L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 8 - 18 aprile 2004

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommario

Cerca nel sito

Il dovere della memoria

 

documentazione reperita da Giuseppe Pellegrini

In occasione del 60° anniversario della strage di Ponte della Pietra, dove sei giovani sigillani, nel vigore degli anni, insieme ad altri furono fucilati a Villa Pugliese - Ponte della Pietra - (nei pressi dove ora sorge l’ospedale Silvestrini in Perugia), ci ricorda il dovere della memoria. Tutto ciò ci deve far pensare, perché ormai appartiene alla storia, e la "storia" ci dà la coscienza di ciò che siamo ed abbiamo.

Più e più volte e da più parti, nelle varie ricorrenze, si è ricordata l’utilità dell’affannosa ricerca degli accadimenti ormai lontani, da far rivivere nelle consuete rivisitazioni annuali. Aderendo a questa ricerca, sulla scorta di documenti inoppugnabili, trascriviamo la nostra versione dei fatti: Il 25 marzo 1944, si era al principio della benedizione, quando all’improvviso si sentì una forte detonazione e si notò un accorrere accorato di gente in cerca dei propri cari. Un giovane, nella sua bottega da falegname, aveva disarmato una bomba e stava scaricandone un’altra, che però improvvisamente scoppiò. Il giovane Domenico Ragni fu Pietro di anni 18, sotto il loggiato del Comune, davanti alla farmacia, subito morì. Giancarlo Minelli di Pietro di anni 10, dopo breve tempo morì all’ambulatorio. Galeotti Teofilo di Cirillo di anni 11, trasferito all’ospedale di Gualdo Tadino, pochi giorni dopo morì. Viola Saturnino e Ivo Toccaceli, dopo lunga degenza in ospedale tornarono alle loro case. Si era ancora sotto l’impressione dolorosa quando un altro fatto venne a turbare la quiete del paese.

Il 27 marzo 1944, assai per tempo, si cominciò a sentire un grande affluire di carri armati, di soldati tedeschi, che a ventaglio scrutavano ogni lato del terreno, armati di tutto punto. Era il rastrellamento dei patrioti. Il giovane Pavilio Generotti di Gabriele di anni 22, mentre fuggiva fu ucciso sul colpo. Insieme con lui fu ferito ad un braccio Fiore Bocci. Una giovane, Giuseppa Minichetti, mentre cercava di avvertire fu colpita e ferita non gravemente. La sera del 27, tutti coloro che erano caduti nella trappola del rastrellamento furono condotti a Gubbio. Molti, dopo essere interrogati furono rilasciati e, in condizioni pietose tornarono alle loro case, alle loro famiglie. Non tutti tornarono. Cominciò a divulgarsi la voce che la sera del 28 marzo 1944, vari giovani erano stati uccisi e, di questi, sei di Sigillo, dopo sommario processo.

Eccone la documentazione:"Il Capo della Provincia di Perugia - Rocchi - mi fa pervenire oggi, il telegramma che trascrivo di seguito - FUCILAZIONI - "Il Comando Germanico di Perugia - Ortskommandantur - rende noto che a seguito di una azione di rastrellamento contro bande di ribelli sono stati catturati i seguenti partigiani, il quali, sottoposti al giudizio del Tribunale Permanente dell’Undicesimo Corpo Aviazione Germanica, sono stati condannati alla pena di morte mediante fucilazione al petto - La sentenza ha avuto immediata esecuzione. Firmato Il Commissario del Capo della Provincia Agostinelli Agostino."

I fucilati erano Mario Carletti di Luigi, di anni 19 - Bruno Carletti di Luigi, di anni 19 - Corradino Bellucci fu Giuseppe di anni 22 - Ennio Bianchini di Pietro di anni 18 - Amato Bocci di Adamo di anni 21 - Luigi Viola fu Edoardo di anni 18.

Questa invece è la relazione sulle uccisioni avvenute nella zona, che il parroco Don Francesco Costanzi inviò al vescovo Mons. Costantino Stella, e si trova nell’archivio diocesano di Nocera Umbra. "I tedeschi, che venivano dalla Bastia delle Marche, uccisero con colpi di mitra Morettini Antonio, di Domenico di anni 45, che pascolava le vacche, in località "Cima delle Cese". Uccisero anche, con raffiche di mitra, Generotti Carolina ved. Carletti di anni 56. La donna era andata a riprendere i nipoti che si erano rifugiati in montagna. Cadde sopra la località " Trocchi". Il giorno dopo, alcuni sigillani, andarono a prendere il corpo della donna, poggiandola su due stanghe come barella, e la portarono a Sigillo, prima nella sua casa e poi in Chiesa per il funerale. Il corpo di Antonio Morettini fu portato in paese dai parenti. (4 luglio 1944)."

Queste persone sono le vittime della follia nazista, tutte sepolte nel civico cimitero di Sigillo, chi in apposito simulacro, chi nelle tombe di famiglia, ma tutti vittime della follia nazifascista.

SIGILLO

13sigillo.jpg (10639 byte)

 

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommario

Cerca nel sito