L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 3 - 8 febbraio 2004 | |||||
| Pro Tadino | Prima pagina | Edizioni | Sommario | Cerca nel sito | ||
Sandro Sabbatini, l'angelo custode del biancospino La storia delle varie recinzioni - La costruzione della statua - I comitati di quartiere
La devozione di Sandro Sabbatini nasce alla fine degli anni 70: "Esistevano piccole piante a siepe ma erano soltanto piccoli fusti di albero senza rami - racconta - Infatti i Gualdesi, per tradizione, nella notte tra il 14 ed il 15 gennaio, strappavano i ramoscelli fioriti per portarseli a casa". Comincia così a farsi strada il problema della conservazione delle piantine che "erano ridotte male e rischiavano di essere sommerse dal cemento". Il quartiere, infatti, è interessato da una vasta espansione urbanistica e tutte le siepi di biancospino lungo la via omonima devono lasciare spazio a muretti e marciapiedi. Al momento della costruzione del palazzo allinizio della via il biancospino rischia lestinzione totale. Fortunatamente nel frattempo è sorto un comitato di quartiere che tra le prime priorità delle sue iniziative mette la protezione delle piantine rimaste di fronte al cantiere: "Così decidemmo di fare il primo recinto - racconta Sabbatini - Ci fu laiuto di tutto il comitato e della Sicap, la vecchia fabbrica di travi in cemento, che ci mise a disposizione ferro da carpenteria". Non era un granché da un punto di vista estetico ("Sembrava una gabbia di leoni" dice Sandro), ma era utilissima per lobiettivo che si doveva perseguire. Tuttavia, con il tempo, il comitato (presidenti Aldo Lacchi e poi Alvaro Tiribuzi), si dimostra sempre più insofferente verso quella che appare una bruttura e si decide di programmare un ulteriore intervento: "Ci interessammo io e Fernando Minelli - prosegue Sabbatini - Ci procurammo un disegno, i permessi necessari, ci attivammo per fare le fondazioni, costruire il muro con il rivestimento in pietra, costruire le 5 fioriere ed una nuova recizione realizzata da Angelo Ragni". Il 25 luglio 1982, alla presenza del vescovo mons. Goretti, del parroco don Giancarlo e di tutte le autorità, ci fu linaugurazione della nuova nicchia che custodiva le piantine. Ma è soltanto un altro piccolo passo in avanti:
Avevamo i soldi ne-cessari ricavati dalla feste di quartiere e decidemmo di commissionare una statua in pietra a Benito Cavalieri". Sandro si commuove nel ricordare quegli anni perché Fernando e Benito sono scomparsi poco dopo: "Benito già non stava bene - ricorda - ma accettò con entusiasmo la proposta. Andammo insieme a Calmazzo a scegliere il blocco di pietra nellottobre-novembre dell88 e lo riportammo a casa con la macchina. Benito iniziò a scolpire la statua ed io ne controllavo quasi ogni settimana lavanzamento del lavoro, scattando anche delle foto. Nel frattempo con Fernando Minelli preparammo il basamento in pietra. Il 14 gennaio 1989 la statua era pronta ed installata nel piccolo giardino. Lavvenimento venne celebrato con una cerimonia ufficiale".
"Giovani volenterosi e capaci - dice Sandro - Osservano che la recinzione in ferro è abbastanza deteriorata e decidono di sostituirla con quella attuale, più elegante e più bella perché nel frattempo non cè più lesigenza di proteggere le piantine". Ed è questo il merito più grande di Sandro Sabbatini che, anche nel periodo in cui il comitato di quartiere non esiste più, non ha mai cessato la cura del Biancospino: "Ho sempre potato le piantine, ho arato il terreno, ho piantato i fiori nelle fioriere, ho verniciato la recinzione in ferro, ho dato il liquido alla statua per proteggerla dallusura delle intemperie". Unazione costante e continua che permette alla spina di mantenersi rigogliosa e viva. Ma Sabbatini non pensa soltanto alla conservazione. Va più in là e intuisce che ci sarà sempre la necessità di tagliare qualche rametto per portarlo in chiesa o soddisfare la devozione di qualche cittadino. Il rischio che la spina venga con il tempo completamente spogliato è serio. Comincia così unopera importantissima e felice di moltiplicazione delle piantine lungo la via con trapianti e innesti nei giardini delle abitazioni. Oggi sono tornate a vivere ed a fiorire in gennaio una quindicina di piantine. Qualcuno ha tentato di trapiantarle nel giardino lontano da via del Biancospino ma, a quello che risulta, sembra che non fioriscano fuori stagione. Lemergenza "biancospino", quindi, grazie allopera di Sabbatini, non cè più: "Sono io che continuo a portare i ramoscelli fioriti nella cattedrale San Benedetto il giorno del Beato Angelo. Però non li prendo dalle piantine dentro la recinzione, ma dai giardinetti privati lungo la via. Eppoi - dice quasi stupito - dopo che abbiamo messo la statua del Beato Angelo, è raro che qualcuno strappi i ramoscelli dalle piantine storiche nel giardinetto". Insomma, magari la tentazione ci sarebbe pure, ma quando si incrocia lo sguardo del Beato Angelo, una voce interiore sembra ammonire: "Perché lo fai? Lascia perdere". Leco dellultima festa, con le suggestive fiaccolate organizzate dal comitato del quartiere e dalla sezione Cai, si è ormai spenta. Lattenzione generale tornerà a concentrarsi sul Biancospino fiorito nel prossimo gennaio. Soltanto Sandro Sabbatini non staccherà la spina e continuerà a curare quasi quotidianamente quello che si caratterizza come uno dei simboli più significativi della nostra città. Grazie di cuore da parte di tutti i Gualdesi. | FOLKLORE | |||||
| Pro Tadino | Prima pagina | Edizioni | Sommario | Cerca nel sito | ||