L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 24 - 21 dicembre 2003

NOCERA UMBRA

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Storie di emigranti

Tanti Italiani sono partiti dal proprio Paese per cercare una sorte migliore altrove. Anche molti Nocerini. A volte sono tornati a casa, altre sono rimasti nei nuovi Paesi, ma certo non scordano la loro terra ... Così, appena si presenta l’occasione, quando ci sono viaggi organizzati diretti in Italia, si preparano le valige, si impacchettano i regali per i parenti e si parte ... Per quanto riguarda i Paesi europei mete dell’emigrazione italiana, il viaggio di ritorno non è poi tanto lungo e se ne organizzano ogni anno in occasione delle varie festività. Come l’ultimo viaggio, in ordine di tempo, organizzato dall’Arulef (Associazione degli Umbri e delle loro famiglie in Lussemburgo) per la ricorrenza di Ognissanti e che ha fatto tappa anche a Nocera, dove sono scesi Adelmo Mirti e la moglie Gilda Ianni. Lei è della Calabria, lui è di Nocera e qui ha i suoi fratelli; si sono conosciuti in Lussemburgo e lì sono rimasti insieme ai loro figli.

Mi hanno raccontato che ogni tanto devono tornare in Italia, come per ricaricare le batterie ... Adelmo ne è partito nel 1961 in cerca di un lavoro migliore rispetto a quello di mezzadro che svolgeva qui. All’inizio era titubante a lasciare i fratelli e suo padre; ma una zia, Iolanda Mancinelli, che viveva già in Lussemburgo, alla fine lo ha convinto. Lei era partita negli anni ’20, poco dopo il marito, che aveva passato la frontiera illegalmente ed era vissuto di lavori precari e difficili, in miniera o raccogliendo legna; fino a quando non aveva potuto regolarizzare la sua situazione e portare con se la sua famiglia. Forse quello è stato il periodo più difficile per gli emigranti; quando Adelmo è arrivato, perlomeno, si erano già formate ampie comunità di Italiani, che lo hanno aiutato a trovare un lavoro, prima in una ditta di costruzioni poi in "lusina", ovvero una fonderia; lo hanno aiutato a trovare alloggio e sicuramente gli sono stati di conforto e compagnia. Anche se quella compagnia non era come essere a casa ... Sarebbe tornato, ma poi ha conosciuto una ragazza, una Calabrese che faceva la spesa nel piccolo spaccio di generi alimentari che gestiva la zia (dopo aver lavato il bucato per anni).

Questa ragazza era Gilda, che era arrivata in Lussemburgo nel 1962 per seguire le sorelle e i fratelli che vi si erano stabiliti tutti, un po’ alla volta; ha lavorato per un’Italiana proprietaria di un caffè, poi in una lavanderia. Adelmo e Gilda si sono sposati nel ‘64 e hanno abitato in un piccolo locale per alcuni anni, mettendo da parte i soldi per far crescere i due figli e comprare una casa. E i loro sforzi sono andati a buon fine: ora vivono ad Esch-sur-Alzette, non molto lontani dai fratelli di Gilda, dai figli Stefano e Daniele e dalla nipotina Sarah. Negli anni ’70, quando molti Italiani sono rientrati, anche Adelmo sarebbe tornato: la nostalgia si fa sempre sentire; ma la famiglia che hanno costruito e fatto crescere lavorando con sacrificio in un Paese straniero, è ormai in Lussemburgo.

Quest’ultimo è un Paese efficiente e prospero, che ha dato a molti emigranti italiani (e non solo) una possibilità di vita migliore; ma l’Italia è e resterà la loro terra, la loro patria, della quale manca un po’ loro il calore meteorologico e umano, mancano le usanze e magari il vicinato, perché in fondo, in ogni Nazione, gli immigrati sono sempre sentiti un po’ come estranei. I figli di Gilda e Adelmo parlano lussemburghese, vivono, lavorano e pensano le loro vite in Lussemburgo: nel loro Paese non sono più estranei. Così, è bello pensare che l’Italia resti nel loro sangue e nel loro cuore e che vivano finalmente integrati, simbolo di quel "crogiuolo di popoli" che ci rende tutti cittadini d’Europa. Ed è bello sperare che l’Italia stessa possa essere un giorno centro di integrazione per tutti coloro che, per scelta o necessità, sono immigrati nel nostro Paese, rendendoci tutti cittadini del mondo.

Eirene Mirti

 

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