L'ECO del Serrasanta |
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Ambiente | CON LA TESTA FRA LE NUVOLE (69) Rubrica amatoriale di meteorologia e climatologia a cura di MeteoAppennino Le correnti a getto (2) La scorsa volta siamo andati alla scoperta delle cosiddette "correnti a getto", velocissimi fiumi daria che scorrono impetuosi sopra le nostre teste, a circa 10 km di altitudine ed abbiamo esaminato le circostanze che portano alla loro origine. Questa volta vedremo, in maniera semplice, perché sono così importanti per il tempo di tutti i giorni. Cè da sapere ... Prima di iniziare nel ragionamento, però, dobbiamo richiamare alla nostra mente due circostanze. Primo: un vento si sposta sempre dalle zone di alta a quelle di bassa pressione e la sua velocità aumenta dove la differenza di pressione fra due zone è più alta e diminuisce laddove questa diventa meno accentuata. Secondo: mentre si sposta, laria viene deviata verso destra (nel nostro emisfero) o verso sinistra (nellemisfero australe) da una forza (la forza di Coriolis) generata dalla rotazione del nostro pianeta. Si parte! Ci siete? Bene! A questo punto siamo pronti. Immaginiamo di essere allinterno di una corrente a getto e di essere trascinati da essa. La corrente segue una traiettoria ondulata. Se guardiamo una carta della pressione, ci accorgiamo che le linee percorse dalla corrente non sono altro che (approssimativamente) le linee di uguale pressione atmosferica. Ora, dopo che la corrente, dirigendosi verso sud e poi verso est, curva verso la sua sinistra piuttosto bruscamente, ci accorgiamo che queste linee tendono ad allontanarsi, a divergere. Insomma: la differenza di pressione diminuisce ed anche il vento, quindi, dovrebbe rallentare.
Succede, però, quello che accade quando si va in automobile: se si sterza violentemente, si tende ad allargare la curva e ad uscire di strada a causa della forza centrifuga. Un esempio di divergenza in quota, con formazione di un ciclone al suolo Così anche il vento, per inerzia, tende a mante-nere la sua velocità precedente e visto che più il vento è forte più è forte quella forza di Coriolis di cui parlavamo sopra, allora la deviazione verso destra fa letteralmente uscire dellaria verso lesterno della curva (che si chiama saccatura). Insomma: laria fuoriesce, "diverge" - dicono i meteorologi. Viene a crearsi una sorta di "buco daria" in quota. E per riempire questo buco, viene attirata aria dagli strati più bassi e si viene a formare una colonna daria che dal suolo sale, ruotando in senso antiorario, a colmare il "buco" in quota. È una ciclogenesi: è la nascita di un ciclone lungo il ramo sudorientale di una saccatura in quota. Questultimo si definisce "dinamico" per distinguerlo da quello "termico" che si origina, invece, non in quota ma al suolo. ... e quando ne entra troppa! Viceversa, quando le linee si infittiscono e il vento tende ad accelerare, non riesce però ad aumentare subito di velocità: in questo modo, la forza di gradiente (cioè quella dovuta alla differenza di pressione) prende il sopravvento su quella di Coriolis ed allora la brusca deviazione verso sinistra fa sì che entri dellaria allinterno della "curva". Insomma: laria si "ammucchia" in quota - i meteorologi parlano di "convergenza in quota" - e, visto che ce nè troppa, deve in qualche modo sfuggire. E allora che fa? Tende a scappare verso il suolo, a scendere, formando una colonna daria che si schiaccia verso il basso avvitandosi in senso orario. È nato, così, un anticiclone. "Dinamico" come il suo cugino ciclone, perché nasce in quota. Un po difficile? Se anche non fossimo riusciti a spiegare con le giuste parole un concetto che è per sua natura complesso, non preoccupatevi: limportante è intuire che ogni giorno, ogni minuto, a 10 km sopra le nostre teste è in corso una enorme "battaglia" per la supremazia nei cieli. E le condizioni meteorologiche non sono altro che un effetto di tutto questo.
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Pierluigi Gioia può essere contattato all'indirizzo E-mail pierluigigioia@protadino.it. Massimiliano Squadroni può essere contattato all'indirizzo E-mail massy@squadroni.com.
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