L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 5 - 7 marzo 2004

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Quando la Flaminia si chiamava "Strada nazionale n. 29"

 

di Giuseppe Pellegrini

Il 27 giugno 1869 il Comune di Sigillo portò in consiglio una proposta dell’Ufficio Tecnico Governativo, in base alla quale si doveva procedere allo studio per la deviazione della Flaminia, iniziando dal "Ponte Moscone" in località Campogianni, Madonnella del Prato, Ponte sul torrente Dorìa, Borghetto San Martino, Ponte sul Torrente San Martino, Porta S. Martino, Piazza Umberto I°, Porta di S. Anna, Discesa di Bellanena sino al Ponte Spiano.

Con tale progetto di deviazione si sarebbe dovuto correggere un tratto di strada, giudicato dagli esperti del Governo disagevole e difettoso e con salite di "un’ertezza fastidiosa". Le salite ritenute fastidiose erano i due ponti della Dorìa e di S. Martino, poiché erano più bassi di oggi; il loro attraversamento era quasi a livello del letto dei torrenti e quindi, è facile immaginare che, scendendo dalla Madonnella del Prato fino al torrente Dorìa, si doveva poi risalire fino al Borghetto S. Martino (oggi, Aja di Fabriano), per poi ridiscendere al livello del torrente San Martino (dove sono i giardini pubblici), quindi, di nuovo risalire fino alla porta del paese (Porta Romana o di S. Martino) e, salire ancora sino alla Piazza.

Tale proposta arrivò a proposito giacché si doveva ricostruire il ponte di S. Martino e riparare quello sulla Dorìa; fu allora che il Sindaco Costantino Costantini propose di non prendere in considerazione la proposta del Governo, poiché molto dispendiosa e, si sarebbe andati incontro all’esproprio di diversi terreni. Di questo progetto se ne sarebbe riparlato circa sette anni più tardi e precisamente il 1 Ottobre 1876, quando si portarono a Consiglio due progetti del Genio Civile, uno dei quali progettava un nuovo tronco di strada che partendo dalla Madonnella del Prato toccava il Borgo del paese e veniva a far capo nella Piazza Comunale percorrendo la Via Maestra (oggi, Via Ippolito Borghesi).

L’altro, invece, proponeva la correzione della linea stradale già esistente (deviazione effettuata nel 1769), mediante il rialzamento dei ponti sui torrenti Dorìa e S. Martino e la costruzione di alcuni terrapieni. Ma la legge sui lavori pubblici faceva carico ai Comuni di sostenere le spese per la sistemazione delle strade, quindi fatto fare un progetto dall’Ing. Amerigo Calderini di Perugia, il 20 maggio 1877 fu portato in consiglio Comunale, ma, avendo in cassa soltanto £.3000, fu contratto un mutuo di £. 7000, ammortizzabili in dieci anni. Il 30 maggio 1878 il Genio Civile, concesse l’appalto per la sistemazione della strada e dei ponti all’impresa di costruzioni dei Sig. Agostinelli Agostino di Sigillo.

Per l’esecuzione dei lavori, si dovette chiudere la strada e riaprire la "Vecchia Flaminia" che, a quei tempi, era stata abbandonata, e si accordarono alla ditta appaltatrice £. 50 in più, con l’obbligo di mettere le transenne sul ponte che attraversava il bottaccio del molino Fantozzi (oggi, Scatoloni), quindi ripulire e spostare la chiavica che partiva dalla casa Morettini e accomodare la strada fino all’Arco Damiani (Porta del Borgo). Tuttavia, poiché i lavori, man mano che proseguivano si complicarono sempre più, il Consiglio Comunale il 4 agosto 1878 si riunì per deliberare delle modifiche da apportare alla perizia Calderini. Durante la seduta prese parola il sig. Niccolò Fantozzi, e si espresse in questi termini: "Signori, l’oggetto su cui siamo chiamati a discutere è già a cognizione di tutti e n’accennerò la storia perché meglio possiate comprendere cosa sia tenuto a fare oggi il nostro Comune.

Fin da molti anni a questa parte si manifestò il vivo desiderio degli abitanti di questo paese di avere alquanto modificate le mostruose e ripide salite della Strada Nazionale n. 29 che a circa seicento metri da questo paese immette nella piazza e l’attraversa. Infruttuosi furono fino ad oggi, sia nel cessato Governo Pontificio, che nel presente, tante pratiche a tale scopo fatte dai rappresentanti di questo municipio e tanti progetti elaborati da vari ingegneri del Genio Civile.

Finalmente si poté ottenere un progetto di modificazione del suddescritto tratto di Via Nazionale, e furono appaltati i lavori. Nell’esecuzione dei lavori avvenne uno sconcio immenso, che la poligonale altimetrica arrecava alla Piazza di questo piccolo paese, centro ove la percorre, sicché rimarrebbe turpemente deformata, se non si uniformasse a tale sbasso l’intera piazza.

Tuttociò, come ognuno, benché profano nell’arte si avvide, incombeva una spesa non lieve a questo municipio perché, con l’abbassare di livello l’intera piazza, dovevano inevitabilmente abbassarsi le quattro strade agli angoli di questa piazza, e a tal fine la solerte giunta municipale incaricò il sig. Calderini di apportare modifiche al primo progetto. Tale progetto e dettaglio fu dal Calderini eseguito ed è su questo, signori, che noi oggi dobbiamo discutere per la sua approvazione, onde non vedere deformata l’unica e più bella parte del Paese".

Messa ai voti la proposta Fantozzi fu approvata con voti 10 favorevoli e 2 contrari. E da quel lontano 1878 si cominciò a modificare la struttura del castello di Sigillo, con le sue mura di fortificazione, le sue torri di guardia, le porte d’accesso, i vicoli, le strade e le case, fino ad arrivare ai giorni nostri. Certo che se i vecchi amministratori avessero deciso di far passare la strada intorno al paese, come aveva proposto per la prima volta il Governo, forse il nostro paese sarebbe rimasto un vero e proprio castello.

Questo resoconto storico non vuole essere un rimprovero per coloro che in passato presero tali decisioni, ma un atto di sensibilizzazione per gli abitanti e gli amministratori ad amare e salvaguardare un po di più questo nostro piccolo paese.

SIGILLO

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