L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 7 - 4 aprile 2004 | |||||
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Monte Cucco: la strada, la caverna
di Giuseppe Pellegrini "Un territorio orfano della dialettica politica ha portato alla sospensione dei fondi economici per il progetto di valorizzazione e di sfruttamento della grotta del Monte Cucco; per più di un anno, dice il sindaco di Costacciaro, abbiamo chiesto a partiti e istituzioni un confronto serio, approfondito sulla questione, senza ottenere riscontro". Nella relazione Miliani, estratto dal Bollettino del Club Alpino Italiano n. 58, vol. XXV, anno 1891, a pagina 19, si legge: "Quanto alle altre caverne che esistono nello stesso monte, chi non ha tempo da perdere può assolutamente fare a meno di recarsi a visitarle. Sono tutte piccole grotte che avanzano appena pochi metri e nulla offrono dinteressante. Una soltanto nel versante orientale, e precisamente nella località detta il Boschetto, divisa in due rami, gira forse una quarantina di metri; ma è angusta, tortuosa, bassa e quasi priva di stalattiti o di stalagmiti, e non offre alcuna attrattiva. Piuttosto può attirare lattenzione, perché è in vista e per qualcuna delle solite leggende che vi si ricamano attorno, una larga apertura o specie di finestra che è pure dal versante orientale, quasi alla base del monte, e che dal suo aspetto ha un nome assai efficace di "Bocca Nera". E Bocca Nera esercitò su di me cosi potente il suo fascino, che, quantunque dallaspetto come al nome sia tuttaltro che incoraggiante, decisi di calarmivi dentro, e vedere se inghiottisse anche me, come i cani e le pecore che dicono sianvi precipitati. Per sbrigarmi in due parole e non annoiare chi legge dirò che si tratta di un vero pozzo assolutamente a picco, per oltre venti metri, dopo i quali cè un piccolo ripiano fortemente inclinato su un lato del quale si sprofonda un altro abisso, pure a picco, che scende più di altrettanto. In fondo a questo però, non si trova alcunapertura e tutto finisce lì". In una relazione in carta bollata da Lire 4, del 30 giugno 1937, a firma del podestà di Sigillo, Geom. Agostino Agostinelli e firmata dallIng. Umberto Fantozzi, si legge: "La strada montana che partendo da Sigillo dovrebbe attraversare e servire le zone pascolive e boschive poste in alta montagna, deve superare un dislivello di circa m.600, partendo da quota 486 per raggiungere quota 1100, sviluppandosi totalmente a mezza costa. Per abbreviare il percorso, senza perdere di vista un agevole andamento, per risparmio di spese si è creduto opportuno usufruire in parte, da dove lo permette, dellattuale sentiero in uso. La nuova strada renderà sicuro ed agevole il trasporto al piano di migliaia di quintali di fieno, rappresentante il prodotto di circa 600 ettari prativi, che altrimenti vanno in gran parte perduti e scarsamente utilizzati; di tutto il ricavato boschivo di circa 200 ettari; faciliterà laccesso degli armenti che salgono ad estivare ad alta quota, promovendo, per questo, un maggiore e più intensivo sviluppo zootecnico, il quale lascia molto a desiderare; aumenterà la produzione per il comodo trasporto dei fertilizzanti, oggi assolutamente impossibile da utilizzarsi. Le caratteristiche della strada saranno le seguenti:
Tenuto conto di quanto sopra il costo presuntivo totale dellopera è di 250 mila lire. Come interesse secondario la strada servirà per valorizzare le bellezze turistiche, per facilitare laccesso alla Grotta di Monte Cucco, una delle più grandi e più caratteristiche dItalia, in maniera che la montagna, con le sue attrattive magnifiche darà vita a colonie montane, già in atto, che avranno più possibilità di trasferirsi in loco con veicoli dogni natura." Un vecchio adagio, tutto sigillano, recita: "Tanti galli a cantà, n se fa mai giorno"; per Monte Cucco abbiamo scomodato molti galli, anzi, a volte persino troppi; e pensare che soltanto pochi anni fa si parlava di sconfinamento del bestiame, di sorgenti dacqua nate a confine, e questo accendeva gli animi degli allevatori. Ora vogliamo fare "i turisti" ma abbiamo dimenticato un altro adagio: "Chi mette troppa carne al foco, fatica troppo e conclude poco". | AMBIENTE | |||||
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