L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 6 - 21 marzo 2004

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Accendiamo le idee

Al recente incontro di Roma "Il riformista day": proposizioni convincenti, teoremi inoppugnabili, sfilata di notabili, un uditorio attento, l'intervento di un sindacalista riscalda i cuori

 

di Marcello Paci

Martedì 10 febbraio, ho ascoltato, tra il numeroso pubblico, gli interventi che si sono succeduti sul palco del salone Umberto. La manifestazione "Riformista day" era stata organizzata e condotta dal direttore Antonio Polito per conto del giornale "Il Riformista".

In platea si notavano persone eterogenee, ben vestite non per l’occasione, ma per antica abitudine. Si direbbe un ceto medio-alto, con attività di lavoro nel terziario dello stato e dei servizi, nel mondo dell’università e della cultura impegnata. Un pubblico anche femminile con qualche individualità interessante da un punto di vista estetico. Non esponenti del proletariato e sottoproletariato urbano, come la sociologia di un tempo definiva operai o disoccupati delle borgate. Si notava anche un manipolo di loggionisti che sedotti dal potere per antica consuetudine o per determinanti genetiche, gareggiavano tra di loro per omaggiare il politico che faceva il suo ingresso nella sala. Hanno partecipato anche volti noti dell’ex partito socialista, rimasti nella casa della sinistra a differenza di altri compagni sedotti dalla sirena berlusconiana. Rappresentanti del movimento sindacale, e di altri partiti dell’area centro-sinistra. Una sapiente regia aveva previsto una prima tornata di interventi molto dottrinali, e una seconda più intrigante condotta dal giornalista Pansa che intervistava i leaders politici di area: da Boselli a Rutelli e a Fassino.

Nel primo gruppo ha dominato l’intervento di Michele Salvati quasi documento programmatico del "partito riformista", nel secondo gruppo è stata una riedizione più dignitosa dei talk-show televisivi di intrattenimento politico. Le due anime riformista e massimalista del movimento operaio che hanno caratterizzato le lotte sociali e la storia del secolo scorso sembravano risolte a favore di un nuovo modo di concepire e risolvere le questioni. Un approccio sempre di sinistra, ma con una piena accettazione del libero mercato e dell’occidente come appartenenza in quanto a storia e valori. Una scelta pragmatica nella soluzione dei problemi, lontana da dogmatismi e narcisismi intellettuali, da torri d’avorio di passate ideologie.

L’umiltà di confrontarsi con "il nemico", di proporre alternative costruttive, di incalzare verso soluzioni di compromesso, comunque e sempre refrattari ad ogni richiamo aventiniano. Questo ed altro ci è sembrato girare, come messaggio, nel salone Umberto, attraverso gli interventi che si sono succeduti. Un po’ di Tony Blair e molto di Bill Clinton in cifra meditteranea che già le camice "cotton club" di Veltroni anticipavano qualche anno fa. Ma solo quando il sindacalista della CISL Pezzotta ha richiamato i problemi quotidiani della gente, le difficoltà economiche, la precarietà del lavoro, il senso di insicurezza, si è levato un applauso convinto che mi ha coinvolto con un brivido lungo la schiena.

Era una scivolata demagogica, o una riaffermazione dei valori costituenti della sinistra italiana ed europea? Gli è che a questo progetto riformista manca ancora un cuore, tanta razionalità di analisi e proposte soddisfa la mente ma non scalda l’anima. Hanno buon gioco girotondini e radical-chic, rifondatori e pacifisti barricadieri a sbandierare il vessillo del dissenso; bisogna riappropriarsi e dare rappresentanza alle istanze libertarie confuse della gente.

Forse nuovi volti non compromessi con il passato potrebbero interpretare meglio questo passaggio, manca uno strappo doloroso, forse manca Tony Blair.

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