiegare il perché di tanto accanimento. Mi accingo a sintetizzarne i contenuti cercando di usare un linguaggio meno colorito della volta precedente, perché a qualcuno la verità come la dico io, da un po fastidio. Quando esorto a darci una svegliata, intendo una svegliata di tipo ideologico-culturale, e non di tipo violento. Stiamo assistendo, e questo è un dato di fatto, ad un impoverimento della nostra civiltà intesa come democrazia ma anche rispetto delle proprie radici. Chi la pensa come me viene puntualmente additato come razzista, xenofobo etc. Io rimando al mittente certe accuse. Ci sono comunità islamiche nel nostro Paese, inteso come nazione, che intendono affermare la propria presenza con atti descriminatori ed illegittimi. Esistono delle Bozze dIntesa che possono documentare le mie affermazioni, stilate da rappresentanti del mondo islamico che auspicano di farle approvare nei Paesi Occidentali. Rivendicano ad esempio, il loro diritto di fruire del venerdì come giorno di festa, visto che loro pregano di venerdì, chiedono di assentarsi dal lavoro per linizio e la fine del Ramadan, vorrebbero affermare anche qui in Italia il loro diritto di possedere più di una moglie, ma da noi la poligamia è punita con la reclusione, per noi e basta però perché ci sono uomini che portano in Italia più di una donna e nessuno fa e dice niente per paura di ritorsioni. I lettori più attenti avranno notato che ho usato il termine "possedere" riferendomi alle mogli di questi signori. Lho fatto perché forse, chi tanto parla a favore della cultura islamica, non sa che le donne sono solo oggetti, prive di autorità, sia in casa sia nellambito del lavoro (è chiaro che non tutti i paesi islamici hanno le stesse leggi, anche in virtù del fatto che alcuni non sono di tipo teocratico, e quindi le mie riflessioni riguardano la parte più integralista del mondo islamico, che rappresenta la maggior parte dei paesi medio orientali.), e che possono essere vittime delle barbarie più impensabili, delle umiliazioni più grandi, delle privazioni più banali come andare a fare la spesa da sole o studiare ad esempio. In alcuni paesi è tuttora in vigore una sorta di "delitto donore" perpetrato nei confronti delle donne e che giustifica appunto persino lomicidio se cè in ballo lonore del clan, onore che può essere infangato semplicemente chiacchierando con un uomo in mezzo alla strada, o vestendo alloccidentale, o rimanendo incinte fuori dal matrimonio. Sfido chiunque a confutare quanto dico, visto che sono cose documentate su testi che si acquistano in qualsiasi libreria. La condizione della donna è solo una faccia del cubo che rappresenta le idee arcaiche e retrograde del mondo islamico che vanno contro i più comuni diritti civili ed umani. In certi casi (vedi Afghanistan) umanità è davvero un termine del tutto sconosciuto. E che dire poi delle offese che dobbiamo ripetutamente subire noi italiani ed europei in generale? Che dire di quel musulmano che ha gettato dalla finestra di un ospedale il nostro amato Crocifisso? Come si è permesso? Come si fa a rimanere indifferenti o, peggio ancora solidali, a tanta maleducazione? Non ci si può giustificare portando in ballo la laicità del nostro Stato, perché comunque. Cristo e la Chiesa fanno parte della nostra vita come il bere e il mangiare e lasciare che i nostri simboli più sacri vengano derisi e maltrattati è uno scempio al quale non mi sento di assistere impotente. Ci fossi stata io in quellospedale ci avrei gettato quel signore dalla finestra, insieme al suo Corano e alle sue idee anacronistiche e medioevali. E invece no, tutti sono stati a guardare, alcuni reagiscono a parole, ma nessuno con i fatti, lo Stato non dice niente e si continua su questa strada che percorriamo a ritroso, come i gamberi, che ci porta ad alienarci e soccombere nel nome del "quieto vivere". È ora di dire basta, basta alle offese, basta agli oltraggi (andate a vedere cosa fanno questi signori nei sagrati delle nostre chiese), riprendiamo in mano in nostro amato Paese altrimenti fra poco nelle nostre città non si festeggerà nemmeno più il Natale o la Pasqua perché a qualcuno "da fastidio" (nelle loro bozze chiedono di abolire i festeggiamenti del Natale nelle scuole) se non vanno bene le nostre usanze che vadano a casa loro dove noi ci rechiamo con rispetto per le persone e le idee, dove non oseremmo mai sputare su una moschea o girare in bikini per le strade perché sappiamo che è vietato. Ma allora perché a casa nostra tutto è lecito, tutto è giustificato, tutto è permesso? Una convivenza civile non si basa sulla paura o lo sdegno o la rabbia, convivenza civile significa accettare le idee altrui senza però farle proprie per forza, significa rispettare ma non soffocare per questo la propria essenza, significa conoscere laltro ma non per questo dimenticare chi si è e chi si è stato. Spero questa volta di essere stata chiara ed educata, chi non si riconosce nelle mie parole può sempre andare a leggere questi tre testi, sintomatici di ciò che lIslam rappresenta: Il velo strappato di Carmen Bin Laden, Bruciata viva di Suad in collaborazione con MaryTherese Cuny, e Tradita di Jean Sasson ... forse chi non conosce capirà e chi già sa e tollera, cambierà idea. Simona Vitali | LA POSTA
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