L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 1 - 11 gennaio 2004

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Il dovere della memoria

 

di Giuseppe Pellegrini

Il dovere della memoria - Il dopo Lager, ricordo della prigionia e dell’internamento nei reduci e negli "altri" - Edizioni Grafiche Manfredi - Roma - edizione a cura dell’Associazione Nazionale Reduci della Prigionia dall’internamento e dalla Guerra di Liberazione - Settembre 2003, è il titolo di un libro a cura di Claudio Sommaruga e Olindo Orlandi - AA. VV., dove gli autori, pur riconoscendo che le sofferenze nei Lager nazisti sono finite da qualche tempo e potrebbe sembrare illogico seppellire nella polvere del passato il ricordo di tale tragedia, ritengono, per questa e per altre ragioni, che "sono pagine di una storia ancora da scrivere".

Certo da quei giorni ormai lontani più di mezzo secolo, le stragi e i martiri, sono stati molti. I giorni più lontani, qualche volta, paiono oscurati nella memoria, gli avvenimenti assumono diversa proporzione nel ripensare e nello scrivere la storia. Ma questo non toglie che può essere considerato giusto il modo di affrontare o, meglio, di non aver voluto affrontare certi nodi della storia e taluni dei problemi che, come quello delle "sofferenze e dell’internamento nei Lager nazisti" pongono.

E’ giusto oggi, quindi, "ricordare e perdonare", con umiltà piena, consapevole certamente di non aver testimoniato abbastanza, e che certe esperienze di prigionieri, deportati, internati, schiavi e sfruttati, a nulla sono serviti se ancora nel mondo i Lager si sono propagati e moltiplicati.

Il dovere della memoria, non è dunque soltanto un libro-racconto, raro, delle sofferenze e del coraggio degli ex deportati, quello che è importante è che propone a migliaia di lettori, giovani e non più giovani, che cosa abbia significato quest’esperienza di "deportato dei Lager nazisti".

Il libro traccia, a grandi linee, la storia di quel periodo e racconta delle vicende che portarono un militare a diventare un patriota e successivamente un deportato e, si propone il problema di come, un uomo d’azione, sia diventato un eroe, una personalità della storia, di là dalla crocifissione che gli avvenimenti gli offrono; è un eroe quando rappresenta una corrente profonda nella vita del suo popolo, quando esprime le idee e rappresenta la capacità d’azione della sua stirpe.

I racconti, nella loro umanità e, insieme, nella loro intelligenza, dicono, a chi sappia leggerli, tanto di quella storia, i quali, anche là dove non affrontano i grandi temi della storia e le questioni complesse della politica, rivelando che cosa abbia significato decidere di affrontare la lotta e poi, giorno per giorno, ora per ora, aver saputo fare la propria parte, pagare di persona. Quel carcere fu il simbolo della lotta contro la guerra e prima che un atto di fede fu la comprensione che i soldati avrebbero rivoltato i loro fucili contro l’imperialismo.

La guerra del ’45, segna un solco profondo e tragico nella coscienza di gran parte della nazione ed il martirio e la repressione lasciarono un marchio, ma, anche in questo, c’è la prova che quella fu una svolta della storia e che il popolo guardava lontano nel destino dell’Italia e del mondo, e offrivano, insieme alle loro sofferenze, la testimonianza della loro vita stessa.

Poi viene la storia, di là da queste nostre parole che possono essere ancora intrise di commozione, di là dal tentativo di dire quello che rappresentò il primo dopoguerra, che doveva segnare la "Rinascita" della nazione, ma, anche se la meta era sembrata vicina sono diventate un travaglio di decenni e la strada che essi credevano di poter percorrere è stata il destino di altri, ed è apparsa più tortuosa e travagliata di quanto loro pensavano.

Allora gli eroi sanno che possono resistere anche quando sembrano soli, anche nella cella di un carcere o nei giorni di una battaglia perduta che può essere l’ultima della loro vita, perché essi sanno che non sono soli; sono consapevoli che la loro resistenza e il loro sacrificio non sono un gesto disperato, ma un momento della resistenza e dell’azione di milioni d’uomini; di quella classe innumerevole che fa la storia.

FOSSATO DI VICO

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