L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 3 - 8 febbraio 2004

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SAN PELLEGRINO E IL MILLENNIO

Le armi

 

di Luigi Gaudenzi

Abbiamo parlato degli "Uomini della Notte" e dell'"Inganno" perpetrato da "gelsomino" in danno delle "belle" della valle, cioè delle pesanti sanzioni a cui potevano essere sottoposti i maggiaioli nel prelevare i pioppi e del raggiro amoroso finalizzato alla ruberia dello sterzetto, delle funi e delle scale in danno delle numerose colonìe che popolavano l' esteso territorio di San Pellegrino: dalle Piagge, a Montecamera, alle Vallotte.

Più o meno sino alla metà degli anni '30, i settanta-cento maggiaioli partivano dal paese in silenzio, alla spicciolata e senza farsi notare, dando clandestinamente inizio alla ennesima avventura del maggio. Se, per pura sventura, qualche "forestiero" si fosse presentato in paese la sera del 30 aprile, magari per affari suoi che nulla avevano a che fare con la tradizione, il malcapitato veniva rudemente invitato ad andarsene. Dopo pochi secondi, nel caso di mancata ubbidienza od esitazione, veniva prima usata la forza e poi la violenza.

Quella violenza nei confronti di un ospite giunto a gratificare con la sua presenza la Festa del Pioppo o del Maggio, ormai millenaria esaltazione del bastone fiorito del vecchio pellegrino, esula dalle nostre facoltà di comprensione. Ne abbiamo un rifiuto totale. Ci doveva essere per forza un motivo ben fondato che spingeva i sanpellegrinesi, per altro civilissimi e ospitali, ad assumere quel deprecabile atteggiamento.

Ci sforziamo, allora, d' immaginare gli attributi di quei tempi impositivi e forcaioli, dove quel poco che non era vietato non era parimenti permesso e dove le penalità istituzionali assumevano i presupposti di un' accanita e iniqua attività persecutoria.

Quei giovani così tribolati avevano, nella notte del maggio, una delle poche occasioni, se non l 'unica, di assaporare la libertà piena ed esaltante: quella che emancipa il corpo, la mente, i desideri, i sogni e le aspirazioni da sempre oppressi e schiacciati da quella scellerata realtà, i cui contorni oggi ci appaiono assurdi ed inaccettabili.

Ecco, allora, le armi.

Nella notte del 30 aprile, i giovani maggiaioli, decisi a difendere a tutti i costi non solo la tradizione ma anche il loro sacrosanto diritto a quella temporanea felicità della durata di poche ore, usavano di prima intenzione le armi come deterrente ma, messi alle strette, non esitavano a tirare il grilletto ad altezza d’ uomo.

Tutte le persone che incontravano sul loro cammino, sia in andata che nel ritorno, erano messe in fuga dagli spari, spaventose cannonate lanciate nella notte da quei fuciloni dalla lunga canna, caricati con polvere nera da mina fatta in casa.

La forza del branco teneva lontana anche la gendarmeria dell' epoca, poveri cristi anche loro, sparuti, appiedati, pagati una miseria, senza alcuna possibilità d' intervenire rapidamente contro cinquanta- sessanta fucili e pistole impugnati da persone anonime che si muovevano velocemente nelle tenebre, determinate a far fuoco senza tanti complimenti.

Tramontato l' 800 ed iniziato il '900, le forze istituzionali, pur avendo acquistato maggior rapidità ed efficacia nel reprimere le manifestazioni cosiddette sediziose, fecero saggiamente in modo che la ritualità della tradizione sanpellegrinese non venisse toccata. Salvo alcuni casi d' intervento e di denuncia tardivi (i danneggiati ...) l' asportazione dei pioppi, cioè la fase più eclatante e critica, fu saggiamente ignorata, evitata dalla forza pubblica, sino a giungere al 1936 quando tutto è stato "legittimato" da una costante e definitiva giurisprudenza assolutoria a cui molte tesi di laurea si sono dedicate sino ai giorni nostri.

Nella seconda metà degli anni '20, alcuni esaltati politici, erroneamente convinti che la festa del pioppo di San Pellegrino non fosse altro che una manifestazione sovversiva, data la coincidenza con il primo maggio, festa dei lavoratori, cercarono di opporsi ai maggiaioli. Intercettarono il convoglio e, rivoltelle spianate, intimarono l' abbandono sul posto dei due pioppi.

Fu l' ultimo episodio di una nutrita serie abbastanza cruenta che ha caratterizzato la storia millenaria del "maggio" di San Pellegrino, specialmente nei secoli bui del medioevo ed in quelli, non certo molto più chiari e luminosi, succedutisi sino alla soglia del ventesimo.

In località Sassuolo, dove oggi esiste un edificio della Provincia, avvenne ... la madre di tutte le battaglie! L' ultima.

Ad alcune ridicole pistolettate di quegli esagitati, il gruppo dei maggiaioli rispose con una terribile bordata di oltre sessanta fuciloni a bacchetta. Un boato tremendo che scosse l 'intera valle e che congelò gli assalitori, i quali temettero che la seconda ed eventuale bordata non sarebbe stata diretta in aria come la prima.

Non ci fu una tregua armata, ma una vera e propria riappacificazione. "... Paritur pax bello ... la pace si procura con la guerra ...". I due o tre liceali maggiaioli di allora tornarono con il pensiero a Cornelio Nepote e tirarono un respiro di sollievo.

Passata la paura e diradatosi l'acre fumo della polvere da sparo, i due gruppi scoprirono addirittura "colleghi" di pensiero e di partito da una parte e dall' altra. Baci e abbracci.

Pace e Bene.

Luigi Gaudenzi

COSTUME E SOCIETA'

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