L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 24 - 21 dicembre 2003

SIGILLO

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Lavoratori sigillani nel mondo

Si è sempre scritto dei nostri emigrati all’estero, ove hanno formato intere comunità, sempre però legati con filo ideale al paese nativo, e ne parliamo ancora nella ricorrenza della festa di Santa Barbara, loro protettrice. Parlare del lavoro dei sigillani sparsi nel mondo è arduo, e lo farò con tanta umiltà e infinito amore per il paese e per la gente, per la mia gente, che da sempre, altera e dignitosa, ma con il cuore gonfio, da Sigillo si allontana.

La piaga dell’emigrazione ha sempre ulcerato il corpo della nostra terra; ma è altrettanto vero che l’impiego di questo fantastico capitale umano ha dato buon investimento. Si parla poco la nostra lingua nel mondo, ma le nostre opere, comunemente prestigiose e umane parlano per noi e per altri un linguaggio pulito, melodioso, concreto come la nostra lingua. Sto tanto vantando la mia terra che pecco di presunzione, ma è esattamente così perché, parlare di questa gente è giusto, doveroso, umano; è d’obbligo un riverente omaggio a questi nostri cari fratelli, che per lunghi anni si consumarono, consci che un’allucinante realtà li aveva scelti per esplorare e penetrare nelle viscere della terra; per lunghi anni i loro polmoni inghiottirono aria viziata, che ne doveva essere il preludio di una fine anticipata, tra sofferenze indicibili e inimmaginabili.

Questi sono quei sigillani che hanno fatto non solo epoca, ma costituivano un prezioso capitale umano, che rendeva possibile la sopravvivenza e la prosperità della stessa Sigillo. Non è poi una gran disgrazia andare per il mondo con poche cose e grandi speranze, animati dal desiderio di fare qualcosa di buono per sé, ma anche per gli altri, e riceverne di solito in cambio sguardi di grand’ammirazione e poi la certezza in fondo al cuore di tornare a casa con un prezioso bagaglio d’esperienze e col necessario per realizzare modesti sogni.

La storia spende poche righe; non sono imprese belliche o politiche, ma il conflitto c’è e miete ugualmente molte vittime. Misurarsi con la natura è sempre pericoloso; ma la nostra gente anche con questa sapeva stringere un patto in piena coerenza e con magistrale abilità, ne riduceva le ulcerazioni, e stabiliva una cauta convivenza con il pericolo. Uomini che andarono e altri che restarono e che gelosamente ne custodirono la dimora, dolce e desiderata dimora della nostra Sigillo, perché l’oasi non ne fosse un miraggio, ma una realtà, per chi, desideroso di tornarvi, ne trovasse il necessario conforto.

Giuseppe Pellegrini

 

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