L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 3 - 8 febbraio 2004

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DOPO L'ENNESIMA RIVOLUZIONE NELLE ELEMENTARI

I maestri? Carne da macello

 

di Riccardo Serroni

Insegno nella scuola elementare dal 1976 ed è un lavoro che amo profondamente. Una passione che mi è stata involontariamente trasmessa dai maestri che ho avuto nella mia infanzia: la maestra Olga Fioriti (in Giubilei, recentemente scomparsa), la maestra Nella Righi (in Pedana, non mia insegnante ma vicina di classe), il maestro Giampiero Pascucci. Maestri con la M maiuscola, per la loro professionalità e per quella loro straordinaria capacità di creare un ambiente di apprendimento tranquillo, sereno, disteso. Maestri che hanno rappresentato per me un esempio da seguire e da imitare. Volevo fare il maestro e volevo farlo come lo facevano loro. Sicuramente non ci sono riuscito, ma quell’amore per questo lavoro che mi hanno trasmesso, con il tempo, non è sbiatito, anzi si è rafforzato.

Nonostante ...

Già, nonostante ...

Quante ne ho viste passare in questi circa 25 anni!

Prima si programmava per centri di interesse; poi ci hanno detto che non andava più bene e bisognava organizzare l’attività didattica come un centro di ricerca; quindi ci hanno invitato a programmare per obiettivi; poi non si chiamavano più obiettivi ma indicatori; poi per mappe concettuali; infine non si doveva più programmare ma progettare. Non facevi in tempo ad apprendere una metodologia ed a cominciare a capirne i meccanismi che eri invitato a cambiare, a ricominciare daccapo, senza che ti dessero il tempo di metabolizzare. E tutto è passato sopra la tua testa, senza che nessuno sentisse la necessità di ascoltare la tua voce, la tua opinione.

Poi l’organizzazione didattica. La nascita del tempo pieno (anni ’70) ha rivoluzionato il modo di lavorare dei maestri. Non più maestro tuttologo per insegnare tutto da solo ma due maestri, uno per ogni area (logico-matematica-scientifica e letteraria-antropologica). Tuttavia le scuole a tempo pieno erano una minoranza ed in quelle a tempo normale di 24 ore venne introdotto l’insegnante di attività integrative (per organizzare qualche laboratorio). Nell’’85 (30 anni dopo quelli del ’55) sono entrati in vigore i nuovi programmi, più idonei per il bambino di oggi. Per cinque anni ci siamo aggiornati sulla nuova didattica e, siccome le cose da insegnare erano quantitavamente maggiori e richiedevano più accurati approfondimenti, hanno deciso che un maestro solo nelle scuole che non funzionavano a tempo pieno non sarebbe stato in grado di insegnare tutto. Ecco dunque i moduli, con il prolungamento dell’orario (perché il tempo delle 24 ore non sarebbe stato sufficiente per apprendere tutto) a 27 ore (a 30 per il secondo ciclo con l’introduzione delle tre ore di inglese) con diverse combinazioni (tre su due, quattro su tre) ed ecco scomparire definitivamente la figura dell’insegnante unico. Qualche anziano maestro/a è entrato un po’ in crisi dovendosi abituare a confrontarsi con gli altri, a dividere la gestione e la responsabilità della classe con altre persone. Il tempo ha appianato tutto ed oggi il solo pensiero di dover tornare a fare tutto da solo ti fa venire il mal di testa. Eppure bisognerà farlo, perché l’ultima rivoluzione (la riforma Moratti) reintroduce, o quasi, il maestro unico.

Nelle prime tre classi della scuola primaria, infatti, un insegnante (il tutor) dovrà garantire almeno 18 ore di insegnamento frontale sulla classe su un totale di 27 ore obbligatorie. Poi, per ogni alunno, bisognerà studiare un percorso individualizzato (con tre ore opzionali facoltative) ed ogni bambino dovrà avere il portfolio delle competenze. Il tempo scuola? Troppe le 30 ore settimanali. Si riduce così il tempo obbligatorio a 27 ore, pur confermando l’inglese (esteso anche nel primo ciclo) e pur introducendo l’insegnamento obbligatorio dell’informatica. L’ennesima rivoluzione, gli ennesimi corsi di aggiornamento, l’ennesima necessità di capire, metabolizzare, mettersi in discussione, cambiare mentalità e organizzazione. Il tutto, ancora una volta, senza che qualcuno abbia avvertito la necessità di ascoltarti, di sentire come la pensi e verificare quali sono i tuoi desideri e le tue esigenze (di maestro, non personali).

Qualcuno, quindi, capirà perché, di fronte alla domanda: "Il maestro, chi è?", la prima risposta che mi viene in mente è "Per chi ci governa è carne da macello".

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