L'ECO del Serrasanta

 

N. 8 - 18 aprile 2004

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Ambiente

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CON LA TESTA FRA LE NUVOLE (77)

Rubrica amatoriale di meteorologia e climatologia a cura di MeteoAppennino

E' arrivata la primavera


Chi, in questi giorni d’inizio aprile, avrà alzato lo sguardo durante i pomeriggi assolati avrà potuto scorgere due elementi che segnano indubitabilmente l’inizio della bella stagione.

Due indizi sicuri

Il primo è di origine antropica, per così dire: si tratta dei deltaplani e degli alianti che volteggiano lentamente, con movimenti ampi a spirale, sopra le vetta delle nostre montagne. Il secondo è naturale: sono le belle nubi "a cavolfiore" che cominciano a svilupparsi, specialmente nelle ore più calde della giornata, proprio in corrispondenza del crinale appenninico.

Benché, apparentemente molto diversi e distanti fra loro, i due elementi sono in realtà conseguenza di uno stesso fenomeno che è tipico della stagione primaverile e di quella estiva: il sollevamento di masse d’aria nelle zone interne per cause orografiche, conseguenza cioè della presenza di rilievi montuosi. Nel momento in cui tende a manifestarsi questo fenomeno, noi possiamo ben dire: "È finito davvero l’inverno!".

Quel che succede d’inverno ...

Durante la stagione invernale, infatti, specialmente nelle zone più lontane dal mare – che ha, come tutti sanno, un notevole effetto mitigatore sul clima - sia per la breve durata del dì sia per la forte inclinazione dei raggi solari, il calore che il terreno riceve dal sole è scarso. Visto che l’aria si riscalda solamente - e l’abbiamo già detto più volte - con la radiazione ad onda lunga che il terreno "rispedisce" verso lo spazio dopo essersi riscaldato per azione del sole, è ovvio che, durante l’inverno, l’aria tenderà ad essere fredda sia al suolo che alle quote superiori. Questa differenza non è però marcatissima, per cui il gradiente termico verticale - cioè la diminuzione della temperatura con la quota - tende ad essere all’incirca di 5-6°C ogni 1000 metri. L’aria, quindi, tende ad essere molto stabile: ad opporsi, cioè, ai movimenti ascendenti. Se una massa d’aria viene costretta a salire verso l’altro, una volta che cessa il motivo che l’ha obbligata alla salita, ridiscende, spesso anche in maniera violenta, "stramazzando al suolo" come succede durante le famose tramontanate gualdesi. D’inverno è, quindi, rarissimo che si manifestino forti correnti ascensionali e temporali nelle zone interne. Meno raro lungo le zone costiere, dove il calore necessario all’ascesa è comunque fornito dalle acque, che risultano più calde rispetto alla terra.

... e d’estate

Non appena, però, la durata del dì uguaglia e poi supera quella della notte (20 marzo) e il sole giunge ad illuminare più verticalmente le nostre zone, queste si riscaldano molto rapidamente, assorbendo energia dal sole, e forniscono calore all’aria. In primavera, allora, e poi in estate, succede quindi l’opposto che in inverno: l’aria al suolo tende a risultare molto più calda di quella in quota. Il gradiente termico verticale, allora, diventa di 7-10°C per ogni 1000 metri ma, specialmente in estate e nelle ore centrali della giornata, può talvolta superare i 10-15°C per ogni 1000 metri. Questo accade nelle giornate molto calde, specialmente se, contemporaneamente, affluisce dell’aria fredda in quota. Il risultato è semplice: questo favorisce gli spostamenti verticali nell’atmosfera e quindi la salita di "bolle" di aria molto più calda delle zone circostanti verso l’alto.

Dal deltaplano al fulmine

Questo, a sua volta, può provocare tre cose. In primo luogo delle correnti ascensionali, dette "termiche", che sono quelle che sfruttano i deltaplanisti per librarsi in aria. In certi casi, sfruttandole in modo razionale, con un parapendio o un aliante si può giungere fino a 3000-4000 metri di altitudine. E senza spendere una lira di carburante! Paga la natura...

10meteo.jpg (8267 byte)In secondo luogo, poiché l’aria si raffredda progressivamente con l’ascesa fino a condensare il vapore acqueo in essa contenuto, la "bolla" d’aria diventa visibile, formando una tipica nube primaverile ed estiva che si chiama "cumulo" - che già abbiamo più volte nominato - che si allarga "a cavolfiore".

Un tipico cumulo estivo

In terzo luogo, se il calore della "bolla" d’aria in partenza, a cui si somma quello che viene fornito dal vapore acque che condensa, è sufficiente, l’ascesa verso l’alto diviene sempre più rapida. A questo punto può formarsi un temporale, che è un fenomeno, per le zone interne, tipico della primavera e dell’estate. Nelle zone costiere, per il minor riscaldamento diurno, i temporali estivi sono più rari rispetto a quelli delle zone interne. Ecco perché, nei bollettini, sentite sempre ripetere: temporali nelle zone interne…

Insomma: è ormai primavera. Il cielo che brontola ce lo ricorda.

Pierluigi Gioia

 

 

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