L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 9 - 9 maggio 2004

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Sessant'anni fa, i giorni e le tragedie della liberazione

Ricostruite le vicende terribili della primavera 1944 a Gualdo Tadino

E' ricorrente la frase diventata quasi un ritornello "per non dimenticare", riferita alla tragica vicenda delle persecuzioni naziste contro gli ebrei fino a pochi giorni fa, ed ora anche a quelle subite dalle popolazioni giuliane e dalmate; ma, quantunque la nostra realtà sia stata risparmiata da quegli orrori, altri ne furono vissuti da Gualdo Tadino che, nella primavera di quell’ormai lontano 1944, fu segnata da episodi, sconosciuti ai più, e la cui ricorrenza cade proprio in queste settimane.

***

All’inizio del 1944 il Comune era retto dal funzionario prefettizio Enzo Romizi, con la carica di Commissario del Capo della Provincia, già dei sindaci prima e dei podestà poi; nonostante i fatti del 25 luglio, il PFR (Partito Fascista Repubblichino) proseguiva il reclutamento di adepti per iniziativa del commissario politico Vittorugo Antei, che non esitava ad usare i mezzi convincenti del potere nel tentativo di tenere insieme i resti del regime in disfacimento; dopo l'8 settembre 1943 si era costituito il Gruppo Segreto di azione antifascista ed erano nate le prime bande partigiane, alle quali i giovani si aggregavano per evitare l’arruolamento coatto.

Nel paese alla fame da tempo era stato introdotto l’ammasso obbligatorio delle derrate, i generi alimentari erano contingentati e tesserati, e alla divisione delle scarse razioni concorrevano profughi dall’Africa rientrati in patria con i loro sogni di sabbia, trepidavano le famiglie per i congiunti in zone di operazione di cui non avevano notizie; avanguardie dell’esercito allo sbando alla spicciolata e con mezzi di fortuna rientravano da vari fronti di guerra, recando i segni delle vicende vissute e cercando di sottrarsi alla cattura e all’internamento in Germania; i giovani dell'Azione Cattolica e dell’oratorio salesiano si prodigavano nell’assistenza agli sfollati e nell’inoltro di corrispondenza ai militari, tramite il Vaticano e la Croce Rossa: in un mese furono consegnate alle famiglie 166 lettere di militari prigionieri e ne sono state spedite 697 delle famiglie.

Scenari di guerra

Vigeva il coprifuoco, le strade erano percorse dai convogli militari, e ogni giorno il cielo era solcato da squadriglie di aerei da bombardamento. Scampati alle vicende belliche di varia nazionalità, ex prigionieri evasi dai campi di concentramento e militari sbandati in attesa che la liberazione del nord consentisse loro di rientrare ai paesi di origine vagavano nelle campagne; profughi e sfollati dalle città bombardate e dalle zone di guerra affollavano i centri abitati; nei campi, che non avevano mai conosciuto l’uso di mezzi motorizzati, carri armati ed autoblindo erano nascosti e camuffati all’ombra delle querce annose e i contadini alternavano i lavori ai tentativi di salvare il salvabile dalle razzie: in sintesi ciascuno dei 12.000 abitanti era diventato protagonista di una propria epopea per la sopravvivenza.

Dopo che una rapida conclusione del conflitto in seguito allo sbarco ad Anzio degli alleati, si era rivelata un'illusione, era cresciuta l’attività dei gruppi partigiani con azioni di disturbo e sabotaggio, determinando un aumento della presenza militare tedesca supportata dagli irriducibili repubblichini, con posti di blocco sulle strade, rastrellamenti, requisizioni di generi alimentari e bestiame.

L'ultimo Commissario

Il 21 marzo 1944 nell’incarico di Commissario del Capo della Provincia alla guida del comune il funzionario Enzo Romizi era sostituito con il chirurgo dell’ospedale il Dr Giovanni Gaudenzi Pierozzi.

Difficile è tracciare la figura di quest’ultimo rappresentante del regime, scomparso a Todi negli anni '90: personalità complessa, uno dei tanti compromessi con il Regime, forgiato ed educato nei decenni di indottrinamento fascista e che, nei giorni in cui ciascuno era impegnato per la sopravvivenza, fecero la scelta sbagliata, restando fedele fino all'ultimo all'idea; chirurgo dell’ospedale, dongiovanni, fanatico della divisa, dell'orbace e degli stivaloni anche nella vita privata, tutt'altro che preparato ai problemi che avrebbe dovuto fronteggiare nella città durante i tre mesi del suo mandato; in conclusione una persona forse non adeguata alle esigenze del momento, forse non nato per essere un eroe, che non fece alcun tentativo di dissociarsi dall'opera repressiva degli occupanti tedeschi, e da cui la popolazione si aspettava un carisma ed un ascendente sugli occupanti che il personaggio non aveva.

Anche se di lui si ricorda che salvò in casa propria un ricercato componente del CLN, che intervenne presso i tedeschi su sollecitazione del Dr Emanuele Sinibaldi per evitare l’impiccagione di un partigiano, e che sarebbe stato maltrattato pubblicamente dai tedeschi, quando cercò di intercedere per uno dei fucilati in piazza, resta alla Storia che i tre mesi della sua guida politica della città furono segnati da una scia di sangue, anche se nulla di specifico gli si potesse imputare, e il personaggio ha lasciato un pessimo ricordo, tanto che nei giorni dell'epurazione ne avrebbe subìto anche le conseguenze, come documentano gli atti del CLN.

Persecuzione e repressione

Intanto la guerra continuava: dopo che varie incursioni di bombardieri e di spitfire avevano distrutto la stazione ferroviaria, si registrava persino il bombardamento del cimitero di San Facondino.

Il 24 marzo un rastrellamento a Palazzo Mancinelli portava all'arresto di sette partigiani: alcuni rilasciati, altri internati in Germania, mentre Otello Sordi due giorni dopo era fucilato presso l’ospedale; un mese più tardi, in un rastrellamento nelle campagne di Cerqueto, restavano uccisi Oreste Mosca, Gusmano Filoni, Federico Bellucci, i caporali Gino ed Luigi Anderlini e il 3 maggio nella zona di Rigali cadeva Alfredo Santinelli.

La chiusura anticipata dell’anno scolastico il 20 maggio ufficializzava la situazione anomala in cui viveva il paese, mentre nella zona di Morano si registravano vari episodi di guerriglia, non privi di conseguenze nemmeno per i tedeschi, per sottrarre il bestiame alle loro razzie; in uno di essi scampava alla morte rocambolescamente un giovane diciassettenne; il 31 maggio, ancora nelle campagne di Cerqueto, restavano sul terreno i partigiani Vladimiro Rosavivo e Sandro Leani.

Pur in questo clima, l'attività amministrativa del Comune proseguiva nella normalità con atti deliberativi assunti dal Commissario fino al 14 giugno (pagamento di un affitto e imbrecciatura delle strade); poi, in seguito ai rastrellamenti, il 17 giugno presso l’eremo del Beato Angelo, erano fucilati Antonio Bori e Fernando Baglioni e il 18 giugno, presso Casa Ribacchi, sotto il piombo tedesco cadeva Nicola Tomassini.

Altri gualdesi cadevano frattanto anche fuori dal territorio comunale: il 19 giugno a San Donato Marche i tedeschi trucidavano Don David Berrettini, poi insignito di medaglia d’oro per essersi offerto in cambio della liberazione di 23 ostaggi suoi parrocchiani, e il 22 Giugno a Gubbio nella rappresaglia dei 40 martiri, perdeva la vita un altro gualdese, Gino Farabi; nello stesso giorno i Carabinieri comunicavano all’anagrafe il rinvenimento del cadavere dei partigiani Giulio Sorgo e Ferdinando Castellani e che, presso Cerqueto, era stato fucilato Giovanni Troiani. Infine, nella serata del 1 luglio, l'eccidio; sulla piazza della città un gruppo di cittadini sbigottiti era costretto ad assistere alla fucilazione dei partigiani Alessandrino Busetto, Giuseppe Jacopetti, Riccardo Travaglia e Corradino Anastasi; era l’ultimo atto macabro della guerra vissuto a Gualdo Tadino, ed è facile immaginare con quali effetti sulla popolazione.

La liberazione

I tedeschi ormai in ritirata, dopo aver bruciato molti documenti, prima di abbandonare la città facevano saltare il ponte di via Roma sul fiume Feo, interrompendo la strada d’accesso in città da sud; poi, nella tarda mattinata del 5 12pontenovo.jpg (17015 byte)luglio, una jeep dell’esercito inglese calava dal monte Serrasanta risalito dal versante orientale al seguito del parroco di Serradica Don Ermete Scattoloni, originario di Sigillo, scendendo per Via della Rocca e le scalette del Reggiaro nel cuore della città.

Le macerie del ponte nel rione Borgovalle (attuale "Ponte Novo", in via Roma), distrutto dalle truppe tedesche in ritirata.

Il 6 luglio il capitano che la comandava, ricevuto in comune dal capo dei patrioti Aldo Grassi e dall’avv. Carlo Luzi per conto del CLN, dichiarava la città occupata per conto di Sua Maestà britannica e l’affidava in presidio ai partigiani, ritirandosi a Foligno, dove gli alleati erano attestati nella zona di Pontecentesimo. Sulla città liberata, nella notte del 10 luglio le ultime pattuglie tedesche in ritirata sparavano alcune cannonate da Fossato e Sigillo, provocando un morto e tre feriti fra la popolazione civile. Il 13 luglio infine il capitano Rezzara, rappresentante del CLN, proveniente da Arezzo, portava ai partigiani locali l’encomio ed il ringraziamento degli alleati e il 22 luglio arrivava il governatore militare che il 28 insediava, primo sindaco della nuova era, Oreste Tomassini, un sindacalista rientrato dall’estero.

Ecco, tutto questo nella sua crudità, accadde a Gualdo Tadino, nella primavera di 60 anni fa, perché si sappia e ... per non dimenticare.

Valerio Anderlini

LA STORIA

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