L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 9 - 9 maggio 2004 | |||||
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LE ZONE ARCHEOLOGICHE GUALDESI: UN PATRIMONIO IMMENSO Un parco archeologico per Tarsino e per Tadino Verranno ripresi gli scavi sia a Col dei Mori sia a Tadino. Appello degli studiosi perché finiscano una volta per tutte le ricerche "fai da te" col metal detector. "Vanificano totalmente il lavoro degli archeologici"
Parte il "Progetto Tadino" Questo, in sintesi, il risultato della bella (e laggettivo non è fuori luogo) conferenza stampa svoltasi lunedì 19 aprile scorso presso la Sala Del Monte della Rocca Flea. Obiettivo dellincontro, la presentazione ufficiale del "Progetto Tadinum", il piano di recupero e valorizzazione delle due zone archeologiche del territorio gualdese che - finalmente - sembra essersi accorto del grande valore della sua storia e delle sue radici. Da qui linteresse mostrato proprio dallAmministrazione comunale che - come ha ribadito lassessore Angelo Scassellati - si è mossa, dintesa con la sovrintendenza regionale e con lUniversità degli studi di Perugia, per creare i presupposti di un futuro completo recupero del patrimonio archeologico della città e di un suo utilizzo a fini culturali e turistici. A sottolineare linteresse dellAmministrazione comunale per la questione anche lassessore Marco Ridolfi. Un parco ed un museo archeologico Puntuale, allincontro, la dottoressa Laura Bonomi Ponzi, sovrintendente uscente ai Beni archeologici dellUmbria, che non ha mai nascosto, da studiosa, la sua ammirazione per quanto emerso dagli scavi di Col dei Mori. Ripercorrendo la storia degli scavi archeologici, da Enrico Stefani in poi, la Bonomi si è detta totalmente disponibile - dintesa con il Comune - a procedere in due sensi. In primo luogo per la ripresa degli scavi della città dei Tarsinater, che non ha ancora finito di regalare sorprese, e per la definitiva trasformazione della zona da "area di tombaroli" (gli amanti del metal detector) a "parco archeologico", realtà comune in altre regioni italiane, ma ancora sconosciuta in Umbria. In secondo luogo per la costituzione di Museo archeologico gualdese che dovrebbe contenere tutti i reperti che - come già detto in un nostro precedente articolo - giacciono negli scantinati del museo archeologico di Spoleto. Cera una volta Tarsina ... Le aree archeologiche gualdesi e i loro preziosi reperti sono difatti ancora tutte da scoprire: sia quelle umbre sia quella romana. Della città umbra di Tarsina ha parlato analiticamente il Dr Andrea Ponzi che, anteprima assoluta per Gualdo, ha mostrato una serie di immagini della zona archeologica con una precisa ricostruzione del centro abitato. Si tratta di uno dei più antichi ed importanti insediamenti preromani non solo dItalia ma persino dEuropa. Insieme alla necropoli di San Facondino, ugualmente scavata dallo Stefani, ha fornito una sterminata serie di corredi, materiali ed oggetti di grande rilevanza e, probabilmente, ne fornirà ancora. La sovrintendenza, vista la disponibilità economica del Comune, ha difatti programmato la ripresa degli scavi. Il mistero "Tadinum" Di scavi si parla anche per Tadinum, la città romana. Gualdo Tadino è, difatti, un caso unico nella regione Umbria ed uno dei pochi in Italia: è una città "migrante", che ha cambiato per ben cinque o sei volte sito. Questo ha impedito la distruzione dei suoi resti, come invece è accaduto in gran parte delle altre città. "Tadinum è tutta da scoprire" hanno affermato il Dr Paolo Braconi e il Dr Simone Sisani, entrambi studiosi rispettivamente presso il dipartimento di Studi storico-artistici e la sezione di Studi comparati sulle società antiche dellUniversità di Perugia. Sei, sette o forse più ettari di campi coltivati oggi celano i resti di quello che fu un piccolo municipium, ma in posizione strategica. "Scoprirlo e finalmente conoscerlo potrà dirci molte cose sulla storia delle città romane di questa dimensione, finora quasi inesplorate". Sarà lindagine col radar e col magnetoscopio a definire una volta per tutte i confini della zona archeologica. Nel frattempo, indagini superficiali degli archeologi hanno permesso di tracciare, comunque, una prima pianta della città - che risulta già in posizione diversa da dove abbiamo visto accanirsi, negli ultimi anni, i metal detector. I reperti finora trovati vanno dal III sec. a.C. al V d.C. Questa è già una notizia rivoluzionaria: dove finì, dunque, la Tadino altomedievale? Quella, per intenderci, della diocesi tadinate, di San Facondino e della distruzione di Ottone III? Fu, dunque, solo uninvenzione dei falsari cinquecenteschi - come sostengono due studiose perugine - o, in effetti, migrò in un altro sito (e sarebbe il sesto della sua storia)? Archeologi "fai da te"? Ahi, ahi, ahi! Gli scavi, dunque, che inizieranno forse questestate risulteranno quindi basilari anche per la ricostruzione della storia della città. In più porranno fine ai blitz degli "amanti del metal detector". Questultima è, difatti, unautentica piaga per il territorio gualdese. Come tutti gli studiosi presenti hanno ribadito, chiunque sottrae reperti metallici dalle zone archeologiche (monete, oggetti e via dicendo) non solo commette un reato ma rende anche difficile e spesso impossibile il lavoro degli archeologi, i quali, senza taluni punti di riferimento come quelli offerti da una moneta, hanno difficoltà a datare certe sezioni di scavo; senza contare poi i danni che il rimescolamento e la sottrazione degli oggetti arrecano alla corretta ricostruzione del contesto dellinsediamento. | CULTURA | |||||
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