L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 1 - 11 gennaio 2004

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La saga dei Rubboli a Gualdo Tadino

 

Un intervento di Maurizio Tittarelli Rubboli

Sono sempre stato convinto che i legami familiari prendano forza solo in virtù dell’amore e degli affetti che si vivono all’interno di essi. Ho notato però, che i ricordi, gli aneddoti, i racconti degli avvenimenti tragici e felici che ogni famiglia ha, riescono a creare un mondo che va oltre la nostra stessa vita. Ad esempio, attraverso le tante storie narrate dagli anziani della mia famiglia, mi sembra d’aver conosciuto anche persone che sono morte prima dei miei quarantatre anni e, di conseguenza, ad essi mi sento legato a doppio filo, tanto da ritenere giusto prendere in considerazione la loro felicità e soddisfazione, anche oggi che non ci sono più.

Ecco perché la bella lettera di Paolo Rubboli - mio bisnonno - indirizzata alla Giunta Municipale di Gualdo nel 1878, pubblicata su L'ECO del Serrasanta, mi ha molto colpito e, in un certo senso, anche turbato. C’è da dire però che, grazie al Prof. Becchetti, ho potuto leggerla per intero e non tagliata, probabilmente, per esigenze di stampa e leggere Paolo che scrive (...) dopo lunghi, laboriosi e difficili esperimenti si poté scoprire il segreto dell’iride, del rubino e del riverbero. Allora sorse una gara in tutta Italia per risuscitare un’arte che avea fruttata tanta gloria (…) e tante altre osservazioni dette con passione e forte partecipazione, mi ha portato a delle precise riflessioni che mi piace qui scrivere, poiché è proprio da esse che nasce un progetto per me fondamentale.

Paolo morì, come molti sanno, nel 1890 e di lui si è sempre saputo poco in famiglia, proprio per la sua prematura morte e per la giovane età dei figli, che poterono tramandare di lui solo pochi fatti. Il mio di ricordo è legato ad un vecchio dagherrotipo, con il suo volto serio e baffuto, che intravedevo da bambino nel magazzino di mio zio Alberto, dove erano in mostra i suoi bei vasi dai colori iridati. Sapevo chi era, ma non ne sentivo, né conoscevo, le passioni. Quando scrissi il mio libro sulla famiglia Rubboli, mi avvicinai di più a questo uomo del Risorgimento, scoprii tanti dettagli della sua vita, ma non sentii con lui, nemmeno al tempo, un rapporto elettivo.

La sua lettera al Comune di Gualdo al contrario, ha scatenato in me, con la potenza che la bella scrittura ha, forti emozioni e l’ho sentito più vicino: idealista, determinato e convinto di scrivere con la sua opera, a ragione, il destino ceramico d’un paese (non dimentichiamo che è da lui che nacquero tutti gli opifici che produssero maiolica a riverbero, compreso quello del Prof. Santarelli e tutti quelli degli imitatori a lustro di oggi – diciotto mi sembra).

Mi ha molto toccato il suo amore per il lavoro, la preoccupazione per la fama di quella che era diventata la sua città e, in generale, il senso complessivo della lettera, da dove traspare un impegno artistico-culturale, nonché civile, che cerca di comunicare ai signori della Giunta Municipale di Gualdo Tadino, ai quali chiede attenzione e aiuto sapendo di dare lustro, con la sua opera, al buon nome della città. Non si sbagliava ma, mi dispiace costatare che, se le sue parole fossero state comprese completamente nel corso delle varie amministrazioni succedutesi da quel lontano 1878, oggi ci sarebbe un museo completamente dedicato alla sua opera e a quella della sua famiglia e/o un Museo della Ceramica Artistica Gualdese e non solo una stanza tematica, di circa trenta pezzi, nel Museo Civico della Rocca Flea.

Oggi perciò, da quel giorno d’agosto del 1878, le parole usate da Paolo (…) e siccome questa industria può tornare un qualche decoro alla città stessa, la farebbe fiorire e la renderebbe importante (…) sono più che mai attuali, ma più che mai cadute nel vuoto e chiedo a gran voce, anche a nome, penso, di tutta la comunità di Gualdo Tadino e sicuramente di quell’uomo dell’800, la meritata raccolta e conservazione delle antiche tradizioni ceramiche di Gualdo Tadino, così apprezzate, particolari e dense di storia. Ritengo che sia ora di dare soddisfazione, oltre ai gualdesi stessi, anche a tutti quei turisti appassionati che ripartono da Gualdo delusi e frustrati per non aver potuto ammirare le sue antiche maioliche. Quanti sconosciuti mi telefonano a casa (e non solo a me) per chiedere e sapere delle nostre particolari tradizioni ceramiche, dove poterle vedere e ammirare!

Fra poco ci saranno le elezioni e spero che uno, anzi, tutti i Signori che si presenteranno all’elettorato, mettano nero su bianco un serio progetto d’un museo legato all’antica ceramica artistica gualdese, che possa conservare una memoria storica fondamentale della nostra città ed auspico, inoltre, che diventi definitivo anche il progetto di sistemazione dei preziosi pezzi del Concorso Internazionale della Ceramica che giacciono ancora, dopo anni, in un magazzino nonostante il loro indubbio valore.

Penso che ciò sia un obbligo culturale, morale e sociale per qualsiasi schieramento politico, indipendentemente dal proprio colore. E’ ora di dare ai gualdesi la possibilità di mostrare quanto di più bello hanno e che è, indubbiamente, parte della loro cultura e perciò caratterizzante di una società civile degna di usare questo aggettivo. Qualcuno potrebbe vedere nella mia proposta un certo calcolo, essendo la mia famiglia direttamente coinvolta. A questi signori rispondo con una frase di Platone che spero li tranquillizzi: "Vi sono in ognuno dei calcoli che chiamiamo speranze" e la mia speranza è la musealizzazione delle cose belle che Gualdo Tadino ha ma ... ancora non mostra.

Questo intervento è dedicato a Paolo Rubboli (1838-1890)

Maurizio Tittarelli Rubboli

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