L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 6 - 21 marzo 2004

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UNA RICERCA DI GIANCARLO FRANCHI

Come conobbi Cinicchia

Testimonianza del Dr Ruggero Guerrieri tratta da un giornale di 60 anni fa

Nei miei anni giovanili, spinto dal girovagare un poco pel mondo, fui assunto da una società di navigazione tedesca, come medico di bordo in servizio di emigrazione, sui transatlantici della società stessa. Fu così che nel settembre 1903, capitai a Buenos Aires, la grande e bella capitale della Repubblica Argentina. Quivi ritrovai un mio vecchio amico, il perugino Publio Baduel, dal quale, parlando della patria lontana, seppi che, appunto in Buenos Aires, viveva il famoso, famigerato brigante Cinicchia, che, nella seconda metà del secolo scorso, con una dozzina di omicidi, con innumerevoli atrocità e rapine, aveva terrorizzato tutta l'Umbria e specialmente la regione interposta tra Assisi, la sua città natale, e i confini marchigiani, tanto che in questa plaga, è ancora oggi vivo il triste ricordo delle sue iniquità, per le quali era stato anche condannato alla pena capitale.

Espressi subito il desiderio di conoscere questo leggendario bandito, ma il Baduel seppe solo indicarmi il nome della strada ove risiedeva, Calle Chacabuco, e con questa semplice indicazione, era più che arduo ritrovare uno sconosciuto individuo, in una lunghissima e tumultuosa via della città americana; ma non mi diedi per vinto, tanto più che la nave ove ero imbarcato, avendo subito gravi danni durante il viaggio in seguito ad una tremenda tempesta, avrebbe dovuto sostare vari giorni nel porto argentino per ripararli.

L'incontro

Fui però fortunato, poiché dopo soli tre giorni di ricerche, capitato in un piccolo caffè di quella via, dopo avere rivolto al proprietario la solita domanda se conosceva l'italiano Nazzareno Guglielmi, era questo il vero nome del brigante, mi vidi indicare un individuo che, seduto presso un tavolino, con la pipa in bocca, seguiva con attenzione una partita a carte intrapresa da due altre persone. Io mi figuravo il bandito come un omaccione alto, aitante e di fiero aspetto e vidi invece un vecchietto basso e grassoccio, modestamente vestito di nero, dall'apparenza tranquilla, sul di cui volto però brillavano due occhi dallo sguardo vivissimo e penetrante. Mi avvicinai a lui, lo confesso, un pò titubante e presentatomi, gli dissi di dovergli parlare. Egli si alzò, mi fece cenno di seguirlo, e uscito dal caffè e traversata la via, entrò in una modesta casetta, che gli sorgeva davanti.

Si diceva nell'Umbria, che il Cinicchia fosse diventato ricchissimo, ma io subito mi accorsi, della povertà dell'ambiente, che doveva essere invece l'opposto. Egli mi ricevette nella sua camera da letto, poveramente arredata con un cassettone, qualche sedia ed un lettuccio, presso il quale, appesa ad un muro vidi una grande, vecchia rivoltella a tamburo. Egli mi invitò allora a precisare il motivo della mia visita, motivo che io non avevo, per cui ricorrendo ad una bugia, dissi che ero venuto a portargli i saluti di un suo vecchio amico, che sapevo essere stato un luogotenente della sua banda brigantesca, residente a Morano, di cui taccio il nome. Egli sorrise e mi rispose: "Ah, è ancora vivo quel birbante?". E poi aggiunse maliziosamente: "Dite piuttosto che siete venuto a trovarmi come si va a vedere una bestia feroce." E alle mie negative proteste, replicò dicendomi che, anche ammettendo il suo parere, non se ne sarebbe sentito offeso e infatti dimostrava chiaramente il desiderio e la soddisfazione di parlare con me delle molte avventure della sua straordinaria vita da bandito.

Fu così che, in quel giorno e durante altre visite che seguirono quando la mia nave ritornava nel porto argentino, che egli mi narrò tanti avvenimenti della sua avventura esistenza, per descrivere i quali occorrerebbero non poche pagine.

Mi limiterò perciò a riferire solo qualche episodio, meglio di ogni altro atto a illustrare la sua mentalità, nonché qualche fatto che si riferisce alla nostra Gualdo, senza però garantire la loro esattezza, poiché ebbi l'impressione che egli talvolta cercasse di mitigare o scusare i suoi misfatti con più o meno giusti motivi.

I racconti spavaldi

Alla mia domanda se era vero che, come si vociferava in Italia, egli era riuscito a fuggire in America mercè l'aiuto di un notissimo avvocato di Perugia, rispose negandolo recisamente, aggiungendo che era invece potuto emigrare con un passaporto falso, intestato con il nome di Rossi, procuratogli da una sua concittadina, cameriera di un Cardinale a Roma. Con questo passaporto era riparato a Marsiglia e da lì la nel Brasile dove aveva cominciato a esercitare il mestiere di muratore, finché, ucciso un giorno in rissa un suo compagno di lavoro, era fuggito ancora, raggiungendo Buenos Aires, da dove non si era più mosso, dedicandosi alla costruzione di piccole case che rivendeva o affittava. Mi disse poi che la prima persona da lui uccisa, fu il proprio fratello perché favoriva la sua cattura, durante la latitanza, mentre invece pare che il fratricidio avvenisse per motivi intimi coniugali, così detti d'onore; mi disse ancora che, transitando un giorno insieme ad un suo compagno nel territorio di Arcevia, con lui discuteva sulla maggiore o minore abilità che ogn'un dei due possedeva, nel colpire con la carabina il bersaglio. Accesasi la discussione, il compagno di Cinicchia, per dar prova della propria bravura, veduto da lontano un contadino che, salito su un olmo, ne coglieva le foglie per alimentare il bestiame, spianò contro di lui la propria arma fulminandolo. "Io, disse Cinicchia, fui disgustato da quell'inutile uccisione, tanto che mi arrestai con un pretesto e mentre il compagno proseguiva, lo punii atterrandolo con una fucilata nella schiena".

Mi narrò anche uno dei suoi più proficui colpi, quando cioè se non erro tra Morano e Montecchio, con la sua banda assalì e pose in fuga una pattuglia militare che scortava, una forte somma destinata al pagamento degli operai che allora costruivano la linea ferroviaria tra Roma e Ancona.

Una notte venne circondato da alcuni gendarmi in un campo di granturco, uno dei soldati incautamente accese una luce, la tenue fiammella servì di mira al brigante che fece fuoco atterrando l'imprudente soldato ed egli, nella confusione seguitane, riuscì a fuggire. Un'altra volta, si presentò nella casa campestre della famiglia Ribacchi, presso Gualdo. Il capo famiglia, Onorato, in preda allo spavento, per ammansirlo, gli offrì cibarie e denaro che egli rifiutò. Comparvero in quel mentre due gendarmi che l'avevano pedinato e contro i quali Cinicchia puntò rapidamente il fucile, ma l'arma non esplose. Ne seguì una scarica di fucilate, alle quali il bandito si sottrasse fuggendo lungo il fiumicello che, incassato nel terreno, scorre lì presso, dopo attraversato il mulino.

Per dimostrare la sua incredibile spavalderia, basti citare il seguente episodio: pur sapendosi attivamente ricercato dalla Polizia, di pieno giorno, si presentò ad un barbiere di Gualdo Tadino, allora comunemente conosciuto col soprannome di "Biscotto" che molti vecchi gualdesi ancora ricordano e che, facendo parte della Guardia Nazionale, si era vantato di catturare, prima o dopo, il Brigante. Quest'ultimo, intimò all'atterrito Figaro di radergli la barba e ciò fatto scomparve. Il Cinicchia, narrandomi l'episodio, rideva di cuore, ricordando il tremore con cui il "Biscotto" maneggiava il rasoio sul mento del suo nemico. Non avrei mai creduto ciò verosimile, se il fatto non fosse stato a tutti notorio anche in Gualdo Tadino. Tanti altri episodi potrei ricordare tra i molti narratimi dal bandito, ad esempio la clamorosa uccisione del perugino Bellini, sulla stradale Valfabbrica-Pianello, dove attualmente esiste anzi una colonna circondata da pini, a ricordo del truce misfatto. Ma lo spazio di questo giornale non lo consente.

La fine del rapporto

Narrerò solo come fini la mia relazione con il Cinicchia: dopo qualche tempo, ritornato a Buenos Aires, me lo vidi un giorno comparire nella mia cabina di bordo, avendo egli appreso dai giornali l'arrivo della nave ove ero imbarcato. Veniva a chiedermi un favore e cioè se, come medico, potevo procurargli una bottiglia della cosiddetta "Acquetta di Perugia". Meravigliato della richiesta, risposi che l'esistenza di questa acqua, era cosa piuttosto favolosa e che si raccontava contenesse sali di piombo o di arsenico e che, nel Medio Evo, pare venisse usata, per avvelenare lentamente qualche nemico. Poi impressionato ed incuriosito, gli domandai lo scopo della richiesta. Egli allora mi narrò, che conviveva da anni con una spagnola e con il di lei figlio, dai quali non poteva più liberarsi e che lo angariavano e lo depredavano a poco a poco, di qualche risparmio che ancora possedeva. "In passato, disse testualmente, avrei ben saputo come sistemare la faccenda, ma ora i tempi sono mutati ed io, divenuto debole e vecchio (era allora all'incirca ottantenne), devo adottare metodi meno pericolosi e spettacolosi e l'"Acquetta di Perugia" mi sarebbe perciò utilissima".

Io, offeso ed indignato, non potei fare a meno di inveire contro il Cinicchia per l'infame proposta, e quegli allora, estratto dalla cintura un pugnale, al colmo dell'esasperazione, agitando l'arma sulla sua testa, cominciò a gridare che, benché vecchio, sarebbe ugualmente riuscito a liberarsi dei suoi sfruttatori. Spaventato e per non far nascere scandali a bordo della nave, tentai di calmare il vecchio delinquente e finalmente, a stento riuscitovi, chiamai un marinaio e lo feci accompagnare a terra. Dopo qualche tempo, ritornato a Buenos Aires, ai marinai di guardia alla passerella che univa la nave alla banchina, diedi ordine che, se fosse venuto a cercarmi un vecchio, di cui fornivo i connotati, rispondessero che ero stato trasferito su un'altra nave diretta, niente meno, in Australia.

Così finì la mia conoscenza con Nazzareno Guglielmi detto Cinicchia. Qualche anno dopo, l'amico Baduel, al quale avevo narrato l'avventura, mi scrisse che il celebre brigante era andato a raggiungere, nell'altro mondo, le sue numerosissime vittime.

STORIA

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