L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 4 - 22 febbraio 2004 | |||||
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Non ci sono più e non si fanno più
di Anna Luconi Non pochi sono i cibi, le usanze, le cose che non si usano più o non ci sono più nel vivere semplice ed agreste della nostra gente anziana di qualche decennio fa, non solo la vita, ma anche il cibo era frugale. Ai piccoli, per merenda, bastava un bel "tondino" di pane fresco, spezzato da una fila fragrante e profumata, si condiva con una buona fetta dappetito e si sgranocchiava, saltellando da un vicolo allaltro. Chi non ha sentito parlare della "panzanella", era il piatto dei piatti; si prendevano due fette di pane raffermo, si bagnavano con una spruzzata dacqua, qualche goccia dolio, daceto e sale, un pomodoro, zucchero, pane bianco, era il piatto dei ricchi. Più buona era la "bruschetta": sinfilzava sul forchettone una fetta di pane, e si lasciava rosolare alla fiamma, si tostava adagio senza farlo bruciare, poi si adagiavamo le fette su una terrina e si spalmavano daglio, sale e una stilla dolio "quello buono". Il "brustengo", invece, si faceva di carnevale:occorrevano acqua, uova e farina, si mescolava tanto da avere una pastella un po lenta; poi, in una padella si scioglieva lo "strutto" e ci si buttava dentro un rametto di rosmarino. Appena soffritto ci si buttava dentro la pastella e si aspettava che cuocesse, si toglieva dalla padella e si poneva in un piatto e si cospargeva di zucchero. Il "pancotto", era il cibo dei piccoli e dei vecchi. Si faceva bollire in un pentolino di coccio, poi si aggiungeva dellacqua, spezie a piacere; su un piatto cupo si ponevano delle fette di pane rafferme e quando le spezie erano cotte, si lasciavano scivolare sul pane e si mangiavano. "Limpastoiata", si faceva così: la sera precedente si mettevano a bagno le fave, poi, il mattino si cuocevano a lesso. Si preparava la polenta nel "caldaro", sul camino, si girava con il lasagnolo. Intanto, in un padellino a parte, si soffriggeva un bel po di cipolla in un goccio dolio, quando la cipolla era rosolata si rovesciava nel "caldaro" e si rimestava, si toglieva e si metteva nei piatti, pronta per mangiare. La polenta sulla "spianatora", invece, era condita con salsiccia, formaggio, o "baccalà in umido. I "bigoli" erano gli avanzi del pane che si tagliavano a pezzettini, poi venivano stesi e con le mani allungati fino a renderli fini come gli spaghetti. Dopo averli lessati si deponevano nella spianatora della matterà e si condivano con del sugo fatto con pezzetti di maiale. Un piatto speciale, da veri buongustai, tratto da un vecchio ricettario sigillano. | SIGILLO
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