'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 5 - 7 marzo 2004

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SAN PELLEGRINO E IL MILLENNIO

Leggende

06pioppo.gif (35232 byte)Come in ogni tradizione che si rispetti, esistono leggende che il tempo ha fatto radicare sul fertile terreno della fantasia e delle credenze popolari. Tutti noi, nessuno escluso, siamo spinti a credere e vedere segnali di lettura sugli arcobaleni del soprannaturale, perché sono sorgenti di speranza che ci soccorre nel decifrare la vita che siamo impegnati a vivere. Sono atti inconsci, moti naturali della mente e dello spirito.Anche l'antichissima, ormai millenaria, Festa del "Maggio" di San Pellegrino vanta numerose leggende a cui le creature del nostro paese, vissute nell' arco di mille anni, hanno fatto ampia e incondizionata professione di fede.

Lo Jacobilli, nel presentare questo Santo camminatore, parla di miracoli, di accadimenti celesti, di grazie divine. Siamo intorno al 1630 e quel bravo storico deve aver letto l'iscrizione trecentesca che si trova sul muro della sacrestia della nostra Chiesa Maggiore ... "quia boves et currus fixerunt se ibi in aliqua buscca ubi hodie est Castrum Sancti Peregrini et hic reliquerunt eius corpus ...". I buoi improvvisamente ed inaspettatamente si rifiutarono di proseguire: un gesto miracoloso, un’imposizione divina che ordinò alle genti di seppellire il Santo nel luogo dove si trova ora la Chiesa Maggiore, secolare custode di quei resti. Un fatto straordinario per la storia del pellegrino e per la tradizione del pioppo. Immagini affrescate ed una scrittura sottostante: una storia illustrata, un fotoromanzo, un fumetto ante litteram.

Il passato prossimo è ugualmente ricco e la storia, oralmente tramandata da padre in figlio, ci fa conoscere una serie infinita di accadimenti. Le chiamiamo leggende ma qui, nel paese, sono registrati nomi, cognomi e date. Ne raccontiamo alcune.

Chi, in quella notte famosa, porta a casa un rametto del pioppo scortecciato e lo custodisce per un anno, avrà sicuramente fortuna: anno 1891, una grossa scheggia di quel pioppo, appesa al muro della cucina della famiglia di A.T., si stacca in piena notte e piomba rumorosamente in terra, svegliando tutti. Giusto in tempo. Il focolare aveva incendiato alcune seggiole ed il fuoco stava avanzando. Anno 1901, un vecchio cade dal terrazzo, atterra con la testa e non si fa niente. In mano aveva un rametto del pioppo, appena prelevato. C’è una scultura murata che lo testimonia.

Anno 1913, 1924, 1931: il fulmine aveva colpito diverse case ma nessun danno alle persone. Avevano un ramo di quel pioppo, chi in cucina, chi in camera, chi nella stalla. Nel 1909 e nel 1935 morirono tre persone (G.S., S.P. e C.G.) colpite in casa dal fulmine. Non avevano rami di quel pioppo.

Potremo continuare sino a domani.

Dove, però, le leggende sono robustamente radicate tanto da essere considerate una specie di verità rivelata, sono sul prelievo del pioppo. Chi si oppone, avrà un avvenire molto incerto, sicuramente non piacevole, se non addirittura tragico.

Nel 1927 un tizio (V.P.) che si era violentemente opposto, fu incornato il giorno dopo dal suo toro, tanto che ne morì. Nel 1931 D.C. dopo tre mesi morì in miniera. M.N. si suicidò gettandosi sotto il treno e P.V. s’impiccò. T.R. fu travolto dalla Sciola in piena appena il giorno dopo, il primo di maggio: lo ritrovarono annegato nella cascata del Chiascio di Corraduccio. Nel 1941 G.F. morì schiacciato dalla treggia e suo fratello A. morì al fronte lo stesso giorno in cui vi arrivò. Entrambi avevano cercato di difendere con i forconi il loro pioppo, tanto che, purtroppo, furono picchiati a sangue dai maggiaioli. Si ebbe un processo penale e gli avvocati furono pagati con una colletta dell’intero paese. Basta così, anche se l’elenco è molto lungo.

Coloro che favoriscono il prelievo, invece, avranno un avvenire se non proprio radioso, sicuramente privo di avversità.

A.C. nel 1923 ricevette, il 2 maggio, una grossa eredità dall’America con la quale costruì una casa splendida, fece sposare le sue due figlie con una ricca dote e comperò cinque ettari di terreno situati intorno. Non solo non si era opposto al prelievo di un suo pioppo, ma lo aveva favorito offrendo da bere a tutti i maggiaioli.

L.D., due anni dopo, fece la stessa cosa e se ne tornò a casa con un bel terno al lotto. Vinse duemila lire, un patrimonio. Idem fece I.P. nel 1927, con due ambi.

In tempi recenti P.V. fece un dodici alla Sisal e la moglie, con la quale litigava quasi giornalmente, se ne tornò a casa della madre. Molti maggiaioli lo ricordano quando, la sera del 30 aprile di quell’anno, P.V. si fece avanti chiedendo il favore di poterli aiutare nell’abbattimento del suo pioppo affinché "... ’sto santo me facesse la grazia de mannamme via quel diavolo de la moje, ‘na bona volta! ...". Il Santo fece di più: infatti, ce lo pagò sopra.

Ma, il caso di U.F. nel 1951 fu il più clamoroso. Rimandato a casa dall’Ospedale in fin di vita per un tumore al retto, chiese addirittura al capomaggio di scegliere un suo pioppo per il maggio di quell’anno. Lo pregò tanto che fu accontentato, data la situazione. Dalla moglie e dai figli fece preparare damigiane di vino ed un’infinità di panini e, sdraiato su un materasso che era stato portato sul prato, volle assistere all’abbattimento. Disse che avrebbe portato con sé quell’ ultima bella visione. Bene, morì nel 1993 a 97 anni e non di tumore ma perché aveva serenamente consumato tutto il carburante naturale della vita, sino all’ultima goccia.

C.Z., noto per la sua eterna scontentezza, mentre l’altro ieri compilavamo l’elenco di questi accadimenti, ci ha interrotto bruscamente: "Io ho dato due pioppi al paese, tutte e due belli che ancora ci penso ... e non ho vinto niente, nessuno mi ha regalato niente e nemmeno la pensione è aumentata ...".

"Sta zitto! - l’ ha rimbeccato un suo amico - un insetto come te dovrebbe esse’ già morto da ‘n pezzo e ‘invece stai ancora qui a rompe’ le p ...!".

Luigi Gaudenzi

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