L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 24 - 21 dicembre 2003

TERRITORIO

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommarioCerca nel sito

Facciamo a Fabriano

una nuova provincia

 

Ottavio Giombetti

Sono passati quasi 20 anni dall’ultimo colloquio con il "Professore" sulle prospettive della economia fossatana e della intera zona. Da allora molte cose sono cambiate: c’è stata la globalizzazione, una evoluzione allora impensabile, con uno scatto imprevedibile negli ultimi anni, che ha consentito a questa area di invertire una tendenza e di porsi come una delle più interessanti realtà economiche del Centro Italia. Ormai economicamente possiamo individuare un bacino industriale del fabrianese per l’influenza che l’imprenditoria fabrianese ha esercitato e per la rete di attività che si sono create legate ai centri direzionali del fabrianese e che hanno portato benessere e piena occupazione, anzi addirittura immigrazione, nazionale e non. Oggi alla luce della nuova realtà riproponiamo un colloquio con Abramo Galassi, colui che l’anno scorso è stato premiato dalla Ernst & Young di Milano quale "imprenditore dell’anno 2002" nella sezione Global e che ha assunto la carica di presidente della Fondazione della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana. Gentilissimo come sempre, ci accoglie nel salottino del suo studiolo di presidente della Faber. Ha ormai 80 anni suonati ma l’aspetto è sempre il solito, come 20 anni fa. Elegantissimo nel suo velluto marrone, espressione cordiale, modi asciutti eppur che ti fanno sentire a tuo agio. E subito senti l’atmosfera di simpatia per incontrarci e parlare di Fossato, magari a scapito anche di qualche sua urgenza di lavoro. Allora - gli dico - riprendiamo da 20 anni fa. Lei mi aveva detto che "solo un pazzo come me poteva investire a Fossato ...", riferendosi alla cultura ed ai servizi industriali che la zona offriva. Anche oggi è di questo parere, vista l’entità ed il successo del suo intervento? Sorride imbarazzato, ma poi risponde. "Mi riferivo senz’altro ad un ambiente difficile. Per una vite o per un intervento di manutenzione dovevo venire a Fabriano e con questa strada ..., ma c’ero abituato. Anzi nel ’55 quando abbiamo aperto la Faber dovevo andare addirittura a Milano. Gli operai erano quasi tutti emigrati che ritornavano dalla Francia, dal Belgio, dal Lussemburgo, dove avevano subìto un forte sfruttamento ed erano prevenuti verso di me. Mi chiamavano "il padrone". Ma io no, non ho voluto. Gli ho detto: non voglio sentirmi chiamare "padrone". Abbiamo ruoli e responsabilità diversi, ma tutti lavoriamo per l’azienda." E ci riferisce un piccolo aneddoto. "Di fronte ad un delegato sindacale particolarmente chiuso gli ho detto che la differenza fra noi è che io domani dovevo trovare 300 milioni di lire e non sapevo dove trovarli. Lui mi ha risposto: io non glieli posso dare. E’ stato difficile far capire. Per dirimere le vertenze sindacali dovevamo andare quasi sempre a Perugia alla sede degli industriali, perché non si riusciva a trovare un accordo. Noi comunque non abbiamo messo mai gli operai in cassa integrazione, abbiamo sempre garantito la continuità del lavoro al personale."

D.: Ma oggi tornerebbe ad investire a Fossato?

R.: Siamo riusciti a cavarcela in quell’ambiente, oggi troverei minori difficoltà.

D.: Perché investire a Fossato?

R.: Io vi ho vissuto da ragazzo. I miei collaboratori mi dicono che sono troppo sensibile alle richieste locali. Io dico che non c’è mai un troppo. L’imprenditore ha il dovere di migliorare il proprio territorio e di dare un contributo al miglioramento della vita sociale.

Poi il colloquio scivola sulle varie iniziative sociali della Faber.

D.: Oltre il cuore vi è una ragione economica?

R.: Fossato è un’area naturale per il fabrianese per la facilità di reperimento di manodopera. Perché far spostare i dipendenti a Fabriano? Maggiormente ora che si è creata una certa tradizione industriale, con la possibilità di avere manodopera formata.

D.: E’ giusto parlare di boom economico a Fossato e che cosa si dovrebbe fare per mantenere ed incrementare lo sviluppo economico?

R.: Si, è giusto parlare di boom economico. Le amministrazioni dovrebbero preparare i terreni e dare la disponibilità immediata e a basso costo per gli insediamenti industriali. A Fabriano non c’è più disponibilità, ma i comuni intorno - Cerreto, Matelica, Sassoferrato - hanno capito ed ormai agiscono in questo modo.

D.: Antonio Merloni a Gaifana, lei ed altre attività a Fossato, è possibile creare un polo industriale umbro-marchigiano?

R.: Si può certamente potenziare e sviluppare. C’è possibilità di crescita. Sono stati superati momenti difficili, ora le prospettive sono più solide. Si possono fare maggiori investimenti in Umbria.

D.: Quali sono le criticità maggiori per lo sviluppo di un distretto industriale unico?

R.: Le comunicazioni. Per un imprenditore la SS 76 è una tragedia. Da Serra San Quirico a Fossato ci si mette 1 ora. La nostra zona soffre di quello che non è stato fatto nel tempo. Speriamo che la Perugia-Ancona venga terminata al più presto ed anche il collegamento con la E7 ad Umbertide. Poi ci sono le autostrade informatiche.

D.: Si può dire che le prospettive di questa parte dell’Umbria sono legate al fabrianese?

R.: Marche ed Umbria possono integrarsi economicamente; dovrebbero essere un’unica Regione, per lo meno in quest’area. La sorte di queste zone è legata alla collaborazione con Fabriano. Occorre lavorare con sinergia. Il modo migliore è fare una provincia di montagna, delle aree interne, a cavallo dell’Appennino: la provincia di Fabriano.

 

Intervista ad Abramo Galassi, imprenditore dell'anno 2002 e presidente del gruppo Faber

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommarioCerca nel sito